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Dopoguerra in Italia e avvento del fascismo scaricato 4 volte

Dopoguerra in Italia e avvento del fascismo

1. I problemi del dopoguerra.
In Italia, ci fu un grandissimo sviluppo dei settori industriali , uno sconvolgimento dei flussi commerciali, lo sviluppo dell’inflazione e un deficit nel bilancio statale; tipico della crisi postbellica.
- La classe operaia chiedeva miglioramenti economici e maggior potere in fabbrica
- I contadini tornavano al fronte conoscendo i loro diritti e volevano ottenere le promesse fatte dalla classe dirigente
- I ceti medi , fortemente coinvolti dalla guerra e dalle conseguenze, volevano difendere i loro ideali patriottici
Ciò si presentò in tutti i paesi ma in maniera più acuta in Italia dove le strutture economiche erano meno avanzate. La classe dirigente venne sempre più contestata e non fu in grado di dominare la mobilitazione di massa e finì col perdere l’egemonia indiscussa di cui aveva goduto. Furono favorite le forze socialiste e cattoliche che non avevano responsabilità della guerra.

2. Cattolici, socialisti e fascisti.
I cattolici formarono il Partito popolare italiano (Ppi) guidato da don Luigi Sturzo e aveva un programma di impostazione democratica e si dichiarava aconfessionale. Era legato alla Chiesa e venne formato per opporsi alla minaccia socialista. Ci fu una crescita del Partito socialista formato soprattutto dalla corrente di sinistra (chiamata massimalista) che aveva come leader Serrati (direttore dell’Avanti) e voleva formare una repubblica socialista con la dittatura del proletariato ed era ammiratore della rivoluzione bolscevica. Si svilupparono anche correnti di estrema sinistra (soprattutto giovani) che volevano un impegno rivoluzionario ispirandosi alla Russia. Tra essi ci fu quello guidato da Bordiga che voleva creare un nuovo partito rivoluzionario come quello bolscevico, e quello di Gamsci che volevano creare i soviet. Quindi, il partito socialista, aveva posizioni rivoluzionarie e non collaborarono con le forze democratico-borghesi. Mussolini, nel ’19, formò i Fasci di combattimento di sinistra che voleva riforme sociali ed era favorevole alla repubblica che, inizialmente, ottenne poche adesioni ma si fece notare con il suo stile politico violento. Furono i protagonisti del primo episodio di guerra civile a Milano dove venne incendiata la sede dell’Avanti.

3. La “vittoria mutilata” e l’impresa fiumana.
Con la guerra, l’Italia, aveva ottenuto i suoi territori e aveva cacciato l’Impero austriaco. Nel Patto di Londra, si era stabilito che la Dalmazia (prevalenza di slavi) appartenesse all’Italia e Fiume (prevalenza di italiani) appartenesse all’Impero austro-ungarico. A Versailles Orlando (presidente del Consiglio) e Sonnino (ministro degli Esteri) chiesero l’annessione di Fiume grazie al principio di nazionalità, a cui si opposero gli alleati e Wilson. Orlando e Sonnino, per protesta, tornarono in Italia e furono accolti da manifestazioni patriottiche. Ma dovettero tornare a Parigi e cadde il governo Orlando a cui successe Nitti (economista democratico). Nell’opinione pubblica si sviluppò un sentimento di ostilità contro l’ostilità degli ex alleati che volevano annullare i vantaggi della vittoria all’Italia e d’Annunzio parlò di vittoria mutilata. Nel settembre 1919 ribelli e volontari guidati da d’Annunzio occuparono Fiume (sotto controllo internazionale) e ne proclamarono l’annessione. L’occupazione durò 15 mesi e d’Annunzio istituì una provvisoria reggenza e si creò il piano, mai fatto, di intraprendere una marcia fino a Roma per cacciare il governo. Qui si sviluppò un carattere ideologicamente confuso e venne introdotta una costituzione chiamata Carta del Carnato che metteva insieme tematiche di destra e di sinistra.

4. Le agitazioni sociali e le elezioni del ’19.
Tra il ’19 e il ’20 ci furono agitazioni politiche e cambiamenti negli equilibri politici tra cui:
- I prezzi continuarono ad aumentare e ci furono agitazioni contro il caro-viveri
- Ci furono agitazioni sindacali e anche nel settore dei sevizi pubblici che suscitarono disagio nell’opinione pubblica
- Ci furono lotte dei lavoratori agricoli della Bassa Padana dove le leghe rosse avevano il monopolio, del Centro Nord dove c’erano le leghe bianche cattoliche. Le leghe bianche e rosse si battevano per le stesse cose ma avevano divergenze politiche i primi volevano la socializzazione della terra mentre i secondi la mezzadria. Al Sud vennero occupate le terre incolte dai contadini poveri.

Le piccole rivoluzioni procedettero ognuna da se, senza collegamenti, seguendo le divisioni della società italiana. Le prime elezioni del dopoguerra nel ’19 furono le prime tenute con il metodo di rappresentanza proporzionale che confrontava le liste del partito e assicurava un numero di seggi proporzionale ai voti ottenuti favorendo i gruppo su base nazionale. I gruppi liberal-democratici persero la maggioranza e si affermarono i socialisti mentre i fascisti ottennero 4000 voti. Ciò mostrò che il sistema politico non puntava né su un nuovo equilibrio né su quello vecchio. Gli ultimi governi dell’era liberale si fondarono sull’accordo tra popolari e liberal-democratici.

5. Giolitti, l’occupazione delle fabbriche e la nascita del Pci.
A Nitti, nel ’20, successe Giolitti che proponeva la nominatività dei titoli azionari (obbligo di intestare le azioni al possessore) e un’imposta straordinaria sui sovrapprofitti dell’industria bellica. I maggiori risultati li ottenne in politica estera quando firmò il trattato di Rapallo che dava all’Italia Trieste, Gorizia, Zara e Istria; alla Jugoslavia la Dalmazia e Fiume divenne città libera. Il trattato venne accolto con favore e d’Annunzio annunciò una resistenza ma si ritirò quando le truppe regolari attaccarono la città. In politica interna ci furono serie difficoltà dove impose la liberalizzazione del prezzo del pane e avviò il risanamento del bilancio statale, ma non riuscì ad introdurre le imposte straordinarie. Provò a ridimensionare le spinte rivoluzionarie del movimento operaio già provato ma le cose erano cambiate: i liberali non avevano più la maggioranza, i socialisti avevano posizioni diverse e i popolari erano troppo forti per essere piegati. Ci furono le agitazioni dei metalmeccanici e l’occupazione delle fabbriche. Lo scontro avvenne tra industriali che si erano arricchiti con la produzione bellica e operai compatti e combattivi che erano organizzati nella Cgl e aveva visto lo sviluppo dei consigli di fabbrica eletti direttamente dai lavoratori (democrazia operaia). Il sindacato presentò varie richieste economiche e normative a cui si opposero gli industriali e la Fiom (Federazione italiana operai metallurgici) ordinò di occupare le fabbriche (bandiere rosse, servizi di vigilanza e proseguirono il lavoro). Molti credevano che questo movimento potesse estendersi ma non fu così. Prevalse la Cgl che voleva impostare lo scontro sul piano economico. A settembre, Giolitti, riuscì a fare accettare agli industriali un accordo che accoglieva le richieste economiche della Fiom e affidava ad una commissione paritaria il controllo sindacale. Gli operai uscirono vincitori ma furono delusi nelle loro aspettative e accusarono i dirigenti della Cgl di aver svenduto la rivoluzione per un accordo sindacale. A congresso di Livorno la minoranza di sinistra formò il Partito comunista d’Italia con un programma leninista.

6. Il fascismo agrario e le elezioni del ’21.
Per le varie divisioni interne e le lotte, la classe operaia, fu indebolita e aumentò la disoccupazione. In queste situazioni si diffuse il fascismo agrario. Fino al ’20 il fascismo aveva avuto un ruolo marginale nella vita politica, ma mutò e abbandonò il programma radical-democratico fondandosi su strutture paramilitari (squadre d’azione) opponendosi al movimento socialista. Ci furono anni di lotte e vittorie e le leghe rosse avevano formato un sistema intaccabile con uffici di collocamento grazie ai quali controllavano il mercato del lavoro. I socialisti avevano una fitta rete di cooperative che usavano per sostenere le lotte dei salariati agricoli. Ai socialisti si opponevano le categorie intermedie che volevano distinguersi dai braccianti e trasformarsi in proprietari, che avevano accettato le leghe; ma con la salita del fascismo tutto cambiò. Il 21 novembre 1920 ci furono i fatti di Palazzo d’Accursio, a Bologna, dove i fascisti impedirono la cerimonia d’insediamento della nuova amministrazione comunale socialista. Ci furono scontri e i socialisti, incaricati di difendere il palazzo, per sbaglio, spararono sulla folla composta dai loro sostenitori. Ciò diede ai fascisti un pretesto per opporsi ai socialisti che, colti di sorpresa, non riuscirono a difendersi, accrescendo il potere dei nemici. I proprietari terrieri cominciarono a sovvenzionare i fasci per abbattere le leghe e ci furono nuove reclute diffondendo il fenomeno dello squadrismo a cui rimase immune il Sud tranne la Puglia. Le squadre attaccavano i municipi, le camere del lavoro, le sedi delle leghe e le case del popolo; i dirigenti furono costretti a lasciare il paese e molte leghe vennero sciolte. Il successo fascista avvenne grazie agli errori dei socialisti e perché gli apparati statali ne erano a favore: la magistratura adottò criteri diversi nei confronti dei fascisti e Giolitti pensò di servirsene per ridurre i socialisti. Nel ’21 vennero convocate le elezioni per favorire i fascisti nei blocchi nazionali (liste di coalizione con i gruppi costituzionali) e impedire l’affermazione dei partiti di massa (cattolici e socialisti). Ma alle elezioni i socialisti ebbero un lieve calo, i popolari si rafforzarono e i liberal-democratici non riuscirono a ottenere il controllo completo del Parlamento, ma alla Camera entrarono 35 fascisti capeggiati da Mussolini.

7. L’agonia dello Stato liberale.
Giolitti si dimise e successe Bonomi che tentò di far uscire il paese dalla guerra civile con il patto di pacificazione (’21) in cui fascisti e socialisti si impegnavano a rinunciare alla violenza e i socialisti negavano la formazione degli arditi del popolo (gruppi militanti di sinistra per opporsi allo squadrismo). Il patto rientrava nella strategia di Mussolini che voleva inserirsi nel gioco politico ufficiale e temeva una reazione popolare contro lo squadrismo. I fascisti intransigenti si opposero a questo patto e misero in discussione la leadership di Mussolini che, per riottenere i consensi, sconfessò il patto. Nacque il Partito nazionale fascista con 200.000 iscritti che voleva:
- Restaurazione dell’autorità dello Stato
- Rispetto della famiglia e dei valori tradizionali
- Esaltazione della patria
E aveva una visione organicista per cui ognuno ha un ruolo importante per la patria. Il governo fu affidato a Facta e l’agonia dello Stato liberare ebbe il suo culmine. La scarsa autorità politica diede grande spazio alla violenza squadrista e il fascismo divenne protagonista di operazioni ampie e clamorose. I socialisti non riuscirono a fronteggiare il fascismo che giocava su due fronti: quello della violenza armata e quello della manovra politica. I dirigenti sindacali proclamarono uno sciopero generale legalitario il 1° agosto per difendere le libertà costituzionali e i fascisti lanciarono un’altra offensiva contro il movimento operaio che ne uscì distrutto. A ottobre i riformisti guidati da Turati formarono il Partito socialista unitario (Psu).

8. La marcia su Roma.
Dopo aver conquistato la piazza e aver distrutto il movimento operaio si impegnò alla conquista dello Stato. Mussolini giocò su due fronti:
- intrecciò trattative con gli esponenti liberali, rassicurò la monarchia sconfessando le simpatie repubblicane e si assicurò il favore degli industriali dando spazio ai privati
- fece preparare l’apparato militare alla presa del potere con un colpo di Stato.
Si sviluppò l’idea di una marcia su Roma ovvero di una mobilitazione di tutte le forze fasciste per conquistare il potere centrale. Le possibilità di successo erano scarse: le squadre erano indisciplinate, equipaggiate in modo approssimato e non erano in grado di fronteggiare l’esercito. L’atteggiamento del re (Vittorio Emanuele III) fu decisivo e il 28 ottobre si rifiutò di firmare il decreto, preparato dal governo, per proclamare lo stato d’assedio. Mussolini si fece chiamare a presiedere il governo e il 30 ottobre fu ricevuto dal re e formò il nuovo gabinetto con fascisti e gruppi dei vecchi governi (liberali giolittiani e di destra, democratici e popolari).
- I fascisti credevano di aver fatto una rivoluzione che in realtà era stata solo simulata
- I moderati si rallegrarono per il rispetto formale della legalità moderata
- I rivoluzionari non credevano vedevano cambiamenti
- Il paese era indifferente e rassegnato, pochi capirono che presto ci sarebbe stato un cambio di regime

9. Verso lo Stato autoritario.
Mussolini continuò ad alternare la linea dura e quella morbida e nel discordo alla Camera per la fiducia al governo assunse un tono ricattatorio: Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo solo di fascisti. Potevo ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. Il 22 dicembre fu istituito il Gran consiglio del fascismo che doveva raccordare partito e governo e il 23 gennaio le squadre fasciste divennero parte della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (corpo armato di partito) per limitare il potere dei ras. I magistrati e la polizia cominciarono ad arrestare e a sequestrare giornali soprattutto dei comunisti. Gli scioperi e i salari diminuirono e si favorì l’iniziativa privata.
- Diminuirono le tasse sulle imprese
- Fu abolito il monopolio statale delle assicurazioni sulla vita
- Il servizio telefonico fu privatizzato
- Si cercò di contenere la spesa pubblica diminuendo i ruoli del pubblico impiego (licenziamenti per i ferrovieri)
La politica liberista di De Stefani favorì la produzione industriale e agricola pareggiando il bilancio statale. Pio IX appoggiò il fascismo che aveva allontanato il pericolo di una rivoluzione socialista e aveva restaurato il principio di autorità, e Mussolini diede molte concessioni alla Chiesa. Nel ’23 fu varata la riforma scolastica di Gentile che favoriva la Chiesa in quanto si fondava sul primato della cultura classica e prevedeva l’insegnamento della religione alle elementari e un esame di Stato alla fine degli studi (per pareggiare scuole pubbliche e private). Mussolini impose le dimissioni dei ministri popolari e don Sturzo dovette lasciare la segreteria del Ppi. Per rafforzare la maggioranza parlamentare introdusse la legge elettorale maggioritaria che assegnava alla lista in maggioranza ⅔ dei seggi. I cattolici e i liberali si candidarono insieme ai fascisti nelle liste nazionali mentre gli antifascisti (socialisti, comunisti, popolari, liberali) si presentarono con liste proprie. Il 6 aprile ’24 i fascisti vinsero ottenendo il 65% dei voti e più di ⅔ dei seggi.

10. Il delitto di Matteotti e l’Aventino.
Il successo rafforzò la posizione di Mussolini. Il 10 giugno ’24 Matteotti (segretario del Partito socialista unitario) fu rapito da un gruppo di squadristi, ucciso a pugnalate e abbandonato in macchina a pochi chilometri da Roma. 10 giorni prima, alla Camera, aveva denunciato la violenza del fascismo e ne aveva contestato la validità. Dopo aver pronunciato il mio discorso preparatevi a pronunciare il discorso per il mio funerale. Ciò suscitò indignazione contro il fascismo anche se gli esecutori furono subito arrestati senza mai saperne i mandanti. Il fascismo si trovò isolato e i giornali antifascisti moltiplicarono le vendite ma l’opposizione non fu in grado di sfruttare la situazione e decise di astenersi dai lavori parlamentari. La secessione dell’Aventino (termine tratto dalla storia romana) aveva un significato ideale ed era priva di efficacia pratica. I partiti si limitarono ad agitare una questione morale ma il re non intervenne. Mussolini si dimise come ministro degli interni e fece arrestare i collaboratori più coinvolti nel delitto. Il 3 gennaio ’25 Mussolini dichiarò chiusa la questione morale e minacciò di usare la forza contro le opposizioni (mi assumo la responsabilità politica, morale, storica di tutto quello che è avvenuto, il governo è abbastanza forte da stroncare la secessione dell’Aventino) e ci furono vari arresti velocizzando il passaggio alla dittatura.

11. La dittatura a viso aperto.
Con ciò non c’erano più compromessi, si doveva scegliere tra fascismo o antifascismo. Venne pubblicato
- Il Manifesto degli intellettuali del fascismo da Gentile (filosofo ufficiale del fascismo)
- Il contro manifesto da Benedetto Croce che rivendicava i diritti di libertà
Molti antifascisti furono esiliati (Amendola, Gobetti) e gli organi di stampa furono impossibilitati a funzionare. I grandi quotidiani furono fascistizzati e il ’25 la Confindustria riconosceva la rappresentazione dei lavoratori ai sindacali fascisti con il Patto di Palazzo Vidoni. Ci furono attentati falliti alla vita di Mussolini e furono varate le leggi di Alfredo Rocco:
- Vennero rafforzati i poteri del capo del governo
- Venne proibito lo sciopero e si stabilì che solo i sindacati riconosciuti potevano stipulare contratti riconosciuti (legge sindacale)
- Furono sciolti tutti i partiti antifascisti e soppresse le pubblicazioni contrarie al regime (dopo l’attentato a Mussolini dove il colpevole venne ucciso dalla folla), fu introdotta la pena di morte per i reati contro lo Stato
- Fu istituito un tribunale speciale per la difesa dello Stato composto da ufficiali delle forze armate e della milizia.
- Venne introdotto il sistema della lista unica (legge elettorale) che dava all’elettore la possibilità di approvare o respingere
Tutto ciò diede vita a un regime a partito unico in cui fu abolita la separazione dei poteri e le decisioni importanti spettavano a un solo uomo.

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