Il crollo del comunismo

Il terzo dopoguerra iniziò con il crollo del comunismo: il mondo entrò in una nuova epoca.
L'avvento alla presidenza dell'URSS di Michail Gorbacev, nel 1985, segnò la maturazione di una crisi già in atto nel mondo comunista.
Gorbacev attuò radicali riforme economiche e istituzionali inconciliabili con il vecchio sistema. Ciò diede la speranza di cambiamenti radicali nei paesi del blocco comunista.
Il modello sovietico non era in grado di competere con quello occidentale, nè sul piano ideologico, nè su quello economico, nè su quello politico.
Nel 1989 la situazione precipitò, a partire dai paesi satelliti.
In Ungeria venne aperto un varco al confine con l'Austria. Iniziarono le fughe verso l'Occidente.
il 10 novembre 1989 crollò il Muro di Berlino, abbattuto dagli abitanti della Germania Est. L'anno seguente la Germania tornò Unita.

In Polonia, Ungheria, Bulgaria e Cecoslovacchia, le libere lezioni portarno alla fine del regime comunista. Solo in Romania in trapasso avvenne in modo violento. Con l'abbandono del comunismo in Iugoslavia emersero tensioni nazionalistiche e in Albania iniziarono emigrazioni di massa.
In URSS l'opposizione alle riforme cresceva, mentre era in atto un processo di disgregazione dell'Unione. Gorbacev trovò appoggio dei radicali di Borsi Eltsin, che nel 1991 divenne presidente. Nell'agosto 191 i rappresentanti del vecchio regime tentarono il colpo di Stato.

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