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Ottocento (Secolo lungo)
-Inizio: Età napoleonica → Fine della Rivoluzione Francese;
-Fine: 1° Guerra Mondiale (o inizio della seconda guerra dei Trent’anni)
-Caratterizzato da:
•Illuminismo
•Romanticismo → Stato-Nazione vs Stato Multinazionale (Impero Austrungarico e Impero Turco)

Novecento (Secolo corto)
-Inizio: 1° Guerra Mondiale
-Fine: Crollo del comunismo
- Rottura dell’isolamento americano

Lo scenario internazionale

La storia dei popoli americani fu per molti anni connessa agli avvenimenti europei. Il primo effetto della rivoluzione francese si ebbe nella colonia di Santo Domingo, la quale si ribellò in nome dei diritti dell’uomo. Nel 1793, quando l’Inghilterra entrò in conflitto con la Francia, i proprietari terrieri haitiani chiesero aiuto all’esercito britannico per sedare la rivolta degli schiavi. Tuttavia, dovettero rinunciare a causa della valida guida di Toussaint Loverture. Loverture venne sconfitto da Napoleone, cosa che non placò le rivolte ma le accentuò al punto che i francesi dovettero lasciare l’isola: nacque così la Repubblica di Haiti. Quando nel 1806-1807 l’esercito francese invase la penisola iberica, iniziò il processo di decolonizzazione dell’America Latina. Il processo di distacco meno traumatico fu quello del Brasile, in cui si rifugiò il re portoghese fuggito dalla madrepatria. Per le colonie spagnole, invece, decisiva fu l’imposizione di Giuseppe Bonaparte come re di Spagna. Guidate da Simon Bolivar e José San Martin riuscirono a respingere le forze spagnole. Il sogno di Bolivar era quello di costituire una federazione sudamericana come gli Stati Uniti, ma fallì. Si formarono così numerose repubbliche, molto deboli in caso di attacco delle potenze europee. Nel 1823 intervenne il presidente statunitense Monroe che affermò che gli stati americani non avevano nulla a che fare con la politica e gli avvenimenti europei. La dottrina Monroe caratterizzò la politica estera degli USA fino alla Grande Guerra.

Stati Uniti d’America

Espansione verso Ovest

Nel periodo compreso tra il 1803 e il 1838 i confini degli Stati Uniti si espansero notevolmente, soprattutto verso Sud-Ovest e Nord-Ovest. Tutti gli stati che venivano liberati dall’occupazione indigena, dopo aver raggiunto i 60000 abitanti e dopo aver stilato una propria costituzione, entravano automaticamente a far parte dell’Unione. Dopo un conflitto con il Messico, gli Stati Uniti ottennero altri territori, tra cui il Texas, il New Mexico, l’Arizona e la California. Gli stati del Sud-Ovest erano caratterizzati, come gli altri stati del sud, da grandi coltivazioni di cotone e dall’utilizzo massiccio della schiavitù.

Negli anni novanta del XIX secolo gli Stati Uniti intrapresero una vera e propria politica imperialistica. Nel 1898 intervennero a favore di una rivolta indipendentista a Cuba, che dopo la sconfitta spagnola divenne un protettorato statunitense. Passarono sotto il dominio statunitense anche le Filippine e le Hawaii. Gli Stati Uniti si scontrarono con il Giappone per il predominio in Asia. Lo stato nipponico, ancora feudale e arretrato, fu sconfitto e chiese aiuto agli Stati Uniti stessi per ammodernarsi, divenendo così la potenza principale asiatica. Il Giappone riuscì quindi a conquistare la Manciuria e parte della Cina. La Cina a sua volta risultò profondamente influenzata e quasi controllata dal sistema economico occidentale. Questo provocò una rivolta, la rivolta dei Boxer che portò al massacro di molti civili e missionari cristiani. La rivolta fu sedata dalle forze armate occidentali ma causò la perdita dell’indipendenza economica cinese che passò sotto il controllo occidentale.

Il Romanticismo

A partire dalla fine del Settecento in molti paesi europei gli intellettuali rimasero delusi dall’Illuminismo. La reazione fu anti-razionalista nel suo complesso e viene correntemente denominata Romanticismo, termine usato per la prima volta da Madame de Staël nel 1813. Elemento unificante del pensiero romantico è la consapevolezza dei limiti dell’Illuminismo. In contrapposizione all’ottimismo illuminista (gli uomini possono raggiungere la felicità terrena), il romanticismo è pessimista, l’essere umano è frustrato, sconfitto e le aspirazioni rimarranno sempre illusioni. Molti autori inoltre vedevano la ragione come causa del dolore, altri invece vedevano il sentimento e l’esperienza come le uniche due vie della conoscenza. Durante il Romanticismo venne inoltre rivalutato il Medioevo, visto come un’epoca affascinante, in cui l’umanità era guidata dalla fede, dalla sete di gloria, dal senso di onore e da altri valori, ma non dalla ragione. La figura del cavaliere medievale venne idealizzata. Sul piano politico, il principale frutto della nuova mentalità fu la maturazione dell’idea di nazione. La formula idea di nazione e quella di sentimento nazionale indicano la consapevolezza della peculiarità del proprio popolo rispetto ad altri. A partire dagli ultimi anni dell’Ottocento si arriverà al nazionalismo, ossia la considerazione di un popolo come superiore agli altri.

L’idea di nazione nacque grazie a due fattori:
- l’avanzata francese in Europa che provocò nei popoli conquistati un attaccamento alle proprie tradizioni, estranee all’illuminismo forzato della rivoluzione francese;
- l’insistenza romantica sul sentimento fornì dignità culturale a tutte le minoranze che iniziarono a contrastare l’imperialismo napoleonico.
Questo sentimento nazionale ebbe il suo culmine in Germania, grazie al pensiero di Johann Gotlieb Fichte nei “Discorsi alla nazione tedesca”, considerati l’atto di fondazione del moderno sentimento nazionale tedesco. Secondo Fichte il tedesco era l’unica lingua primitiva e genuina, lontana da tutti gli artifici delle lingue neolatine. Il popolo tedesco risultava quindi superiore agli altri e doveva essere la guida di una rigenerazione contro l’imperialismo napoleonico.

L’ordine viennese

L’Austria e i principali imperi europei, dopo aver ristabilito l’ordine con il Congresso di Vienna, erano determinati a mantenere un equilibrio interno ai vari stati. Tutti erano caratterizzati da un rigido assolutismo che non ammetteva alcuna forma di critica ai governi e non prevedeva limitazioni al potere dei sovrani. Nel settembre 1815 i sovrani di Austria, Russia e Prussia si unirono nella cosiddetta Santa Alleanza, finalizzata a schiacciare i mutamenti all’interno dell’ordine viennese. Nel 1820-21 si verificarono i primi tentativi di mettere in discussione l’ordine viennese: in Spagna, a Napoli, a Palermo e in Piemonte scoppiarono diversi moti rivoluzionari, guidati o in stretta connessione con la Massoneria. I membri delle società segrete (tra cui la Carboneria) provenivano dall’ambiente militare e nobiliare. I legami con il popolo erano pressoché nulli e i moti erano indipendenti e separati tra loro. L’impero austriaco riuscì senza problemi a sedare tali rivolte. Per lo stesso motivo fallì anche l’insurrezione decabrista in Russia nel 1825.

Le insurrezioni del 1830-31
Il Belgio fu il primo stato ad ottenere l’indipendenza grazie a moti insurrezionali. Grazie al sostegno dell’Inghilterra, il Belgio ottenne la libertà dalla Francia. Non ebbero successo le insurrezioni in Polonia e Italia: i rivoltosi si aspettavano l’intervento di Luigi Filippo di Francia, il quale però rassicurò le potenze che non sarebbe intervenuto. Il fallimento di queste insurrezioni spinsero Giuseppe Mazzini ad elaborare un nuovo programma per affrontare i problemi dell’Italia, uscita separata e sotto il dominio austriaco dal Congresso di Vienna. Mazzini capì che il problema delle insurrezioni era il fatto che queste avvenivano localmente ed erano tra loro separate. L’unico modo per avere successo era quello di creare una rete di insurrezionalisti. Proprio per questo, fondò la Giovine Italia; al posto dei fallimentari colpi di stato promossi da gruppi ristretti, sarebbe dovuto entrare in scena come protagonista il popolo italiano. Un esempio fu la rivolta guidata da Ciro Menotti. Il patriota era convinto che la rivoluzione si sarebbe estesa dall’Emilia Romagna a tutta l’Italia settentrionale. Ma quando il Duca di Modena, Francesco IV, seppe della rivolta, arrestò Ciro Menotti e i suoi compagni.

Giuseppe Mazzini (il pensiero)
Mazzini, pur non appartenendo a nessuna chiesa, era profondamente religioso e concepiva l’esistenza dell’uomo come un dovere: gli uomini dovevano creare un mondo libero e giusto come dio chiedeva loro. L’Italia aveva un ruolo molto importante in questo processo, poiché era lo stato che versava in condizioni disastrose. L’idea di nazione era, dunque, al centro della riflessione mazziniana. A giudizio di Mazzini tutti i popoli avevano pari dignità di indipendenza; proprio per questo fondò nel 1834 la Giovine Europa. Per quanto riguarda l’Italia, Mazzini concepiva uno stato unitario, repubblicano e democratico. L’insistenza sull’unità implicava un rifiuto federalista. Questa scelta si spiega con il fatto che per Mazzini la sovranità apparteneva al popolo. La repubblica doveva, inoltre, prevedere il suffragio universale, considerato dai liberali un pericolo per la proprietà privata; Mazzini, però, non fu mai un marxista.

Negli anni Trenta e Quaranta, tuttavia, tutte le insurrezioni della Giovine Italia fallirono, poiché non trovarono l’appoggio del popolo. L’esempio più famoso è la spedizione dei fratelli Bandiera, che incontrarono l’indifferenza del popolo del Regno delle due Sicilie e furono sconfitti dall’esercito borbonico. A giudizio di Pisacane la causa principale del fallimento era la mancanza di un ideale rivoluzionario: tutte le risoluzioni ai problemi venivano rinviate a dopo l’unità. Secondo Pisacane, vi era bisogno di una rivoluzione socialista.

Gioberti e il “papato liberale”
Gli insuccessi di Mazzini generarono sfiducia nelle capacità del popolo italiano. Per questo, fu accettata una proposta di un sacerdote cattolico, Vincenzo Gioberti. Egli sosteneva la necessità di una guida per l’unità italiana e questa fu identificata nel Papa, che doveva creare uno stato monarchico moderato e liberale. L’idea era sostenuta anche dall’elezione di Pio IX come pontefice. Nel 1848 un moto rivoluzionario esploso a Palermo ed estesosi a tutta l’Italia meridionale, costrinsero molti sovrani a concedere una Costituzione, tra cui lo Stato Pontificio stesso. In ogni caso lo stato papale non era per nulla liberale.

Lo statuto albertino
La legge fondamentale del Regno di Sardegna fu chiamata Statuto Albertino, in quanto concessa da Carlo Alberto di Savoia. Questa Costituzione, tuttavia, non era per niente democratica, in quanto tutti gli organi istituzionali, magistratura, ministeri e una delle due Camere erano controllati dal sovrano. A sua volta il suffragio era rigidamente censitario.

Carlo Cattaneo
Come Mazzini, Cattaneo era un democratico, ma sosteneva la necessità di uno stato federale e non centralizzato. L’ipotesi di Cattaneo era quella di creare uno stato il più possibile simile agli Stati Uniti.


1848
Dopo la rivolta in Francia che vide il colpo di stato di Luigi Napoleone, che prese il titolo di Napoleone III, nacquero numerose insurrezioni in Italia. La prima a insorgere fu Venezia, che cacciò gli austriaci e proclamò risorta la Repubblica. Anche a Milano dopo 5 giornate di combattimenti, gli austriaci furono cacciati. Il re di Sardegna a quel punto decise di dichiarare guerra all’Austria, ma fu sconfitto nella battaglia di Custoza e dovette abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II. La grande insurrezione generale portò alla nascita di una repubblica a Roma guidata da Mazzini, dopo che il papa Pio IX fuggì.

Camillo Benso conte di Cavour
Cavour può essere definito un liberale moderato, in quanto voleva conciliare il conservatorismo monarchico con le aspirazioni democratiche popolari. La sua politica si sviluppò nella convinzione di riforme graduali ma necessarie per evitare la crisi e insurrezioni. Nel 1852 Cavour venne nominato presidente del Consiglio del Regno di Sardegna e iniziò una politica liberista nel commercio estero e una di modernizzazione interna allo stato. Tale strategia aumentò il benessere generale ma incremento notevolmente il debito pubblico statale, con il ricorso alla rinuncia del pareggio di bilancio.

La guerra di Crimea
Nel 1830 dopo una lotta durata 8 anni la Grecia riuscì ad ottenere l’indipendenza dall’Impero Ottomano, ormai debole e incapace di competere sul piano tecnologico e militare con le potenze europee. Lo Zar di Russia, dunque, approfittando di tutto ciò si dichiarò protettore di tutti i cristiani ortodossi dell’Impero Ottomano. Decisa a imporsi sul governo di Costantinopoli la Russia aprì i conflitti. Tuttavia, Francia e Inghilterra intervennero in aiuto del Sultano, per paura di un espansionismo russo. La guerra si svolse dal 1853 al 1856 nella penisola di Crimea, che vide la sconfitta russa, anche dovuta all’epidemia di colera fra i soldati.

La seconda guerra d’indipendenza in Italia
nel 1854 il Regno di Sardegna decise di intervenire a fianco della Francia e dell’Inghilterra nella battaglia di Crimea. Questo permise a Cavour di poter partecipare al Congresso di Parigi del 1856 per stipulare il trattato di pace con la Russia. Il Regno di Sardegna entrò in contatto con le grandi potenze europee e ha potuto ottenere il supporto della Francia di Napoleone III: secondo gli accordi presi a Plombieres, Napoleone III avrebbe aiutato Cavour in caso di attacco da parte dell’Austria. L’idea dell’imperatore francese era quella di avere tre diversi regni in Italia sotto l’egemonia francese. Cavour incaricò quindi Giuseppe Garibaldi di organizzare un corpo di volontari e di stazionare sul confine con l’Austria. Questo provocò la reazione austriaca che invase il Piemonte nel 1859. La vittoria francese e piemontese portò alla cacciata austriaca dalla Lombardia e nel frattempo in Emilia-Romagna e Toscana, attraverso un Pebliscito (voto popolare), vennero rovesciate le autorità tradizionali. Le nuove regioni furono annesse al Regno di Sardegna, cosa che andava contro i piani francesi. Con il rapido armistizio di Villafranca del 1859 la Lombardia fu ceduta al Regno di Sardegna, ma il Veneto rimase all’Austria.

La spedizione dei Mille
Il 1° aprile 1860 il Piemonte accettò di cedere Nizza e la Savoia alla Francia per poter annettere la Toscana, l’Emilia e la Romagna. Malgrado la situazione politica ormai bloccata, il 4 aprile 1860 scoppiò una rivolta popolare a Palermo. In questo contesto Garibaldi organizzò un vero e proprio esercito di circa 1100 uomini per poter sostenere la rivolta. Questo non trovò ostacoli nelle autorità piemontesi, che ufficialmente non sostenevano l’impresa. Il 5 maggio 1860 partirono da Quarto e una volta approdati in Sicilia sconfissero l’esercito borbonico a Calatafimi e Palermo. Nel frattempo una rivolta di contadini a Bronte causò la morte di alcuni proprietari terrieri e la spartizione delle terre. Garibaldi, necessitante dell’amministrazione borbonica decise di sopprimere la rivolta, aiutato dal suo luogotenente Nino Bixio. Pacificata la Sicilia, Garibaldi entrò a Napoli il 7 settembre e cacciò definitivamente i Borboni dall’Italia meridionale. La prossima tappa era Roma e lo Stato Pontificio, che però era protetto Napoleone III. Cavour, quindi inviò l’esercito reale per fermare Garibaldi, attraversando le Marche e l’Umbria (conquistandole dopo aver sconfitto l’esercito pontificio). In ottobre Garibaldi accettò di rimettere il proprio comando nelle mani di Vittorio Emanuele II. Il 4 marzo 1861 Vittorio Emanuele II fu dichiarato re d’Italia. Torino fu la prima capitale del regno. Per la prima volta si può parlare di sinergia tra iniziativa rivoluzionaria e attività diplomatica del Regno di Sardegna. Ciò nonostante per i ceti più umili l’unità d’Italia non migliorò le condizioni di vita.

L’Unità d’Italia: unificazione o piemontesizzazione?
1) nel 1859-60 le regioni liberate vennero annesse al Piemonte;
2) Vittorio Emanuele II volle sottolineare la continuazione della dinastia sabauda e continuò a chiamarsi “II”; il Parlamento d’Italia non presentava la dicitura “Prima Legislazione”, ma “Ottava”;
3) Lo Statuto albertino venne esteso a tutto il Regno;
4) Molte leggi vennero applicate all’intero territorio nazionale: la legge di pubblica sicurezza, i codici penale, civile e di procedura civile, la legge Casati (disciplinava la pubblica istruzione) e la legge Rattazzi (relativa ai Comuni e alle Province, in cui il sindaco era di nomina regia); l’amministrazione risultava quindi accentrata;
5) La leva era volontaria sotto i Borboni; alla leva del gennaio 1861 si presentarono 20000 persone invece dei 72000 coscritti; aumentò quindi il fenomeno del brigantaggio;
6) Si scelse la soluzione di uno stato unitario, sebbene le proposte federali furono molte;
7) La proposta di convocare un’Assemblea Costituente non venne accolta. Si dovrà aspettare il 1946 per decidere s gli italiani preferissero una Monarchia o una Repubblica;
8) La politica economica liberista non era adatta alle regioni meridionali; molte industrie del sud furono gravemente danneggiate.

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