Giolitti

L'età giolittiana

Il ministro Giovanni Giolitti esponente della sinistra diede il nome ad un’epoca, che va dal 1900 al 1914.
In questo periodo svolse un ruolo egemone. Giolitti si può considerare l’esatto contrario di Crispi il quale soffriva di una certa “miopia” perché non riusciva a valutare con oculatezza la particolare situazione storica per cui considerava alcune azioni come un attacco contro lo stato. Proprio per questo non riuscendo a capire la nuova realtà reprimeva nel sangue le manifestazioni dei lavoratori. E’ tristemente famoso: era in corso una dimostrazione e Crispi ordinò al generale Bava-Beccaria di cannoneggiare la folla e fu una strage! Quindi si può dire che era fautore del metodo forte alla Bismarck.
Di tutt’altra stoffa invece era Giolitti, il quale aveva un vivo senso della realtà e quindi aveva capito le agitazioni dei lavoratori.

Proprio per questo fa parecchie riforme come la fondazione della CGIL (confederazione generale dei lavoratori che riuniva vari sindacati).
Poi ancora viene costituita la cassa per gli infortuni del lavoro. Adottò la politica “dei pesi e dei contrappesi” cioè una prudente linea politica. Giolitti riuscì a superare senza danni anche i momenti di grave tensione sociale, come lo sciopero generale del 1904. Inoltre, tentò di stabilire rapporti di collaborazione con i socialisti riformisti, guidati da Filippo Turati, ma i massimalisti, sostenitori di un progetto rivoluzionario, prevalsero sui riformisti.
Nel 1912, per cercare di indebolire l’opposizione delle sinistre alla guerra di Libia (scoppiata nel 1911 contro la Turchia e conclusasi con la conquista della Libia), concesse il suffragio universale maschile: l’estensione del diritto di voto, però, fece affluire molti voti a sinistra.
Intanto in politica interna si assiste a un grande decollo nel nord nel settore meccanico, automobilistico e chimico.
Per quanto riguarda il sud ci fu un quasi totale disinteresse perché si riteneva che non fosse modernizzabile soprattutto per i latifondisti.
Il mezzogiorno era considerato solamente un serbatoio di violenze e reati che viveva nell’arretratezza piu’ totale.
Per bilanciare la situazione partitica e ottenere i voti del Sud Giolitti, si alleò con i proprietari terrieri e fece ricorso alla corruzione elettorale, gestita dalla mafia. Ebbe inizio così la collaborazione tra il potere politico e le organizzazioni mafiose. Alle elezioni tenute nel 1913, riuscì a ottenere, grazie al Patto Gentiloni, che i cattolici votassero per i deputati della maggioranza. Il decreto Non expedit di Pio IX, del 1874, infatti, aveva impedito sino ad allora che i cattolici prendessero parte alla vita politica. Giolitti ottenne la maggioranza, ma la base parlamentare del suo sistema si erose: condizionato dal sostegno dei cattolici, attaccato dalla sinistra, Giolitti si dimise nel 1914 e fu sostituito da Salandra.

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