Imperialismo

Per assicurarsi nuove prospettive di sviluppo o di rilancio economico e proteggersi dalla concorrenza straniera le grandi potenze industrializzate ( Russia, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Giappone, Stati Uniti ); avviano radicali trasformazioni nella politica economica, varano riforme, progettano iniziative e imprese coloniali. Questa tendenza si traduce sul piano politico in un aumento della tensione tra i governi nella corsa verso l’acquisizione di domini coloniali. Continenti come Africa e Asia vengono esplorati e conquistati. Regioni sconosciute, cadono sotto il dominio politico ed economico delle potenze europee. Intellettuali e studiosi analizzano il complesso intreccio dell’imperialismo.

MARX ED ENGELS: Individuano nella ricerca di nuovi mercati il motore dell’economia capitalistica.
JOHN HOBSON: All’origine dell’imperialismo egli vede forti ed organizzati interessi industriali tesi a difendere e sviluppare i mercati privati.

LENIN: Approfondisce la tesi di Hobson mostrando come l’aggressività del capitalismo monopolistico, conduca le potenze industriali a spartirsi le terre coloniali da asservire e a scatenare conflitti per assicurarsi il predominio economico.
J. SCHUMPETER: Riconduce l’imperialismo alla sete di dominio irrazionale e istintiva che ha animato molti popoli. In questa aggressività atavica che va ricercata l’origine dell’imperialismo. Se nelle società capitalistiche si sviluppano forme di imperialismo è perché fattori estranei al capitalismo ( interessi militari, economici ) sono di valore importante.
MOMMSEN: Ricollega la costruzione di imperi coloniali con la forza esplosiva del nazionalismo diffuso nei ceti emergenti.
FIELDHOUSE: Individua nelle aree periferiche e non nel suo centro i fattori propulsivi dell’imperialismo, la costruzione di imperi coloniali è una scelta politica e non economica.
HAEDRICK: Riporta l’attenzione dai movimenti alle condizioni che hanno permesso il dominio coloniale sui territori d’oltremare. Senza le innovazioni scientifiche e tecnologiche nei trasporti, armamenti, comunicazioni, gli europei non avrebbero potuto conquistare e controllare i territori coloniali, sopportare il clima e malattie.
Il processo di spartizione del globo tra le potenze europee inizia intorno al 1880 e si conclude alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. I territori di tutta l’Africa, Oceania, e buona parte dell’Asia meridionale appartengono agli Imperi coloniali europei o giapponese.

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