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La cultura giolittiana

Nonostante Giolitti (1901-1914) non abbia alle spalle una conclamata ideologia, la sua si può definire una politica liberale illuminata, affine negli obiettivi alle idee dei socialisti riformisti.
La cultura del periodo è però anti-giolittiana, contraria ai socialisti riformisti, e rimprovera a Giolitti di fare la volontà di questi ultimi.
Fra coloro che rimproverano questo a Giolitti abbiamo conservatori, avanguardisti, meridionalisti e neo-idealisti.
Prezzolini definisce la politica di Giolitti “scrivanile eccellezza”, volendo alludere alla burocratizzazione della vita politica, incentrata sulla diplomazia, che il governo attua in quegli anni.
La verità è che è scarsa la presa culturale del mondo che Giolitti rappresenta (come l’industria, che non integra il mondo economico con una precisa mentalità o ideologia).

Inoltre Giolitti trascura sempre il favore degli intellettuali, non curandosi di dare alla sua politica anche una direzione culturale.
Molti descrivono come “meschina” e “basata sull’empirismo di ogni giorno” la politica di Giolitti. Sostengono che quella che emerge nel suo governo sia un’Italia provinciale creata da un atteggiamento arrendevole ed opportunista.
Per Salvemini, Giolitti è un conservatore paternalista, che approfitta delle condizioni del sud per ottenere l’appoggio dei meridionalisti, creare brogli e servirsi della malavita.
Quella di Giolitti sarebbe cioè una politica conservatrice sotto forma di una politica riformatrice.
Nel 1911, su “La voce”, Salvemini accusa anche la borghesia meridionale di approfittarsi del latifondismo –grazie al bene placito del governo, che essi appoggiano. Essi cioè sono colpevoli di investire nella terra, come i “vecchi” baroni, anziché nell’industria.
Salvemini sarà poi esiliato dall’Italia durante il fascismo, ma nel 1945, nella prefazione del libro “L’età giolittiana”, scritto da un suo allievo, dichiarerà di non aver mai veramente inteso la politica di Giolitti.
Il fatto è che Giolitti e Salvemini hanno idee politiche molto diverse: per Salvemini, infatti, la democrazia è un ideale etico in un contesto anarchico, mentre Giolitti vuole attuare il liberalismo attraverso una politica di riformismo.
Secondo Croce, Giolitti attuò un governo liberale, in grado di soddisfare sia la destra che la sinistra, pronto ad accogliere sia le richieste degli industriali che dei lavoratori, e nello stesso tempo capace di mantenere l’ordine.
Inoltre Giolitti ebbe il pregio di aver chiamato nuovi strati sociali a far parte della vita politica del paese.
Ecco perché, nonostante le critiche, l’età giolittiana è conosciuta anche come decennio felice, come decennio democratico.

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