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Il dopoguerra e la grande crisi

L’eredità della guerra
La prima guerra mondiale (1915-1918) aveva cambiato il modo di vivere di quelli che avevano combattuto. Alcuni di questi, finita la guerra, provavano odio per la violenza mentre altri erano orgogliosi di aver combattuto in prima linea e provavano rabbia per chi era riuscito a evitare i combattimenti (cioè a non combattere). Questi ultimi crearono dei gruppi di ex-combattenti e iniziarono a formare l’estrema Destra.
La guerra aveva cambiato anche l’organizzazione dell’economia: molte industrie erano sotto il controllo dello stato. Inoltre, a livello sociale, molti uomini e donne mostravano interesse nel creare associazioni (partiti) e movimenti per poter influire sulla vita politica attraverso processi di partecipazione che erano già iniziati prima della guerra ma che ora, si sviluppavano velocemente.
Il conflitto aveva anche portato una crisi economica: molte risorse erano state distrutte e i governi avevano stampato troppa cartamoneta causando l’inflazione → + circolazione della moneta;

→svalutaz. e perdita potere d’acquisto
→ aumento prezzi.
Anche dal punto di vista del commercio la situazione era molto grave perché i paesi europei, impegnati nella guerra, avevano perso potere commerciale sulle esportazioni. USA e Giappone presero il loro posto aumentando le loro esportazioni.L’Inghilterra e la Francia persero molti partner commerciali europei come la Germania, la Russia ecc.; Per proteggere la loro economia, molti stati attuarono politiche di protezionismo doganale = cioè la politica economica in base alla quale lo Stato applica dazi protettivi (tipo imposte) ai prodotti importati, che aumentano automaticamente di prezzo rispetto ai prodotti nazionali che quindi vengono favoriti per il consumo sul mercato interno rispetto alle merci straniere;
Grazie all’intervento dello stato, attraverso opere pubbliche e prestiti, l’industria era riuscita a recuperare i suoi livelli di produzione originari ma questa crescita durò meno di due anni perché dal 1920 iniziò una fase di depressione economica con aumento della disoccupazione che raggiunse il suo massimo livello con la successiva crisi del ’29.
Il biennio rosso in Europa
La ripresa economica dell’industria aveva contemporaneamente portato alla crescita dei movimenti operai che ripresero a rivendicare (volere) i loro diritti riuscendo ad ottenere la riduzione dell’orario a 8 ore giornaliere senza la diminuzione dei salari.
Tra il 1918 e il 1920, periodo chiamato il biennio rosso, i movimenti operai portarono alla nascita di consigli operai che volevano portare ad una rivoluzione per costruire una società socialista . In alcune zone queste ondate rivoluzionarie vennero bloccate a causa della forte presenza della borghesia e della diffusione del capitalismo.

L’Europa degli anni ’20: democrazie liberali e regimi autoritari
La fine del biennio rosso aveva portato al ritorno delle forze moderate e conservatrici.
In Francia il peso della ricostruzione venne scaricata sulle classi popolari soprattutto attraverso l’aumento della pressione fiscale. Qui la maggioranza di centro-destra attuò politiche conservatrici.
In Inghilterra furono le forze moderate a guidare il paese nel dopoguerra attuando politiche di austerità finanziaria che portarono allo scontro con i sindacati fino ad arrivare alla proibizione degli scioperi e all’illegalità dell’iscrizione al partito laburista.
Anche in Austria i socialdemocratici governarono il paese durante il passaggio difficile da monarchia a repubblica. Nel ’20 con le elezioni venne eletto il partito cristiano sociale.
In Ungheria dopo un esperimento socialista venne instaurato un regime autoritario sostenuto anche dalla Chiesa e dai grandi proprietari terrieri. Stessa sorte toccò a Polonia, Bulgaria, Jugoslavia, Spagna e Portogallo.
In Turchia invece, dopo un regime autoritario che permise il recupero di alcuni territori, venne creato uno stato nazionale, laico, repubblicano con presidente Ataturk (padre dei turchi) che avviò una politica di occidentalizzazione e laicizzazione dello Stato.
Francia Inghilterra Austria Ungheria Polonia, Bulgaria, Jugoslavia, Spagna e Portogallo Germania Turchia
centro-destra forze moderate socialdemocratici regime autoritario socialdemocratici stato nazionale, laico, repubblicano

In GERMANIA
Al momento dell’armistizio l’esercito si era sciolto e molti militari erano tornati ai loro paesi armati. Qui avevano creato consigli degli operai e dei soldati che occupavano le aziende e le sedi dei giornali. Al potere vi era il socialdemocratico Friedrich Ebert che chiedeva la convocazione di un’assemblea costituente per riformare lo stato tedesco.I rivoluzionari della Lega di Spartaco, del partito comunista, erano contrari alla convocazione di una assemblea costituente e incoraggiavano gli operai a rovesciare il governo. Questo fece avviare una rivolta che venne frenata violentemente. Quando poi, nel 1919, venne convocata l’assemblea costituente, fu necessario creare una coalizione tra socialisti, democratici e cattolici. Nello stesso anno venne scritta la Costituzione di Weimar che stabiliva:
- il suffragio universale maschile e femminile,
- la nascita della repubblica federale fondata sulla sovranità del Reichstag (Parlamento)con un presidente della Repubblica (Ebert) eletto dal popolo.
La crescita dell’estrema destra però minacciava la stabilità del governo.
1920: Nasce il Partito nazionalsocialista operaio tedesco di Adolf Hitler =Nsdap = piccolo partito di estrema destra affiancato da un’organizzazione paramilitare, cioè le S.A = nucleo di battaglia di reduci (VEDI SCHEDA NAZISMO)

La repubblica di Weimar
La Repubblica di Weimar rappresentò una democrazia parlamentare avanzata e aperta ma anche debole a causa di due fattori:
1. Mancava una maggioranza solida;
2. Parte della borghesia non si fidava del regime socialdemocratico.
Quando si venne a sapere l’ammontare delle riparazioni (cioè quanto avrebbe dovuto pagare la Germania come danni di guerra) si diffusero una serie di proteste soprattutto da parte dell’estrema destra come il Partito nazionalsocialista guidato da Adolf Hitler. Per pagare le rate delle riparazioni senza attuare misure fiscali dure, i governi stamparono cartamoneta causando l’inflazione. Il mancato pagamento di alcune rate, inoltre, aveva spinto Francia e Belgio a occupare la Ruhr, ricca zona produttiva della Germania, togliendoallo stato le sue risorse produttive. Lo Stato non poteva far altro che continuare a stampare cartamoneta che, così facendo, perdeva continuamente valore a causa dell’inflazione altissima

Nel ’23 si formò un governo di coalizione guidato da Stresemann il quale riprese i contatti con la Francia e dovette affrontare e gestire alcune rivolte. Nel ’24 grazie ad un piano finanziario chiamato “piano Dawes”, pensato per superare la crisi tedesca, si stabilì che la Germania avrebbe pagato le riparazioni solo quando sarebbe riuscita a far riprendere l’economia. Per sostenerla nella ripresa economica, gli USA concessero una serie di prestiti a lunga scadenza. Questa nuova situazione favorì il miglioramento dei rapporti tra Francia e Germania che stabilirono un’intesa congliaccordi di Locarno che riconoscevano le frontiere comuni stabilite a Versailles. Nel ’29 infine, venne presentato il piano Young che suddivise il pagamento delle riparazioni in 60 anni. Con l’arrivo della grande crisi però il rapporto Francia-Germania iniziò a traballare, a partire soprattutto dalla costruzione della linea Maginot in Francia per difendere il confine con la Germania.
Gli USA e l’espansione economica degli anni ‘20
Come abbiamo visto l’Europa aveva perso la supremazia economica lasciando spazio a USA e Giappone. Negli Usa in particolare, la crescita produttiva era stata molto forte grazie anche a nuovi metodi di produzione basati sulla standardizzazione e la catena di montaggio. Si era diffuso inoltre un nuovo modo di vita basato sul consumo e il guadagno.
Al governo vi era il partito repubblicano che difendeva gli interessi dei conservatori. L’ondata conservatrice si caratterizzò per:
1. Leggi contro l’immigrazione;
2. Comportamenti antisemiti e anticattolici;
3. Discriminazione dei neri (soprattutto nelle regioni del sud dove si afferma anche il Ku Klux Klan);
4. Comportamenti anticomunisti, socialisti e anarchici (importante la vicenda di sacco e Vanzetti, due anarchici italiani condannati a morte anche se innocenti);
5. Il proibizionismo, cioè il divieto di produrre e commercializzare bevande alcoliche.
La crescita economica si arrestò nel ’29 con la crisi economica e il crollo della Borsa di Wall Street, a New York: molte banche fallirono, la disoccupazione e la povertà aumentarono velocemente. Le cause della crisi erano 4:
1. La crescita produttiva si era basata sulla produzione di beni durevoli di lusso, che non venivano sostituiti velocemente e che potevano essere acquistati solo dalla parte più ricca della popolazione;
2. I salari degli operai erano rimasti bassi non favorendo l’aumento dei consumi;
3. L’agricoltura era già in crisi e aveva causato la diminuzione dei stipendi e delle spese dei contadini;
4. La ripresa economica dei paesi europei aveva fatto diminuire le esportazioni.
Queste cause avevano portato ad una crisi di sovrapproduzioneperché si produceva più di quello che si riusciva a vendere. Per proteggere l’economia interna, gli USA attuarono una serie di misure protezionistiche riducendo le importazioni e la concessione di crediti all’estero. Gli altri paesi risposero adottando misure simili. La povertà si diffuse e si pose all’origine di grandi cambiamenti politici.

Le reazioni alla crisi mondiale
I paesi europei attuarono immediatamente una politica di austerità basata sul taglio della spesa pubblica e l’aumento di tasse e imposte. La crisi economica ebbe grandi effetti anche sulla stabilità politica.
In Germania gli effetti della crisi furono molto forti soprattutto perché vennero sospesi i prestiti ricevuti dall’estero e di conseguenza, venne sospeso il pagamento delle riparazioni. Il governo socialdemocratico fu sostituito da un governo cattolico.
In Francia la crisi si fece sentire con un po’ di ritardo ma durò più a lungo causando una forte instabilità politica
In Inghilterra il governo laburista fu sostituito da un governo nazionale di liberisti e conservatori. Per questo paese la crisi segnò la perdita del ruolo di “banchiere del mondo” e l’introduzione di dazi che favorivano il commercio con il Commonwealth.
USA: Roosevelt e New Deal
Negli Usa nel ’32 venne eletto il democratico Franklin Delano Roosevelt il quale avviò il New Deal, un piano economico statale per superare la crisi. Il principio fondamentale era l’intervento nello stato in economia, cosa che fino ad allora non era mai avvenuta se non in pochi casi eccezionali. Nasce così un nuovo ruolo attivo per lo stato con la costruzione di opere pubbliche, aiuti agli svantaggiati, aiuti alle imprese, sussidi, pensioni etc. Queste trasformazioni portarono a nuove teorie economiche come quella di Keynes che contestava la teoria classica e affermava l’importanza dell’intervento dello stato in economia per raggiungere una situazione di equilibrio.
Roosevelt attuò una serie di provvedimenti tra i quali:
1. La riforma del sistema bancario;
2. Il finanziamento di grandi opere pubbliche;
3. La riforma del sistema fiscale;
4. Riforme sociali con l’introduzione della pensione e dell’orario di lavoro ridotto.
5.
Alcuni strumenti particolari del New Deal furono:
1. L’AgricolturalAdjustmentAct (Aaa), per limitare la produzione nel settore agricolo;
2. Il National Industrial RecoveryAct(Nira), per tutelare I diritti dei lavoratori;
3. Il Tennesee Valley Authority (Tva), per sfruttare le risorse idriche e produrre energia.

I nuovi consumi e la comunicazione di massa
Lo sviluppo economico prima della crisi del ’29 aveva portato alla diffusione, sia negli Usa che in Europa, di nuovi beni di consumo di massa. La loro diffusione era continuata anche durante la crisi soprattutto tra i ceti medi.
Le città si ingrandirono favorendo il settore edilizio. Le costruzioni interessavano anche zone periferiche motivando lo sviluppo dei trasporti; le nuove case avevano la corrente elettrica e questo favorì la diffusione degli elettrodomestici.
Importante fu l’industria delle auto con l’arrivo delle utilitarie. La Ford negli Usa, la Fiat in Italia e la Volkswagen in Germania portarono alla diffusione delle auto: in Europa però l’auto era un bene di lusso riservato a pochi. Simile era la situazione degli elettrodomestici anche se si erano diffusi il ferro da stiro, la cucina a gas e la radio. In Europa tutti questi beni diventeranno di massa solo dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Importante fu il ruolo della pubblicità: grazie alla radio le informazioni iniziarono a circolare più velocemente. Anche attraverso la radio venivano pubblicizzati i prodotti ma, aspetto ancora più importante, poteva essere usata per diffondere i discorsi politici di propaganda.
Tra i mezzi di comunicazione di massa, dopo la radio, anche il cinema acquisiva grande importanza. Non veniva visto solo come un mezzo di svago ma anche come un canale per diffondere valori, principi.Inoltre questo mezzo era molto più economico di uno spettacolo a teatro poiché poteva venire ripetuto moltissime volte, abbassandone i costi e permettendo anche alle fasce meno ricche di assistere alle proiezioni.
Le riviste introdussero l’uso di immagini fotografiche e iniziò a diffondersi il fumetto.

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