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La dittatura di Hitler

Per traforare in dittatura l’autorità avuta legalmente Hitler incendiò il Reichstag, il parlamento a Berlino. Tale attentato fu attribuito ai comunisti tanto che poco dopo il governo emanò un decreto che permise di eliminare ogni opposizione: la polizia poteva arrestare senza motivo rinchiudendola a tempo indeterminato senza processo, perquisirne i beni e sequestrarglieli. La polizia poteva spiare e controllare telefonare, disperdere assemblee e associazioni, chiudere giornali. Vennero spazzati via i diritti dell’uomo sanciti dalla rivoluzione francese e quelli sanciti dalla Habeas corpus, sulla salvaguardia del cittadino arbitrario, stabilito in Inghilterra nel 1679. Furono istituiti i campi di concentramento nel 1933 per gli oppositori politici. Il ministro della propaganda Joseph Goebbels affermò che il nazismo si distingueva dal liberalismo per il fatto di porre al centro non l’individuo ma il volk, il popolo o meglio la comunità popolare. In questo fattore il nazismo fu socialista, anche se la sottomissione non era a una classe sociale ma alla nazione e al volk(tanto che Hitler affermò che la scelta del colore rosso nella bandiera richiamava proprio il socialismo) e facendo ciò negò i diritti del singolo. Al centro della bandiera stava la svastica, simbolo solare di origine indiana che stava a significare la luminosità e la perfezione ariana. Il rifiuto del liberalismo e l’antimarxismo fu in affinità con il fascismo mentre l’antisemitismo ebbe una diversa connotazione. Hitler il 23 marzo 1933 propose al reichstag di votare una legge che consegnava al governo tutti i poter: così soppresse la separazione tra i tre poteri dello stato tipica del liberalismo. Il governo poteva inoltre ignorare le regole della costituzione e firmare trattati internazionali senza la ratifica del parlamento. Solo il PSD votò contro questa leggi (i comunisti erano già fuori legge), mentre gli altri lo approvarono sperando di sopravvivere come opposizione: il 14 luglio 1933 la Germania era a partito unico e tutte le altre forze erano obbligate a sciogliersi. Dopo la morte di Hindenburg nel 1934 Hitler acquisii anche il titolo di presidente del Reich facendo giurare i militari davanti al Fuhrer e non alla patria. Secondo il principio del Fuhrer tutte le decisioni capitali erano di competenza esclusiva del capo che si configurava come profeta, descritto con terminologia religiosa. La conquista del potere era un mezzo per raggiungere l’obbiettivo finale, l’egemonia della razza ariana su tutte le altre. In politica interna i compiti dello stato erano, dopo l’eliminazione del pericolo ebraico marxista, la difesa della purezza della razza. Sin dal 1933 fu imposta la sterilizzazione forzata degli alcolisti cronici e di tutti coloro affetti da malattie ereditarie. Nel 1935 con le leggi di Norimberga si vietarono tutti i rapporti sessuali e matrimoni misti per la conservazione della purezza ariana. In politica estera Hitler affermò che il volk avrebbe raggiunto una millenaria prosperità se avesse conquistato lo “spazio vitale”, così definito nel Mein Kampf, ovvero un impero che avrebbe fornito i mezzi per lo sviluppo tedesco; esso si configurò con gli spazi russi abitati da popoli radialmente inferiori, cioè slavi, guidati da marxisti ebrei. Già negli anni venti Hitler aveva programmato una guerra contro l’URSS così da formare un enorme impero germanico.
Questione socialismo: la politica estera di Hitler necessitava della collaborazione dell’esercito e dell’industria pesante ai quali si poneva in contrasto un ala radicale della NSDAP che venne ben presto ridotta al silenzio da Hitler. I leader di questo orientamento erano i fratelli Otto e Gregor Strasser i quali operavano nella Germania settentrionale e consideravano moderato il programma del 1920. I nazionalisti in quanto socialisti erano nemici del sistema capitalistico che andava distrutto; gli Strasser non vedevano l’Unione sovietica come nemico ma anzi come alleato contro Weimar, Versailles e Wall Strett. Hitler poiché queste concezioni minavano i pilastri del suo pensiero sottolineo il sostegno alla proprietà privata e specificò il paragrafo 17 del programma del 1920 “espropriazione senza indennizzo dei poderi” contro gli ebrei. Nel 1930 Otto venne espulso e il fratello Gregor rimase nella NSDAP senza però influire più nel partito. All’interno del partito giocavano un ruolo determinante le Squadre d’Assalto guidate da Ernst Rohm, una milizia operativa. Nel 1934 Rohm voleva trasformarle nel nuovo esercito, così che fosse veramente popolare (con 2 milioni di iscritti), e metterne a capo i capi dell’Sa. Ciò spaventava i vecchi militari per lo più ancora aristocratici e nobili Junker. Ciò avrebbe messo in discussione il potere di Hitler e fatto perdere la fiducia dei militari, di cui Hitler aveva bisogno. Il 30 giugno del 1934 Hitler epurò il movimento nazista nella notte dei lunghi coltelli nella quale Rohm, Gregor Strasser e altri avversari del regime vennero uccisi con un’azione brutale. Le SA persero importanza politica occupandosi solo di propaganda e assistenza: aumentò il potere delle SS (Schutzstaffeln, squadre di protezione), originariamente guardie del corpo di Hitler e degli altri gerarchi, guidate dal 1929 da Heinrich Himmler che divenne nel 1934 capo della polizia tedesca, Gestapo inclusa. Ciò gli permise di dominare il sistema dei campi di concentramento sino al 1933, per il quale fu creato anche il reparto delle teste di morto (5000 effettivi). Nel 1935 erano già attivi 5 campi, dal 1936-39 vennero fondati nuovi campi e eliminati i vecchi: prima inoltre i prigionieri erano per lo più oppositori politici, ma a poco a poco essi divennero una minoranza a favore degli elementi antisociali.

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