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La destra storica

Il primo periodo del Regno d’Italia che va dal 1861 al 1876 è detto della Destra storica perché i governi che si susseguirono in questi anni appartenevano alla destra liberale, legata soprattutto agli interessi dell’aristocrazia piemontese, lombarda e romagnola. Questi governi avevano una responsabilità altissima perché dovettero prendere delle decisioni affrettate in un clima di urgenza in cui i problemi erano numerosissimi. Un importante provvedimento della Destra storica fu rappresentato dalla piemontesizzazione, cioè l’estensione delle leggi del Regno di Sardegna a tutto il Regno d’Italia. Fu un atto dettato dall’emergenza. Nell’Italia meridionale la tassazione, la leva obbligatoria e l’eccessivo liberismo crearono molte tensioni e malcontenti.
Fino agli anni trenta del Novecento l’Italia era un paese fondamentalmente agricolo e c’erano pochi distretti che avevano una struttura industriale, come Como, Biella e Prato. Negli anni sessanta dell’Ottocento il governo italiano fece fare un’inchiesta per avere un quadro generale della situazione economica italiana. Da questa inchiesta emerse che il sistema agricolo dell’Italia settentrionale era molto avanzato; le terre appartenevano a delle famiglie nobili che risiedevano nelle grandi città e venivano affittate a degli abili imprenditori privati che aprivano delle imprese moderne che facevano fruttare al massimo i terreni. Nell’Italia centrale invece c’era la mezzadria, secondo cui il proprietario terriero divideva il proprio terreno in poderi che distribuiva a delle famiglie le quali avrebbero dovuto consegnargli metà del raccolto. Questo tipo di agricoltura non era molto produttiva, ma solo di sussistenza. L’Italia meridionale era invece caratterizzata dal latifondo. Una parte del latifondo è solitamente gestita dal proprietario, mentre l’altra parte è affidata a famiglie di contadini che la devono coltivare. Queste terre però erano spesso molto povere e poco produttive e perciò era necessario coltivarle in maniera intensiva per ottenere delle rendite opportune. Esisteva anche una classe intermedia che lavorava per conto dei latifondisti e teneva sotto controllo l’operato dei contadini. Secondo alcuni studiosi fu questa classe che diede origine all’organizzazione mafiosa nell’Italia meridionale. Il latifondo era un sistema agricolo molto scadente, poco produttivo e molto arretrato. La zona tra Lecce e Bari e la Sicilia orientale invece rappresentavano un’eccezione perché c’erano importanti imprese specializzate nella lavorazione di olio, vino e agrumi soprattutto da esportare. I primi governanti della Destra storica dovettero fare i conti con le differenze tra queste tre zone agricole dell’Italia.

La Destra storica non seguì la pista del federalismo, ma venne preferito l’accentramento per cercare di diminuire le forti differenze tra le varie zone d’Italia. Il modello da seguire era quello francese e anche nel Regno di Sardegna c’era stato l’accentramento. Era avvenuta dunque una piemontesizzazione. Per ogni provincia il governo nominò un prefetto che aveva poteri amplissimi ed era a capo della polizia e dell’amministrazione provinciale. Nei comuni c’erano sindaci che fino agli anni ottanta dell’Ottocento erano nominati dal governo. Con la piemontesizzazione vennero estesi a tutto il paese la leva obbligatoria, molte tasse, il liberismo economico e l’obbligo di due anni di istruzione elementare. Questo atto favorì le imprese settentrionali che erano molto moderne e solide, mentre fu deleterio per l’economia dell’Italia meridionale che era molto arretrata. Nelle regioni meridionali il malcontento era diffuso e diede origine al brigantaggio. Nel 1863 venne data carta bianca all’esercito per reprimere questo fenomeno e vennero compiuti dei massacri efferati.
Il nuovo governo impose tre tipologie di tasse per fronteggiare il deficit finanziario. L’imposta mobiliare era una percentuale di tassazione sui redditi ottenuti con il lavoro. L’imposta fondiaria era invece una tassa sui terreni e sugli immobili. Vennero poi aumentate le imposte dirette come il sale e il tabacco. Nel 1868 per raggiungere il pareggio del bilancio venne tassata anche la farina con la cosiddetta “tassa della fame”. L’incremento di tasse si accompagnava alla diminuzione delle spese di stato che si limitavano esclusivamente all’esercito, all’amministrazione e alla rete ferroviaria. Nel 1875 il ministro delle finanze Quintino Sella dichiarò che finalmente il bilancio italiano era in attivo. Il merito della Destra storica fu quello di aver costruito uno stato unitario nel giro di pochi anni.

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