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Dallo Stato forte di Crispi alla crisi di fine secolo

Fracesco Crispi, il successore di Depretis, governò l'Italia dal 1887 al 1896 (con l'eccezione del biennio 1891 - 93). Mazziniano e democratico in gioventù, dopo l'unità era passato nelle file dei monarchici. Sostenitore della necessità di uno Stato forte, avviò una politica autoritaria:
- L'apparato amministrativo venne riformato in senso centralista;
- la politica filotedesca e anntifrancese portò alla "guerra doganale" con la Francia;
Ci furuno anche aperture proghessiste: venne abolita la pena di morte e riconosciuta una limitata libertà di sciopero,ma contemporeanamente vennero diritti sindicale e accresciuti i poteri della polizia.
Crispi cercò di rilanciare la politica colognare ma la maggioranza,data la crisi economica.
Era preoccupata dei costi dell' operazione.Così nel nel 1891 Crispi si dimise.La presidenza del consiglio passò prima a Di Rudinì poi a Giovanni Giolitti che dovette affrontare il nuovo popolare dei Fasci siciliani,aggregazione eterogenea di lavoratori che protestavano contro le pesanti tasse e contro i latifondisi.

Giolitti,accusato di debolezza per non aver adottato metodi repressivi nella gestione dei moti e di aver coperto lo scandalo della Banca Romana,alla fine del 1893 si dimise.
Tornato al potere, Crispi:
- represse duramente la protesta dei Fasci;
- rilanciò la politica coloniale puntando alla conquista dell' Etiopia (Abissinia), ma nel 1896 gli italiano furono sconfitti presso Adua. Travolto dalle critiche, Crispi di simise. Terminava l'età della Sinistra storica e si apriva un periodo di crisi politifca e istituzionale.
Il nuovo presidente del Consiglio, Di Rudinì, concluse con Menelik (l'imperatore d'Etiopia) un trattato con cui l'Italia rinunciava alle pretese all Etiopia e limitava il suo dominio all'Eritrea e alla Somalia.
Nel 1898 una grave crisi economica colpì l'Italia. A causa dell'aumento del prezzo del pane, ci fu un'ondata di proteste e a Milano il generale Bava Beccaris (poi decorato da Umberto I) ordinò di cannoneggiare la folla causando una strage. Molti dirigenti socialisti vennero arrestati, la libertà di stampa fu limitata. Data la situazione, Di Rudinì si dimise e fu sostituito dal generale Pelloux, il quale intedeva proseguire con la linea repressiva.
L'ostruzionismo dell'etrrema sinistra lo costrinse però a sciogliere le camere e a indire nuove elezioni, che videro avanzare i socialisti.
Il 29 luglio 1900 l'anarchico Bresci uccise il re Umberto I. Il nuovo re Vittorio Emanuele II affidò il governo a Zanardelli. Giovanni Giolitti divenne ministro degli Interni: iniziava così l'età giolittiana.

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