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Da Napoleone al '48

All’indomani della caduta di Napoleone il Congresso di Vienna (1814/1815), basato sul principio della legittimità e su quello dell’equilibrio, annulla gran parte delle conquiste liberali del periodo napoleonico e riporta sui troni le antiche dinastie regnanti, da cui il nome di Restaurazione, ridisegnando la carta geopolitica dell’Europa. Per assicurare la stabilità politica nel continente, i sovrani crearono la Santa Alleanza, formata da Austria, Prussia e Russia, volta a garantire la pace e, in seguito, la Quadruplice Alleanza, con l’aggiunta della Francia, con l’intento di prevenire e reprimere qualsiasi tentativo rivoluzionario.
Il frazionamento dell’Italia fu reso ancora più pesante dal carattere non omogeneo di alcuni stati, dall’autonomia delle scelte dei vari sovrani, dal ripristino delle dogane fra Stato e Stato e dal ritorno all’assolutismo dal quali si salvarono solo il Granducato di Toscana e il Regno di Sardegna.
Nascono allora numerose società segrete, soprattutto la Massoneria e, in Italia, la Carboneria, che miravano all’abbattimento del sistema garantito dalla Santa Alleanza e alla conquista dei diritti civili e politici.
La prima grande ondata dei moti insurrezionali parte dalla Spagna e si diffonde in Italia ed in Russia. L’esercito francese fu inviato a reprimere i moti rivoluzionari spagnoli, mentre l’Austria intervenne nel Regno di Napoli per domare la rivolta. I moti separatisti di Palermo furono soffocati senza bisogno di aiuto dall’esercito borbonico.
Al fallimento dei moti liberali in Spagna e Italia, si contrappose il successo dei patrioti dell’Eteria, la società segreta greca, per l’indipendenza della Grecia dall’Impero Ottomano. Questa lotta di liberazione, durata dal 1821 al 1829 e che si concluse con l’indipendenza della Grecia dall’Impero ottomano, vide alleate della Grecia la Russia, la Francia e l’Inghilterra.
Una nuova ondata di lotte promosse dalle forze patriottiche e liberali percorse l’Europa negli anni 1830/1831. Questa volta la rivolta parte da Parigi. Qui il re Carlo X, che aveva tentato di limitare le libertà politiche, venne costretto alla fuga e sul trono salì Luigi Filippo d’Orléans, apprezzato dalla borghesia moderata per le sue simpatie liberali.
Dalla Francia il moto insurrezionale si propagò in Belgio, che ottenne l’indipendenza dall’Olanda, in Spagna, che ottenne il ripristino della Costituzione napoleonica , mentre il Italia ed in Polonia i moti ebbero esito fallimentare.
L’invasione napoleonica della Spagna aveva scatenato nel 1810 la rivoluzione nelle colonie latino-americane che, nel 1823 diventarono indipendenti. Nel 1825 il Portogallo concesse l’indipendenza al Brasile. Nel 1825 la Dottrina di Monroe, che prevedeva sia il non intervento dell’America in Europa, sia il rifiuto di qualsiasi ingerenza europea in America, tracciò le linee della politica estera degli Stati Uniti. Essi infatti acquistarono la Florida dagli spagnoli, tolsero al Messico Texas e California e cominciarono lo sfruttamento dell’America Latina.
Riflettendo sul fallimento dei moti carbonari Giuseppe Mazzini fu il primo italiano a capire che bisognava passare ad una “guerra di popolo” in nome dell’unità e dell’indipendenza italiana, Con questo scopo fondò la Giovine Italia, un’associazione clandestina di rivoluzionari di professione che si proponeva di sollevare il popolo delle città con l’obiettivo di un’Italia unita e repubblicana retta da governi eletti dal voto popolare. Ai moti mazziniani aderirono borghesi, militari ed operai, tuttavia fallirono anch’essi. Nel 1834 venne stroncata a Genova una rivolta alla quale partecipò anche Giuseppe Garibaldi, che fuggì in Sudamerica, come pure fallirono i moti in Romagna ed in Calabria.
Il fallimento dei moti mazziniani fece nascere a mano a mano l’idea che forse esisteva un modo meno violento per ottenere l’indipendenza; così la pensavano i federalisti che proponevano una confederazione degli stati italiani realizzata attraverso graduali riforme. Essi si dividevano in due correnti: 1) i cattolici liberali proponevano una federazione di regni presieduta dal Papa e difesa dall’esercito sabaudo; 2) i democratico-repubblicani prospettavani invece una federazione di repubbliche realizzata attraverso pacifiche e graduali riforme politiche ed economiche guidate dai ceti borghesi.
Nel 1847 Pio IX, divenuto Papa nell’anno precedente, concesse alcune riforme, seguito dal Granduca di Toscana e da Carlo Alberto di Savoia. I tre Stati abolirono le dogane. I patrioti di tutta Italia guardarono con grande speranza a questo piccolo spiraglio, mentre l’Austria reagiva inviando il maresciallo Radetzky ad occupare la città pontificia di Ferrara a scopo di avvertimento.

Nel 1848 il fermento rivoluzionario contagiò per diversi motivi tutta l’Europa.
A Parigi scoppiò una vera e propria rivolta contro le mancate riforme di Luigi Filippo che aveva respinto anche la richiesta del suffragio universale maschile. Il re fu costretto a fuggire e venne proclamata la Seconda Repubblica, guidata da elementi di sinistra.
Altri paesi europei si sollevarono contro l’Impero austro-ungarico. Il 13 marzo insorse Vienna, che ottenne la Costituzione da Ferdinando I il quale, poi, abdicò in favore del nipote Francesco Giuseppe. Il 15 marzo fu la volta di Budapest, che ottenne l’indipendenza dell’Ungheria. Il 18 marzo insorse Berlino, con la richiesta della Costituzione e dell’unità della nazione tedesca. Infine l’8 aprile a Praga gli insorti chiesero maggiori libertà per la popolazione di lingua slava.
In Italia il 12 gennaio era insorta Palermo alla quale il re Ferdinando II di Borbone concesse la Costituzione, mentre Carlo Alberto concedeva lo statuto (Statuto Albertino) al regno di Sardegna.
Il 17 marzo si sollevò Venezia, che scacciò gli austriaci e proclamò la Repubblica. Il 18 marzo insorse Milano che, con la guida di Carlo Cattaneo, nel corso delle “cinque giornate” costrinse alla ritirata l’esercito di Radetzky.

Il 23 marzo 1848 il re Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria e diede inizio alla Prima guerra d’indipendenza alla quale parteciparono anche Mazzini, Garibaldi e i liberali toscani e napoletani. Carlo Alberto, che considerava l’intervento non una guerra per liberare l’Italia, ma una semplice guerra dinastica per impadronirsi della Lombardia, fu sconfitto a Custoza e Novara e abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II il quale, nel marzo del 1849, firmò un armistizio con l’Austria.
Delusi dall’esito della guerra, i democratici fondarono le Repubbliche toscana, romana e di Venezia e si prepararono a difenderle.

I risultati del ’48 furono di breve durata.
In Francia i borghesi elessero presidente della Repubblica Luigi Napoleone che, qualche anno dopo, con un colpo di Stato divenne imperatore con il nome di Napoleone III.
A Vienna, Berlino e Praga i sovrani cancellarono le promesse liberali e l’Ungheria ritornò a far parte dell’Impero austro-ungarico.
In Italia Radetzky schiacciò la rivolta del popolo di Brescia e spazzò via le Repubbliche toscana e di Venezia, mentre la Repubblica romana fu schiacciata dai francesi chiamati dal Papa.
In Piemonte, invece, il re Vittorio Emanuele II mantenne lo Statuto e indisse le elezioni; Massimo d’Azeglio, capo del Governo, fece approvare le Leggi Siccardi, che posero fine ai privilegi del clero nel regno sabaudo.

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