Erectus 578 punti

Destra storica

La destra storica (1861-1876), rappresentativa dell'aristocrazia della borghesia medio-alta, si trovò ad affrontare, dopo l'unità d'Italia, diversi problemi di natura:
- economici: debito pubblico;
- culturali: vi era una profonda eterogeneità tra nord e sud d'Italia, differenze linguistiche, nord "avanzato" con infrastrutture ed un tenore di vita più alto, contrapposto al meridione arretrato;
- sanitari: molte malattie si diffusero durante questo periodo soprattutto a causa della scarsa alimentazione (che abbassa le difese immunitarie delle persone) e dall'igiene pietosa nella quale si viveva;
- irredentistiche: l'irredentismo era il movimento che propugnava il completamento dell'unità italiana, annettendo quelle terre ancora "irredente" quali il Trentino, il Veneto, il Friuli e la Venezia-Giulia.

Le principali riforme ed azioni della Destra storica furono:
- il risanamento del debito pubblico (1875 durante il governo Minghetti) grazie all'imposizione di gravose tasse come quella sul macinato, che andava a colpire i ceti sociali meno abbienti;
- l'annessione del Veneto, grazie alla Terza guerra di indipendenza (l'Italia sconfitta a Lissa e Custoza, vincente, grazie a Garibaldi, solmente a Bezzecca);
- la risoluzione della questione romana , cioè dell'annessione del Lazio allo stato italiano) nel 1871 con la breccia di Porta Pia, che provocò la reazione del Papa, il quale per sdegno pubblicò l'enciclica "No Exceptis";
- la risoluzione della questione meridionale ed in particolare di quella del brigantaggio;
- il liberismo economico che favorì l'esportazione;
- l'accentramento amministrativo.

Registrati via email