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Alla fine della guerra, l’Unione Sovietica è un paese arretrato e con un’economia che ha bisogno di un rilancio. Nel 1946 Stalin rilancia un nuovo piano quinquennale incentrato sull’industria pesante e sulle ricerche legate all’energia atomica, a scapito della popolazione perché solo il 3% è dedicato alla coltivazione. In Russia si impone come modello politico il comunismo che viene diffuso anche nei paesi satelliti che fanno parte dell’URSS. Stalin avvia una rigida pianificazione indirizzata al potenziamento dell’industria pesante. Nel 1949 viene creato il Comecon (Consiglio di aiuto economico reciproco) a cui partecipano Albania, Bulgaria, Romania, Ungheria, Ceco Slovacchia, Polonia, Germania Orientale. Si tratta di un’organizzazione per l’integrazione economica e il commercio fra i paesi del mondo comunista che mira a sviluppare gli scambi solo con i paesi aderenti, inaridendo gli scambi con l’Europa occidentale. Il maggior impedimento è rappresentato dalla moneta: il rublo, secondo dei tassi che vengono fissati dall’URSS, ma che danneggiano i paesi alleati. Anche in Iugoslavia, il maresciallo Tito, era alleato con l’URSS durante la guerra, nel dopoguerra si avvia: la via del Socialismo. Questa scelta era stata operata da Tito quando, nel 1945, aveva vinto le elezioni, per vari motivi:

la Iugoslavia era formata da varie etnie, Serbi, Croati, Sloveni e Bosniaci;
La volontà di sottrarsi al controllo di Mosca e di avviare rapporti internazionali propri;
Nel 1948 la polemica con l’URSS sfocia in una campagna denigratoria nei confronti di Tito che viene accusato di essere un traditore, viene attuato il boicottaggio economico, con il risultato che la Iugoslavia si allontana dal blocco sovietico, accettando gli aiuti occidentali. Tito fonda la repubblica federale sovietica, avviando l’auto-gestione, la proprietà statale dei mezzi di produzione viene sostituita con la proprietà sociale, cioè a gestire le aziende sono gli stessi lavoratori. In politica estera la posizione è quella dell’equidistanza rispetto ai due blocchi. Il passo successivo sarà con il procedere della guerra fredda, la fondazione del movimento dei paesi non allineati, della quale Tito sarà, agli inizi degli anni 70, protagonista insieme all’indiano Nehru e l’egiziano Nasser.
Le nuove gerarchie mondiali fissate dalla guerra furono sancite negli anni successivi attraverso dei trattati di pace in un clima in cui i rapporti tra sovietici e americani peggioravano. Il 10 febbraio 1947 furono firmati i trattati che riguardavano gli stati minori della coalizione Hitleriana. L’Italia fu costretta a cedere alla Francia le città di Briga e Tenda, alla Grecia, il Dodecaneso e alla Iugoslavia parte della Venezia Giulia e l’Istria. Mentre l’Albania tornava ad essere uno Stato Indipendente, andavano perdute le colonie africane come l’Etiopia, la Libia, l’Eritrea e la Somalia. Per la Germania non si trovò diversa soluzione da quella stabilita con la divisione del suo territorio in due zone, la prima presidiata dagli Alleati e la seconda dai Sovietici. La città di Berlino fu divisa a sua volta nella parte orientale ed in quella occidentale. 

L’ONU
Ancora prima della formulazione dei trattati di pace, era stata istituita l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) che fu approvata a San Francisco. L’atto ufficiale della nascita dell’ONU fu siglato a New York con i rappresentanti dei 51 paesi aderenti. Oltre all’assemblea generale, la nuova organizzazione contava su un consiglio di sicurezza, il suo governo, inizialmente composto da 11 membri, dei quali 5 permanenti (Stati Uniti, URSS, Gran Bretagna, Francia e Cina) con il diritto di veto; il resto nominati per due anni e non immediatamente rieleggibili. L’ONU fu dotata di un segretario generale, che aveva il compito di coordinare e guidare l’amministrazione, e di un tribunale per la tutela dei diritti umani (AJA). Fu deciso che l’ONU avrebbe goduto di poteri che prevedevano la possibilità di un suo diretto intervento militare. I paesi che aderivano accettavano le gerarchie che erano state stabilite anche se era chiaro che a contare fossero solo USA e URSS. 

Timori reciproci
USA e URSS si ritrovavano rivali anche nello loro enorme estensione territoriale. Per tutti gli anni della guerra fredda, qualsiasi evento succedesse in uno dei colossi, aveva ripercussione nei rapporti tra le due capitali planetarie, Washington e Mosca. Gli USA diffidavano dall’URSS perché vedevano nella politica sovietica uno slancio aggressivo e la tendenza ad espandersi militarmente. Da qui il proposito degli USA di contenere l’espansione Sovietica (Containment). Dall’altra parte, l’URSS sottolineava gli aspetti difensivi delle sue iniziative, giustificandole come necessarie contro l’aggressione degli USA.

Gli USA e il maccartismo

La superiorità degli USA era indiscussa in quanto era l’unico paese ad uscire dalla guerra con risorse economiche accresciute. Nonostante la condizione favorevole, il paese fu attraversato da un’ondata di paura (red scare) col timore di un’espansione ideologica comunista. Nel 1949 si scatenò una campagna anticomunista guidata dal senatore McCarthy che si fece premonitore per le attività Antiamericane. McCarthy sostenne che le sconfitte americane potevano spiegarsi con l’infiltrazione all’interno dello stato di spie comuniste che volevano favorire la vittoria dell’URSS. Questa crociata contro la cospirazione interna fu talmente esagerata da colpevolizzare anche lo stesso Robert Oppenheimer, il padre della bomba atomica americana. Il tentativo di inquisizione di McCarthy si spinse talmente oltre da cercare di colpevolizzare anche l’ex presidente Truman, ciò spinse il presidente Eisenhower a concludere la politica maccartista.

Bretton Woods e la nuova economia mondiale
I problemi che gli USA dovettero affrontare il loro ruolo nel mondo furono di natura economica. Si trattava di riuscire ad utilizzare a pieno ritmo l’enorme potenziale economico accumulato negli anni della guerra. Era necessario assicurarsi la possibilità di commerciare e trarre profitti ovunque e di avere libero accesso alle materie prime, dando vita ad un mondo libero da barriere doganali. Quest’ottica da l’avvio al cosiddetto sistema di Bretton Woods stabilito nel luglio 1944, nel corso di una conferenza internazionale monetaria e finanziaria a cui presero parte 44 paesi. Esso si fondò su due nuove istituzioni: il Fondo monetario internazionale con il compito di regolare i pagamenti, e la Banca mondiale, chiamata a finanziare l’incremento delle infrastrutture all’interno delle aree distrutte dalla guerra. Accanto al FMI e alla Banca mondiale, il GATT era il terzo pilastro del sistema: si trattava di un trattato, firmato nel 1947 da 23 paesi, in seguito trasformatosi nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Se gli USA erano il pilastro economico del sistema, il dollaro era la moneta mondiale. La stabilità del sistema era garantita dalla convertibilità del dollaro in oro; gli Stati potevano cambiare liberamente in oro i dollari in loro possesso, ad un prezzo stabile e certo.

Il piano Marshall
Era logico l’interesse americano affinché soprattutto l’Europa ricostruisse la propria economia, all’insegna della libertà di commercio. Così, a partire dal 1943, era entrata in funzione UNRRA per coordinare gli aiuti e i prestiti finanziari alle zone devastate dalla guerra. Quando l’UNRRA cessò la sua attività, il totale degli aiuti indirizzati verso l’Europa ammontava a 11 miliardi di dollari. Successivamente fu varato il Piano Marshall, con l’esplicito intento di rafforzare il coinvolgimento degli Stati europei nella politica estera americana. IL 5 giugno 1947, in un suo discorso ad Harvard, George Marshall promise a tutti i paesi europei l’aiuto straordinario degli UsA alla sola condizione che essi cercassero insieme i mezzi da usare per rimettere in sesto le proprie condizioni. Il piano poneva come obiettivi, l’aumento della produzione, la stabilità finanziaria, la creazione di un ente permette per la cooperazione economica. Il 13 Aprile 1948, il Congresso degli USA stanziò a favore dell’Europa 6 miliardi di dollari per quattro anni, dando via all’ERP e rendendo operativo il Piano Marshall. Quasi tutti i paesi dell’Europa tranne quelli dell’est controllati dall’URSS, accettarono la proposta. Il 16 Aprile si costituì l’OECE. Tra il 1948 e il 1952, i miliardi concessi dall’USA contribuirono a stimolare la ripresa europea. L’influenza degli USA accelerò la tendenza all’unità europea anche sul piano politico-militare. Il 4 Aprile 1949 entrò in vigore il Patto Atlantico. Era la NATO, un’alleanza militare progettata per difendersi dalla minaccia dell’URSS. 

Problemi comuni e riforme
L’Europa occidentale ridefinì i propri equilibri politici. Tutti i paesi coinvolti nel conflitto furono costretti ad affrontare problemi comuni. Particolarmente urgenti erano i problemi legati all’inflazione, alla svalutazione della moneta e alla necessità di profonde riforme sociali. Per risolverli in molti paesi si cercò di salvaguardare la libertà dell’iniziativa privata consentendo allo Stato di intervenire economicamente per alleviare le condizioni dei settori sociali dei più poveri.


Le due Germanie

Significativa fu la vicenda della Germania, proprio per le sue caratteristiche di zona di frontiera con l’URSS. Qui si registrò uno degli episodi più caldi della guerra fredda. Nel giugno 1948 i sovietici chiusero le vie fluviali e ferroviarie di accesso a Berlino Ovest, impedendo il rifornimento di viveri nel tentativo di indurre agli ex Alleati a rinunciare al controllo su quella parte della città. La risposta statunitense fu immediata: nei 320 giorni della durata del blocco, organizzarono un gigantesco ponte aereo attraverso il quale rifornirono la popolazione dei dei generi di prima necessità, fino a quando i sovietici furono costretti a rinunciare. Nel settore occidentale della Germania si affermò il partito CDU, guidato da Adenauer, al cui programma di stabilità andavano le simpatie della borghesia. Molto popolare anche il partito socialdemocratico con vasti consensi tra gli operai. Nella zona orientale comunisti e socialdemocratici operavano uniti in un unico partito, la SED. Il 23 maggio 1949, accorpando le tre zone occidentali venne fondata la repubblica federale tedesca, con capitale a Bonn. La Germania era definita una repubblica, una democrazia, uno stato federale, uno stato di diritto e uno stato sociale. Grandissima importanza venne data ai diritti fondamentali dell’individuo con l’obbligo di rispettare la dignità della persona. Il liberale Heuss e Adenauer furono rispettivamente il presidente ed il primo ministro. La repubblica federale tedesca ebbe sin dall’inizio una ripresa economica eccezionale. Il 7 ottobre 1949, la Repubblica democratica tedesca, con capitale a Berlino est si costituì nella zona di influenza sovietica con presidente Pieck e capo del governo Grotewhol. 


La guerra di Corea

Alla fine del conflitto mondiale la Corea era stata divisa in due zone: A nord si installò un regime comunista; a sud un regime nazionalista. Tra le due zone la tensione crebbe fino a trasformarsi in una vera e propria guerra: il 25 giugno 1950 le truppe comuniste del nord superarono la linea de 38° parallelo, avanzando fino a minacciare la capitale del sud Seul. L’ONU condannò l’attacco nordacoreano, chiedendo agli stati nelle Nazioni Uniti un aiuto militare. Il 7 luglio 1950 fu istituito il comando delle Nazioni Unite. Le truppe dell’ONU forzarono il 38° parallelo, sconvolgendo le vie di rifornimento e marciando verso nord, con l’obiettivo di raggiungere il confine tra nord e Cina e unificare le due zone cancellando il regime di Kim Il Sung. Ma il 27 Novembre 1950 le truppe cinesi varcarono il confine entrando in corea e marciando contro gli americani. MacArthur, per arrestare la loro offensiva, propose di usare la bomba atomica ma Truman non acconsentì e lo sostituì con il generale Ridgeway. La situazione si stabilizzò e il 10 luglio 1951 si avviò la conferenza di pace.
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