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Nascita della dittatura fascista e delle leggi fasciste

“Secessione dell’Aventino” questo termine si ricollega all’episodio di Roma quando l’antica plebe nel V secolo a.c. si rifugiò nel colle Aventino per ribellarsi contro i patrizi. Gli storici hanno voluto ricordare quell’evento con la uccisione di Matteotti. Secessione quindi è l’abbandono dell’aula del parlamento. Si riunirono in disparte questi deputati e decisero di non far più parte dei lavori parlamentari finché non fosse abolita la milizia fascista introdotta da Mussolini nel 1921, chiedono anche che fosse ripristinata l’autorità delle leggi, rispettata la costituzione e che il governo dichiarasse le proprie dimissioni e queste furono le richieste degli Aventiniani. Mussolini ormai ha i pieni poteri e non intende tornare indietro ma accentrare il suo potere; nel 1925, reagisce quindi accusando i partiti aventiniani di essere messi come partiti contro lo stato, come partiti eversivi ovvero come un pericolo per lo stato fascista. Quindi proibì a questi partiti di tornare in parlamento e giustificò l’utilizzo delle milizie fasciste dicendo che l’Italia aveva bisogno di essere protetta contro questi partiti eversivi. Nel 1925 nasce quindi lo stato autoritario, totalitario presieduto dalla dittatura fascista. Uno stato totalitario è uno stato che si trasforma dalla situazione di stato liberale (Giolittiano) per la formazione di uno stato forte nel Paese e accentrato dove Mussolini affida la forza e i poteri alla polizia e ai prefetti. La forze dello stato si vede attraverso le milizie e la polizia. Sul campo lavorativo verranno licenziati dalle amministrazioni pubbliche tutti quei funzionari appartenenti a partiti antifascisti: sindaci, assessori, consiglieri ovvero i funzionari che amministrano comuni. Inoltre, abbiamo l’abolizione della libertà di stampa, l’introduzione della censura, sequestro e sospensione di riviste, tutto ciò che potesse eliminare l’informazione e l’ideologia anti-fascista. Contro le persone eversive si reagiva attraverso l’esilio. Con l’accentramento politico fu introdotta la figura del capo di governo il quale aveva pieni poteri e li esercitava in nome del Re. Chi assumeva i pieni poterei era quindi Mussolini. Nessuno poteva fermarlo, tanto meno il parlamento il quale perde i suoi poteri. Nessuno può più opporsi ne il monarca, ne il parlamento ed è per questo che parliamo di potere assolutistico come quello di Luigi XIV in Francia dove nessuno poteva esercitare un opposizione nei suoi confronti. Un’altra norma che introdusse, riguardava l’abolizione delle elezioni amministrative, comunali, per cui i sindaci venivano nominati dallo stesso capo del governo. Abbiamo quindi una sovranità popolare in tutt’Italia

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