La crisi economica e l'Italia


L'Italia fascista si era fatta credere portatrice di esperienze particolari, con le quali la via d'uscita per la crisi economica occidentale.
Queste esperienze si riassumono nello Stato corporativo.

Lo stato corporativo:
Idea di corporazione: organismo che raccolga unitariamente tutti coloro che operano in un determinato settore produttivo, dal Medioevo e poi ripreso dai Cattolici e Nazionalisti, per evitare gli incerti della concorrenza e superare la lotta di classe.
- stesse esigenze sentite dal fascismo
- sciolte antiche organizzazioni sindacali
- abolito il diritto di sciopero
- i nuovi sindacati fascisti divenuti organi dello stato (per armonia sociale, per supremi interessi della produzione nazionale)

Speciale magistratura del lavoro per risoluzione dei conflitti tra datori di lavoro e lavoratori
Luglio 1926 - creato il ministero delle corporazioni

21 aprile 1927 documento della carta del lavoro che conteneva l'enunciazione ufficiale dei nuovi principi corporativi
- Gioacchino Volpe storico fascista: opera più originale della rivoluzione fascista
- si trattava di una concezione dello stato che subordinava al l'interesse pubblico ogni diritto personale, opposta alla concezione liberale
- non si sapeva come all'interno delle corporazioni venne raggiunta l'armonia sociale
- per il momento rimase però tutto fermo

Politica economica del fascismo:
Da De Stefani a Volpi
Prima del 1925 A. De Stefani, ministro delle finanze (1922-25) - ministro del tesoro (1923-25)
- Sierra cercato di valorizzare l'iniziativa privata limitando l'intervento dello stato:
Stimolata la produzione
Riaccesa l'inflazione
Ribassi valore della lira sui mercati internazionali

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