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CRISI DEL DOPOGUERRA

La guerra provocò profondi cambiamenti nell’economia, nella politica, nella società e nella cultura, imponendo la ricerca di nuovi equilibri.
I principali mutamenti furono:
· La crisi dell’egemonia economica dell’Europa nel mondo: la produzione industriale si era dedicata totalmente alla produzione militare. Erano inoltre necessari investimenti nell’innovazione, per produrre nuovi strumenti di guerra. Lo Stato investì capitali e assunse un ruolo di direzione dell’economia nazionale, il che provocò indebitamenti, inflazione e svalutazione della moneta.
· Dopo la guerra, la produzione diminuì, provocando disoccupazione in tutti i paesi.
· La necessità di ristrutturare la carta politica europea;
· La fine dell’espansione coloniale e il conseguente inizio dei movimenti di liberazione nelle colonie;
· L’instabilità dell’economia mondiale, che porterà alla grande crisi del ’29;
· L’intensificazione dei conflitti sociali: rivendicazioni degli operai, contadini malcontenti per non aver avuto il riconoscimento per il contributo nella guerra, i ceti medi che vedevano i loro patrimoni svanire sotto gli effetti dell’inflazione, i reduci sofferenti. Nacquero associazioni sindacali.
· La crisi della democrazia e l’affermarsi di regimi totalitari.
Il diffuso malessere del dopoguerra spinse il presidente americano Wilson a formulare i quattordici punti sui quali si sarebbe dovuta basare la pace (diritto all’autodeterminazione dei popoli, libertà di commercio, costituzione della Società delle Nazioni con il compito di regolare le controversie internazionali e mantenere la pace).
NUOVA CARTA POLITICA
Alla conferenza di pace tenutasi a Parigi nel 1919, gli stati vincitori (USA, Francia, Inghilterra, Italia) dovettero ridisegnare la carta politica europea. Principalmente difficile fu il problema della Germania, che perdette la Lorena, l’Alsazia, la Saar, territori a nord a favore della Danimarca, a est a favore della Polonia, fu inoltre obbligata a risarcire i danni di guerra (il pagamento avrebbe distrutto l’economia tedesca, furono pagati solo in parte).
L’Italia ottenne il Trentino e l’Alto Adige, Trieste e l’Istria.
L’impero austro-ungarico fu diviso un quattro nuovi stati: l’Austria, l’Ungheria, la Cecoslovacchia e un territorio nei Balcani, che poi verrà chiamato Jugoslavia.
La Finlandia e le repubbliche baltiche si proclamarono indipendenti dopo la rivoluzione del 1917.
DOPOGUERRA IN ITALIA
In Italia le spese per la guerra furono alte e non vennero finanziate con un aumento del prelievo tributario, bensì con il ricorso al debito pubblico, con l’emissione di BOT e con la stampa di nuova moneta. Ciò provocò svalutazione della lira e inflazione.
Durante la guerra l’apparato industriale si dimostrò capace di rispondere a tutte le esigenze, creando ricchezza che però fu distrutta dal conflitto. Inoltre vi fu la necessità di riconvertire le industrie dalla produzione di guerra a quella di pace, che provocò disoccupazione.
I problemi economici si scaricarono sulle fasce sociali più deboli, aumentarono quindi le lotte sociali di contadini e operai.
Vi furono anche alcune conquiste sindacali, il governo di Nitti assunse un atteggiamento tollerante nei confronti delle lotte dei lavoratori. Questi ultimi ottennero aumenti salariali, distribuzione delle terre, la giornata lavorativa di 8ore.
Il poeta Gabriele d’Annunzio diffuse il principio della “vittoria mutilata”, in quanto all’Italia mancava una parte importante per la quale aveva combattuto: la città di Fiume.
Vi fu quindi l’occupazione della città da parte di militari guidati da d’Annunzio e il governo Nitti non seppe impedire questo atto. La questione rimase irrisolta per diversi mesi, e fu conclusa con il trattato di Rapallo, che dichiarava Fiume uno stato indipendente sotto la tutela della Società delle Nazioni.
Nacque il Partito Popolare Italiano fondato da Luigi Sturzo, che consentì un maggiore ingresso delle masse popolari nella vita politica. Questo si presentava come un partito di ispirazione cattolica.
Il liberalismo italiano terminò con le elezioni del ’19, tenute per la prima volta con il sistema proporzionale, i cui si affermarono il Partito socialista e il Partito popolare.
La crisi precipitò un anno dopo, con l’occupazione delle fabbriche, che fece temere alla borghesia italiana che potesse diffondersi la rivoluzione comunista.

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