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La critica del progresso

Nel 1864 nacque l'Associazione Internazionale dei Lavoratori, più nota come Prima Internazionale: i lavoratori proletari di tutti il mondo si organizzacano per porre fine allo sfruttamento da parte dei capitalisti. Fin dalla sua fondazione, però, la Prima Internazionale fu animata da diverse convinzioni ideologiche: dal sindacalismo inglese di tendenza rifomista, ai marxisti che proponevano di abbattere la società borghese con la rivoluzione; dai mazziniani che giustificavano le rivendicazioni democratiche con argomenti morali, agli anarchici che negavano ogni forma di autorità sia religiosa che politica.

La polemica più aspra fu quella tra Marx e Bakunin, teorico dell' anarchismo. Secondo Bakunin:
- la disuguaglianza sociale è generata non dallo sfruttamento economico (come sosteneva Marx) ma dallo Stato, che va abbattuto;
- con la rivoluzione si instaurerà la società anarchica: non sarà necessaria una transitoria dittatura del proletariato;

- i rivoluzionari per eccellenza sono i diseredati, i sottoproletari e i braccianti, non il proletariato come sosteneva Marx.
Bakunin fu espulso dall' Internazionale. La crisi economica del 1873 dimostrò l'incapacità della Prima Internazionale di difendere i lavoratori e nel 1876 l'organizzazione si sciolse.

Nel 1864 papa Pio IX condannò i mutamenti apportati dalla rivoluzione industriale con l'enciclica Quanta Cura. Un secondo documento, il Sillabo, elencava gli errori più comuni del tempo. Vennero condannati: la morale laica, il liberalismo, il socialismo e il comunismo, la separazione fra Chiesa e Stato, e la libertà di culto, di pensiero e di stampa.

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