Crisi in Russia e ruolo di Armando Diaz in Italia


Nel corso dell'inverno del 1916-17, sui diversi fronti di battaglia europei si è diffusa una grande stanchezza fisica e psicologica che porta a scioperi nelle retrovie e a casi di ammutinamento al fronte. La crisi più grave è quella che investe la Russia dove nel marzo del 1917 ( più precisamente 25 febbraio secondo il calendario russo) scoppia una prima rivoluzione che conduce all'abdicazione dello zar e alla nomina di un governo provvisorio, che opta comunque per la continuazione della guerra. Tale decisione conduce allo scoppio di una seconda rivoluzione guidata dalla frazione bolscevica del Partito socialista ( 25 ottobre, secondo il calendario russo 7 novembre secondo il calendario occidentale), a conclusione della quale viene proclamata la costituzione di una Repubblica socialista e viene firmato un trattato di pace separata con la Germania siglato a Brest-Litovsk il 3 marzo 1918. Il crollo del fronte russo permette all'esercito tedesco di spostare una parte delle truppe verso il fronte occidentale. Al tempo stesso gli austro-ungarici, supportati da reparti tedeschi, tentano uno sfondamento definitivo del fronte italiano con l'offensiva che si concentra nei pressi del villaggio di Caporetto in Friuli (24 ottobre 1917). Il fronte italiano non regge però, gli italiani si ritirano disordinatamente, gli austro-tedeschi avanzano per decine di chilometri occupando gran parte del Veneto finché l'esercito italiano non riesce a riorganizzarsi sul fiume Piave dove l'avanzata austro-tedesca viene fermata. Ma non è stato decisivo infatti il fronte italiano regge ancora. Dal punto di vista politico e militare la "rotta di Caporetto" ha notevoli conseguenze, il capo di stato maggiore, generale Cadorna, viene sostituito dal generale Armando Diaz (1861-1928) il cambiamento comporta un mutamento nella gestione delle truppe. Diaz e i suoi collaboratori si preoccupano di costruire un buon sistema di propaganda, attraverso il quale si comunicavano ai soldati i tradizionali temi nazional-patriottici, ravvivati adesso dalla retorica della necessaria ed estrema protezione della propria patria e del proprio focolare contro la possibile e definitiva invasione nemica; inoltre si migliorano le condizioni dei soldati al fronte, con più efficaci rifornimenti alimentari, più frequenti erano anche i turni di licenza e nuove opportunità di distrazione negli intervalli dei combattimenti.

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