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Egemonia continentale e unificazione della Germania

Dopo le rivoluzioni del 1848-49, l'Impero asburgico tentò di riorganizzarsi sulla base del vecchio sistema assolutistico: il potere tornò a concentrarsi nelle mani dell’imperatore e la Costituzione concessa nel 1849, fu revocata nel 1851.
Negli stessi anni la Prussia proponeva con autorità la sua candidatura alla guida della nazione tedesca, fidando soprattutto sulla forza trainante del suo sviluppo industriale e sulla stretta integrazione della sua economia con quella degli altri Stati germanici. Già negli anni ’50 l’industria tedesca si era sviluppata con un ritmo che non aveva eguali in Europa. Questa espansione industriale si concentrarono soprattutto nella parte occidentale dello Stato prussiano.
L’abolizione degli ordinamenti feudali non aveva scalfito il potere dei nobili latifondisti, gli Junker. La presenza ai vertici dello Stato di un ceto di aristocratici proprietari terrieri non ebbe però effetti negativi per il progresso economico e civile. Al contrario, autoritarismo politico e conservatorismo sociale si rivelarono componenti essenziali allo sviluppo tedesco.

L’artefice principale di questa politica fu il conte Otto von Bismarck, un tipico rappresentante degli Junker. Nominato primo ministro nel 1862 dal re Guglielmo I, Bismarck si impegnò a realizzare una riforma dell’esercito che prevedeva l’aumento degli organici e il prolungamento del servizio di leva.
Il primo ostacolo sulla via dell’unificazione era costituito dall’Austria che, se da un lato era parte di un impero plurinazionale, dall’altro era anche membro della Confederazione germanica. Prima di dichiarare guerra all’Austria, Bismarck svolse un abile lavoro di preparazione diplomatica, alleandosi col neocostituito Regno d’Italia e assicurandosi, oltre alla neutralità della Russia, anche quella di Napoleone III, che sperava in un indebolimento di entrambi i contendenti. Dalla parte dell’Austria si schierarono molti Stati minori della Confederazione germanica.
Cominciata nel giugno 1866, la guerra durò soltanto tre settimane. Giocarono a favore dei prussiani la perfetta organizzazione dell’esercito, la miglior qualità di armamenti e la tempestività degli spostamenti.
Si giunse così, ad agosto, alla firma della pace di Praga. L’Austria non subì mutilazioni territoriali, salvo quella del Veneto ceduto all’Italia. Ma dovette accettare lo scioglimento della vecchia Confederazione germanica. Gli Stati tedeschi situati a nord del fiume Meno entrarono a far parte di una nuova Confederazione della Germania del Nord presieduta da Guglielmo I. Nel 1867 l’Impero asburgico fu diviso in due Stati: uno austriaco e l’altro ungherese.
Uscita trionfatrice dalla guerra con l’Austria, la Prussia di Bismarck poteva accingersi a realizzare l’ultima fase del suo ambizioso programma: l’unificazione di tutti gli Stati della Confederazione germanica in un grande Reich tedesco. L’ultimo ostacolo sulla via dell’unità era rappresentato dalla Francia di Napoleone III, deciso a non consentire ulteriori ingrandimenti della Prussia. L’occasione per il conflitto fu offerta da una questione dinastica. Nel 1868 il trono di Spagna era rimasto vacante e la corona era stata offerta a un parente del re di Prussia. La prospettiva di un principe tedesco sul trono di Spagna spaventava ovviamente la Francia, che si sentiva minacciata di accerchiamento. Bismarck seppe sfruttare abilmente queste tendenze bellicose rilasciando, all’indomani di un incontro fra Guglielmo I e l’ambasciatore francese, un comunicato stampa formulato in modo volutamente provocatorio: vi si lasciava intendere che l’ambasciatore francese era stato messo alla porta dal re. Quel comunicato provocò in Francia un’ondata di furore nazionalistico e, il 19 luglio 1870, dichiarò guerra alla Prussia.
La Francia affrontò il conflitto con scarsa preparazione militare. L’esercito era nettamente inferiore a quello prussiano. Il 1° settembre l’esercito francese venne accerchiato a Sedan, presso il confine con il Belgio, e costretto ad arrendersi. Lo stesso imperatore cadde prigioniero dei tedeschi. Dopo una serie di sconfitte il governo fu costretto a chiedere l’armistizio, che fu firmato il 28 gennaio 1871.
Il 9 dicembre 1870 fu proclamato l’Impero tedesco e il 18 gennaio 1871 nella reggia di Versailles, luogo simbolo dei re di Francia, Guglielmo I fu incoronato imperatore tedesco. Infine, col trattato di Francoforte, firmato il 10 maggio 1871, non solo la Francia fu costretta a corrispondere una pesante indennità di guerra, ma dovette cedere al Reich l’Alsazia e la Lorena, due province di notevole importanza economica e strategica.
Dopo la vittoria sulla Francia, Bismarck divenne il custode più geloso dell’equilibrio europeo e costituì un sistema di alleanze che aveva come scopo principale quello di impedire che la Francia potesse uscire dal suo isolamento diplomatico. A questo fine si alleò con l’Austria-Ungheria, con la Russia e con l’Italia.
Con 40 milioni di abitanti, una vasta disponibilità di materie prime, un’economia in continua crescita e un esercito di provata efficienza, il nuovo Stato tedesco nato dalla vittoria sulla Francia si presentava come la maggiore potenza continentale europea.

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