Crispi

Fu ammiratore di Bismarck e adottò una politica autoritaria accentrando su di se tutti i poteri. Represse ogni protesta popolare che potesse minacciare ogni equilibrio sociale varò leggi sulla pubblica sanità e il codice penale Zanardelli che aboliva la pena di morte e ammetteva il diritto di sciopero.
Nella politica estera diede alla triplice alleanza un forte spirito antifrancese e siglò il "Trattato di Uccialli" in ambito coloniale, per cui l'Etiopia riconosceva all'Italia le conquiste in Eritrea.

Il suo governo terminò nel '91. Sulla politica italiana si affacciarono nuove forze: Filippo Turati al congresso di Genova tenne il partito socialista italiano e nel contempo il governo fu affidato ad Antonio di Rudinì nel 91 e a Giolitti nel '92. Giolitti decise di non intervenire con la forza di fronte alla protesta dei fasci siciliani. In Sicilia venne proclamato lo stato d'assedio e nel gennaio del '94 i fasci furono sciolti e nel '93 fu costretto a dimettersi per lo scandalo della banca romana in cui era coinvolto pure Crispi.

In seguito, il Re richiamò Crispi al governo e i fasci vennero soffocati nel sangue. Sussisteva un clima di "patria in pericolo" e Crispi usava i suoi prefetti per ristabilire l'ordine pubblico. Il suo governo si scontrò anche contro il movimento sociale cattolico. Infatti si assistette all'ingresso dei cattolici nella vita politica e il divieto papale impediva ai fedeli di partecipare alla vita politica, quindi i gruppi cattolici più aperti si svilupparono prevalentemente in campo sociale. coordinata dall'opera dei congressi, ebbe l'effetto di mettere la chiesa e i cattolici di fronte alla questione sociale. Questo processo di crescita fece sviluppare nei cattolici un proprio coerente pensiero sociale capace di confrontarsi con i socialisti. Leone XIII con l'enciclica "rerum novarum", veniva riconosciuta una più equa distribuzione della ricchezza e anche sostenuto la legittimità per i lavoratori di riunirsi e organizzare i sindacati. Così i cattolici prendevano sempre più consapevolezza di voler fondare un loro partito.

Crispi in campo estero attuò una politica espansionista ed aggressiva, quindi anche l'Italia si inserì nel processo di spartizione dell'Africa,portando alla formazione di imperi coloniali diede le dimissioni in seguito alla battaglia di Adua che pose fine alla seconda fase della politica coloniale italiana. Ciò coincise con l'apertura di una grave crisi politica e con l'uccisione di Umberto primo la gracile costruzione di una monarchia costituzionale sembrò vacillare sotto il peso di spinte autoritarie fortissime di alte gerarchie militari e gruppi conservatori: il paese stava sprofondando nella crisi di fine secolo.

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