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Europa dalla restaurazione al quarantotto

Dopo Napoleone

Dopo la sconfitta e l'esilio di Napoleone seguì una fase estremamente movimentata, ci fu una forte spinta all'innovazione proveniente dall'esperienza rivoluzionaria. I vecchi poteri tentarono di recuperare un ruolo di dominio, ora affiancati da forze nuove come la borghesia, commercio o professioni. Le questioni dell'equità economica e della rappresentanza politica continuarono a creare grandi ribellioni.

Il congresso di vienna

Nel 1815 le principali potenze che avevano sconfitto Napoleone INGHILTERRA, AUSTRIA, PRUSSIA E RUSSIA si riunirono nel Congresso di Vienna per riplasmare il profilo geografico dell'Europa. Fecero il principio di legittimità secondo il quale dovevano tornare sui troni europei i sovrani che legittimamente detenevano il potere prima dell'usurpazione napoleonica. L'obiettivo era da un lato riportare la Francia ai confini del 1792 dall'altro costruire un equilibrio capace di mantenere una pace durevole in modo tale da rendere più forti gli stati che in passato circondavano la Francia, essa malgrado il ritorno sul trono dei Borbone continuava ad essere considerata pericolosa. Il piano rappresentava un compromesso tra il ritorno all'ordine prerivoluzionario ovvero una restaurazione con il cauto accoglimento di alcune effetti dell'espansione napoleonica, onde evitare la grande frammentazione territoriale in alcuni casi si preferì accettare una semplificazione derivante dalla politica di Bonaparte.

Sopratutto per la Germania e la Prussia che si riunirono in Confederazione Germanica. In Italia la repubblica di Venezia e quella di Genova non vennero riconosciute, vennero creati i Paesi Bassi dall'accorpamento di Paesi Bassi Austriaci e Olanda.

Santa e quadruplice alleanza

L'Europa restaurata si poteva definire assolutista e dispotica perché non possedeva una costruzione di tipo moderno e i governi si basavano sul rilancio dell'alleanza tra monarchia e chiesa, riproposta dalla Santa Alleanza (Russia, Austria e Prussia) che confidavano nella cooperazione del potere ecclesiastico per indurre il popolo all'obbedienza. Un ulteriore patto fu la Quadruplice Alleanza nella quale si schierò l'Inghilterra, esso vincolava i paesi a intervenire militarmente in qualsiasi caso di contrasto per aiutarsi Legittimità dell'intervento militare.

Contro il dispotismo: liberismo, democrazia, socialismo

La battaglia contro il dispotismo cioè il governo gerarchico-autoritario si accese in tutto il continente e si espresse in vari modi. Tentativi di ottenere ex novo una costituzione oppure attenuare i tratti autoritari, cercando di estendere agli strati sociali più ampi. La funzione di diritti politici si tradusse con l'affermazione della democrazia con obiettivo la trasformazione della monarchia in repubblica. In qualche raro caso la democrazia si coniugò con la modificazione dei rapporti tra le classi sociali. Vaie teorie riguardanti il socialismo utopistico vennero elaborate a partire dagli anni 30 da pensatori come Claude Henri de Saint Simon, Charles Fourier e Robert Owen tutti fautori di un umanitarismo sociale che puntava alla realizzazione di uno spirito di soliedarietà delle “classi industriali” e sulle loro capacità di organizzarsi in collettività di autogoverno. Cominciarono a circolare anche i cosiddetti comunisti che si differenziavano dall socialismo utopistico perché volevano l'abbattimento dello Stato autoritario e l'abolizione della proprietà privata.

Il risorgimento italiano

Lungo il cammino dell'unificazione

Tra il 1859 e il 1861 l'Italia in precedenza suddivisa in numerosi stati regionali divenne uno Stato nazionale unitario, il processo di unificazione fu lungo e tortuoso sopratutto a causa dell'influenza che l'impero Austriaco esercitò sulla penisola, dopo il congresso di Vienna ci fu infatti un serrato controllo cercando (invano) di impedire che attecchissero i principi liberali.
L'Italia era ora meno frazionata e tornava in mano alle dinastie che vi regnavano prima della rivoluzione francese. Dopo i moti del 1830-31 crescette la rivendicazione nazionale, il Risorgimento italiano fu caratterizzato da liberalismo e nazionalismo.

La carboneria

Il sentimento nazionalista fece nascere all'inizio dell 800 una società segreta: la Carboneria fu fondata a Napoli e i suoi membri stringevano un patto di reciproca assistenza e aspiravano a un governo costituzionale, ebbero un ruolo di primo piano nei moti del 1820-1821.

I moti del 1820-21 nel regno delle due sicilie

Nel mezzogiorno ad accendere la rivolta furono i carbonari e ufficiali dell'esercito di simpatie Murattiane tra cui il generale Guglielmo Pepe difensore della Repubblica Partenopea. Ferdinando 1 di Borbone si rassegnò a concedere la costituzione elaborata sulla falsariga di quella spagnola. La prima rivolta scoppiò a Napoli per opera di un gruppo di Filomurattiani. Il re di Napoli fu costretto a concedere la costituzione ma ottenne l'intervento repressivo della Santa Allenza che riportò tutto come prima.

Il tentativo piemontese del 1821

I moti ripresero in Piemonte sotto la guida del conte Santorre di Santarosa con non solo l'obbiettivo di avere una costituzione ma anche di ottenere la liberazione dall'Austria del regno Lombardo Veneto. I cospiratori Lombardi vennero scoperti e arrestati. Santarosa sperava di poter coinvolgere Carlo Alberto di Savoia ma egli inizialmente firmo la costituzione e successivamente su volontà di Carlo Felice appoggiò l'intervento austriaco.

I moti del 1831

I moti ripresero nel 31 con un'isurrezione a Modena guidata da Ciro Menotti si arrivò ad abolire addirittura il potere temporale del Papa costituendo un governo provvisorio che venne però smantellato dall'Austria.

Giuseppe mazzini e la fondazione della giovine italia

Il genovese Giuseppe Mazzini fondò nei primi anni 30 la Giovine Italia organizzazione che si differenziava dalla carboneria e si distingueva per la volontà di costruire un programma democratico e repubblicano costruendo un' Italia unita che doveva diventare “una,libera,indipendente e repubblicana” (programma laico).
Mazzini cercava soprattutto il consenso popolare al suo progetto con varie iniziative con tema di equità sociale finalizzate ad evitare l'accumulo di ricchezze in poche mani.

La sua repubblica avrebbe dovuto essere una repubblica di fratelli fondata sul principio di associazione a scopo di realizzare una “terza Roma” democratica non più quella dei papi. Questa progetto era una sfida e il governo austriaco era l'ostacolo più grande.

Il fallimento delle rivolte mazziniane

Più volte i militanti cercarono di organizzare sommosse che però vennero stroncate sul nascere e nel 1834 la Giovine Italia fu costretta a sciogliersi. Mazzini si riparò in esilio in Francia e poi in Svizzera dove fondò la Giovine Europa alla quale aderirono anche Polacchi e Tedeschi . Alla fine si trasferì a Londra dove rifondò la Giovine Italia, ci fu una sfortunata e prematura spedizione dei fratelli Bandiera in Calabria nel 1844 dove però non ci fu partecipazione e i due mazziniani vennero catturati e uccisi.

I limiti del progetto mazziniano

-Scarso radicamento delle idee
- Scarsa conoscenza del programma
A formulare organicamente questo programma furono successivamente Vincenzo Gioberti, Cesare Balbo e Massimo d'Azeglio.

Gioberti

Militante mazziniano fu costretto ad esiliare e nel 1843 pubblicò a Bruxelles “Del primato morale e civile degli italiani” nel quale auspicava che formasse un'alleanza tra il movimento liberale e la Chiesa formando una confederazione di stati Italiani sotto la presidenza del Papa.

Balbo
Fece eco a Gioberti scrivendo “le speranze d'Italia” egli criticò Mazzini dicendo che la prima esigenza per gli italiani era di essere Indipendenti non uniti , tuttavia egli aspirava ad una confederazione di Stati guidata dai Savoia.

D'azeglio

Pittore e romanziere scrisse “Degli ultimi casi di Romagna” e invitò il popolo a mobilitarsi per chiedere ai sovrani moderate riforme in senso liberale.

Il neoguelfismo

Ispirato alla contrapposizione medievale tra guelfi (sostenitori del papa) e ghibellini (sostenitori dellimperatore)

La svolta di Pio IX

Il nuovo pontefice Pio IX ritenuto di idee liberali suscitò grande entusiasmo facendo quasi realizzare il progetto neoguelfo avviando una serie di riforme.

L'Italia del 48

Ci fu una prima insurrezione a Palermo Ferdinando II re delle due Sicilie concesse anche una costituzione seguito dal granduca di toscana Leopoldo II, dal Re di Sardegna Carlo Alberto e dal Papa. In marzo a Venezia e Milano in loro sostegno intervenne Carlo Alberto che dichiarando guerra all'Austria diede inizio alla prima guerra d'indipendenza.

La prima guerra d'indipendenza

All'esercito piemontese si unirono altri eserciti di altri sovrani della penisola, e volontari, si sospettava che Carlo Alberto sfruttasse la guerra per ampliare i confini dell'impero sabaudo quindi il sostegno degli eserciti di affievolì . Carlo Alberto rimase sconfitto a Custoza costretto a firmare l'armistizio con l'Austria nei mesi successivi i democratici formarono una serie di repubbliche . Carlo Alberto riprese la guerra ma fu comunque sconfitto a Novara e fu costretto ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emmanuele li vennero sciolti tutti i governi rivoluzionari e abrogate le costituzioni.

“l'Italia unita”

Il regno liberale sabaudo e la crisi del movimento repubblicano

Dopo il 48 il movimento repubblicano si divise in due anime : una unitaria guidata da Mazzini e una federale sostenuta da Carlo Cattaneo.

IL CONTE DI CAVOUR

In assenza di prospettive si pensò a una diversa ipotesi di unificazione nazionale quella che si stava creando nel Regno di Sardegna dove il ministro Camillo Benso conte di Cavour conduceva una spregiudicata politica estera tesa in funzione antiaustriaca. In Piemonte divenne nel Parlamento subalpino capo della maggioranza liberal-moderata, nel governo precedente fu prima ministro dell'agricoltura e dell commercio e poi delle finanze dando una scossa all'economia isituì la banca nazionale degli stati Sardi e potenziò le infrastrutture specialmente ferroviarie favorendo lo sviluppo dell'industria meccanica.
In politica interna egli si battè per il potenziamento delle prerogative del Parlamento , egli introdusse le convergenze tra centro destra e centro sinistra isolando la sinistra democratica e la destra conservatrice.

La societa' nazionale

In seguito molti mazziniani si rivolsero alla Società nazionale (organizzazione fondata da Manin che raccoglieva i sostenitori della monarchia costituzionale)che si proponeva per sostenere una monarchia costituzionale sabauda per raggiungere l'indipendenza.

Dal sogno repubblicano alla soluzione monarchico liberale

Da un lato ci fu l'ascesa e l'infuenza della monarchia sabauda, dall'altro la crisi del repubblicanesimo. Grazie a Cavour i Savoia furono accreditati sul piano internazionale attraverso la partecipazione alla Guerra di Crimea poi attraverso gli accordi tra Cavour e Napoleone terzo. Infatti l'imperatore francese e il ministro italiano si incontrarono in incognito a Plombieres una località sulle alpi francesi e gettarono le basi di un'alleanza militare contro l'Austria. la Francia si impegnava a difendere il regno di Sardegna in caso di aggressione da parte degli Asburgo . Inoltre in caso di vittoria si stabilì che il Nord Italia sarebbe andato alla dinastia Sabauda, il centro affidato a Girolamo Bonaparte e il sud a Gioacchino Murat mentre Roma e il Lazio al Papa.

La seconda guerra d'indipendenza

L'obiettivo di Cavour nel 1859 fu solo quello di far dichiarare guerra all'Austria in modo da far scattare l'alleanza con la Francia. Cercò quindi di far muovere l'esercito lungo i confini della Lombardia per dare l'impressione che si stessero preparando a un attacco futuro.
Inoltre affidò a Garibaldi il compito di formare un gruppo di volontari cosidetti Cacciatori delle Alpi per provocare gli Austriaci. L'Austria cadde nella trappola e iniziò la guerra che grazie al contributo dell'esercito Francese venne sconfitta rapidamente. La vittoria avvenne il 4 giugno con la Battaglia di Magenta che aprì la via per la liberazione di Milano. La liberazione procedette in direzione del veneto in seguito alle vittorie di solferino e San martino.
Nel frattempo avevano organizzato delle sollevazioni che avevano indotto i rispettivi regnanti alla fuga. Ma Napoleone III decise di non compleatare la liberazione del Veneto e firmò con gli austriaci l'armistizio di Villafranca che assegnava al regno sabaudo anche la Lombardia.
Nel frattempo in tutta Italia vi fu un'ondata di insurrezioni che portarono all'annessione del Piemonte di Emilia Romagna e Toscana.


L'impresa dei mille

Ormai la penisola era per metà sotto lo scettro sabaudo e scattò la seconda fase del processo di unificazione per annettere lo Stato della Chiesa e il Regno delle due Sicilie.
La guidò Giuseppe Garibaldi un democratico nizzardo che si era formato come comandante in Sud America. Negli anni 50 si era avvicinato allo Stato Nazionale. Nel maggio 1860 raccolse alcuni patriottici i cosiddetti Mille per giungere alla sollevazione delle terre meridionali e alla liberazione della “tirannia borbonica”. Il 5 e 6 Maggio salparono da Quarto (Genova) e dopo qualche giorno sbarcarono a Marsala che conquistarono in poco tempo, liberata l'isola dai Borbone formarono un governo provvisorio sotto la guida di Francesco Crispi la spedizione delle camicie rosse proseguì a Napoli. Non trovarono particolare resistenza ma godettero più di una neutralità. In poco tempo accorsero a Napoli due capi storici: Mazzini e Cattaneo a questo punto per alcune settimane la penisola italiana fu divisa in due: Al centro-nord la dinastia sabauda, il sud era invece retto da figure rappresentative del repubblicanesimo democratico.

L'unificazione dall'alto

Cavour iniziò a temere che la linea democratica potesse imporsi su quella della monarchia e decise di inviare l'esercito a liberare l'Umbria e le Marche, Garibaldi decise di regalare ai Savoia le terre liberate e che furono annesse al regno con un plebiscito. Vittorio Emmanuele assunse ufficialmente il titolo di Re d'Italia il 17 marzo 1861, era nata la nazione italiana la cui capitale fu Torino.

Il completamento dell'unificazione italiana

Nel 1866 ai territori Italiani si aggiunse il Veneto che gli austriaci furono costretti a cedere dopo essere stati sconfitti a Sadowa dalla Prussia con cui l'Italia si era alleata (terza guerra d'indipendenza).
Nel frattempo cercando di convincere le truppe francesi a ritirarsi dal Lazio si spostò la capitale da Torino a Firenze, ma un'altra vittoria Prussia na consegno' il Lazio e Roma all' Italia.
Dopo la morte di Cavour il suo successore fu Bettino Rincasoli a cercare di appiattire le questioni con Roma. Nel 1862 ci fu un duro scontro tra Garibaldini ed esercito Regio sull Aspromonte per la conquista di Roma e del Lazio. Nel 1870 il governo italiano si dichirò sciolto dagli impegni presi con Napoleone III e il 20 settembre i bersaglieri fecero ingresso nella città eterna con la Breccia di Porta Pia. L'anno dopo la capitale venne trasferita a Roma e venne emanata la legge delle guarentigie (garanzie) che assegnava al Pontefice una donazione annua e ne riconosceva la sovranità sul Vaticano, Laterano e Castelgandolfo. Pio IX si rifutò di riconoscere questa legge. L'unità della penisola si sarebbe poi completata dopo la Prima Guerra Mondiale l'acquisizione del Trentino e della Venezia Giulia.

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