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Decolonizzazione, sviluppo e globalizzazione


Il libro distingue tra colonie inglesi e colonie francesi (P 603). Gli inglesi prendono atto con la seconda fine della seconda guerra mondiale di non riuscire a seguire il nuovo impero e quindi facilitano le decolonizzazione pur di avere in cambio dei rapporti politici buoni con i paesi ex colonizzati. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Inghilterra prende coscienza della propria incapacità di conservare il proprio impero e quindi facilita la liberazione d’indipendenza delle sue colonie, fondamentalmente l’India, e cerca di inserire le sue colonie nel Commonwealth. Dall’altra parte invece c’è la Francia che cerca in tutti i modi di conservare le proprie ex colonie, però in questo modo va incontro a numerose sconfitte, prima il Vietnam nel ’54, e poi in Algeria tra il ’57 e il ’62.
Questa decolonizzazione dei paesi dell’asia e dell’africa avviene nel contesto della competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica, quindi i paesi che si liberano dall’essere delle colonie, cercano o l’appoggio dell’uno o dell’altro. Stati Uniti e Unione Sovietica sono due paesi che sono frutto di due rivoluzioni, una nel 700 e l’altra nel 900, però sono entrambi frutto di rivoluzioni, e gli Stati Uniti sono protagonisti di una rivoluzione anticoloniale degli inglesi, tutto ciò fa si che questi paesi non vengano viste in modo negative. Soprattutto i russi cercano di diffondere il comunismo in Africa. I problemi sono vari, c’è una grossa differenza fra l’Asia e l’Africa. La prima ha antichi imperi, che costituiscono la base per un movimento di liberazione nazionale (India, Cina si liberano avendo però alle spalle la storia, e una propria entità nazionale). Nella seconda invece non esistevano nazioni, e nessun senso del termine nazione, precedenti alla colonizzazione, quindi quando questi paesi si libereranno si troveranno nell’assenza, nel vuoto di una struttura politica che possa in qualche modo organizzare anche gli Stati, oltretutto gli Stati africani erano stati disegnati a fine ‘800 sulla cartina geografica con il righello e questo righello passava magari a metà tra un’etnia ed un’altra e risultato è che si trovano due etnie nello stesso stato ex coloniale con scontri, e rischi di guerre civili (meno frequenti in Asia), tranne nel caso dell’Etiopia. Nel caso invece del Kenya, la l’indipendenza nazionale fu conquistata attraverso una vera e propria guerra di liberazione, condotta da movimenti che univano la lotta per l’indipendenza un programma di riforme sociali ed economiche (movimento Mau-Mau). E’ questo anche il caso del Congo belga, dove la liberazione avviene a seguito di una guerra civile; è una storia molto significativa perché qui gli ex colonizzatori utilizzano una etnia contro l’altra. Utilizzano i katanga, un’etnia, contro chi voleva l’indipendenza del Congo. Già ai tempi della colonizzazione nell’800 questo trucco veniva utilizzato.
Le scelte legate alla guerra fredda: dove l’indipendenza fu il frutto di una lunga lotta di popolo si ebbe, solitamente, una scelta di campo a favore dell’Unione Sovietica. Negli altri casi, furono scelti il campo occidentale e la supremazia degli Stati Uniti, come accadde per esempio nelle Filippine, nella parte meridionale del Vietnam.
In Taiwan e in Corea del Sud, prima ancora della decolonizzazione, adottarono l’inglese come seconda lingua e scelsero uno stile di vita tipico dell’Occidente (sono due stati la cui nascita è legata agli esiti del secondo conflitto mondiale).

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