A partire dal luglio del 1917 le donne russe possiedono il diritto di voto e lo conservano anche dopo la rivoluzione, sebbene sia una prerogativa che in realtà serve poco sia alle donne sia agli uomini. Sul piano del diritto di famiglia lo Stato sorto dalla rivoluzione approva e attua davvero una legislazione estremamente innovativa. Seguendo le indicazioni delineate dai socialisti, che hanno previsto che i rapporti tra i generi e le relazioni familiari sarebbero cambiate dopo la realizzazione della rivoluzione, il potere comunista cerca di mettere subito in atto norme di legge che vadano in questa direzione. Dopo l'ottobre del 1917 un'importante sequenza di leggi autorizza il divorzio consensuale, proclama l'eguaglianza assoluta tra uomini e donne, fa del matrimonio un rituale civile da celebrarsi davanti ai funzionari dello Stato e non più in chiesa. Su questa stessa linea si pone anche la legislazione speciale per le zone musulmane (come Kazakistan, Daghestan, ecc). Nel 1918 vengono aboliti la poligamia, il matrimonio delle bambine e l'uso del velo coranico, norma confermata nel 1926. Nel 1918 viene stabilita la gratuità dell'assistenza ospedaliera per le partorienti. Nel 1920 viene liberalizzato l'aborto: la norma che vuol far diminuire gli aborti clandestini ha peraltro un impianto generico perché non stabilisce entro qualche settimana debba essere effettuata l'aborto perché sia considerato legale. L'insieme di queste norme viene recepito ed esteso dal codice di famiglia provato nel 1926: le ulteriori innovazioni riguardano il riconoscimento legale delle convivenze extramatrimoniali e l'autorizzazione del divorzio sulla base della dichiarazione di uno solo dei due coniugi.

L'ideale che guida queste innovazioni è indubbiamente un ideale di libertà: più spazio per realizzare la persona, come lavoratore o come lavoratrice. Inoltre si ritiene che il grande incremento di donne che lavorano nell'industria dovuto all'esigenza di guerra possa proseguire anche nel dopo guerra e nel dopo rivoluzione. C'è anche l'idea che una maggiore destrutturazione delle relazioni familiari possa liberare i giovani dalla esclusiva influenza pedagogica delle famiglie di appartenenza, lasciando allo Stato rivoluzionario lo spazio di cui c'è bisogno per plasmare appunto le giovani menti ai nuovi principi del comunismo. Secondo quanto espresso da Alexandra Kollontaj, al posto del matrimonio indissolubile, fondata sulla schiavitù della donna si vedrà nascere la libera unione, forte dell'amore e del rispetto reciproco di due membri dello Stato del lavoro, uguali nei loro diritti e nei loro doveri.
Per quanto riguarda l'istruzione, essa viene resa obbligatoria fino ai 15 anni privilegiando le materie tecniche su quelle umanistiche e facendo spazio soprattutto all'insegnamento della dottrina marxista.

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