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Crollo di Wall Street

A differenza di tutte le potenze europee, gli Stati Uniti escono dalla prima guerra mondiale decisamente più ricchi, diventando, dopo la Conferenza di Washington del 1921-22, con la quale ricevono dalla Gran Bretagna il controllo di alcuni mari soprattutto nel Pacifico, la prima potenza mondiale. Gli USA sono una società capitalista avanzata, che vede in questi anni la nascita di grandi gruppi industriali e finanziari, simili alle moderne holding, e lo sviluppo esponenziale della borsa di New York. L'unico problema di questa economia è che basta il fallimento di pochi gruppi per portare al collasso tutto il sistema economico statunitense. In questi anni si parla di prima società dei consumi della storia, grazie a luoghi e servizi che favoriscono il commercio aperto a tutti, come centri commerciali e servizi postali, che sono in grado di distribuire prodotti ovunque.
Intanto la produzione industriale, già elevatissima, aumenta del 64%, la produttività del lavoratore, grazie ai sofisticati macchinari, del 40% e i profitti industriali del 76%. L'aumento dei salari però, pari al 30%, è in proporzione molto più debole rispetto alla crescita sociale, gli operai vivono così in condizioni di benessere, ma i prodotti realizzati sono più numerosi di quelli realmente acquistabili. Il gioco al rialzo dell'economia americana regge finché l'Europa riesce a riprendersi dalla crisi del dopoguerra e non ha più bisogno di acquistare prodotti dagli USA, che sommati a quelli già presenti vanno ad aumentare l'invenduto. Tutto ciò ha portato nel 1929 ad un crollo di alcune azioni che, non essendo state tolte dal mercato come avviene oggi, hanno generato crolli a valanga.

Inoltre moltissima gente ha iniziato a mettere in vendita le proprie azioni per non perdere denaro, portando così l'economia al collasso. La colpa principale del crollo è da attribuire alla borsa che, accecata dai forti guadagni, non é stata in grado di darsi regole. Il collasso porta dal 1929 al 1933 l'economia degli Stati Uniti in picchiata, creando più di 33 milioni di disoccupati, con ripercussioni internazionali devastanti, soprattutto in Gran Bretagna e in Germania, dove più di tre milioni di lavoratori perdono il proprio posto. Nel 1932, nel pieno della crisi, viene eletto Roosvelt, che col suo New Deal (Nuovo Patto) si impegna ad intervenire fortemente, creando una serie di cantieri statali a basso livello tecnologico, in modo tale che necessitino di moltissima manodopera. Roosvelt riesce così a ridare lavoro a moltissime persone ed a trovare una soluzione alla grave crisi.

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