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Crisi del 1929

Nel 1929 negli Stati Uniti iniziò una crisi economica pesantissima che si diffuse in tutto il mondo capitalistico ed ebbe conseguenze molto gravi anche per l’Europa. Durante la Grande guerra e negli anni immediatamente successivi gli Stati Uniti avevano rafforzato la loro posizione di prima potenza economica mondiale. Lo sviluppo tecnologico, con l’uso sempre più frequente delle macchine nella produzione industriale, portò ad un calo di occupazione in tale settore. Al contrario fu indirettamente favorita la crescita del terziario, i cui addetti, verso la fine degli anni ’20, superarono per la prima volta il numero degli addetti all’industria. Inoltre furono notevoli i cambiamenti nelle abitudini quotidiane con la diffusione di beni quali l’automobile e gli elettrodomestici in una famiglia su tre. Negli anni ’20 sembrava insomma che la società americana fosse avviata a uno sviluppo economico senza più pause o interruzioni. Un segno di ciò era la frenetica attività della borsa di New York, conosciuta come Wall Street, dal nome della via in cui tuttora ha sede. E fu proprio la corsa all’acquisto di azioni tra le cause principali della gravissima crisi economica. Infatti la crescente richiesta di azioni fece sì che queste crescessero di prezzo ben oltre il loro valore. Contemporaneamente sia nell’agricoltura sia nell’industria cominciò a verificarsi una sovrapproduzione. Tra le molte ragioni della sovrapproduzione vi erano i bassi salari degli operai: ad esempio negli Stati Uniti il benessere economico degli anni ’20 riguardò circa il 30% delle famiglie, mentre il resto della popolazione rimase esclusa per il livello troppo misero degli stipendi. La conseguenza fu che le merci prodotte cominciarono a restare invendute e a riempire i magazzini. Le industrie dovettero ridurre la produzione, con un conseguente calo dei profitti. Ciò determinò inevitabilmente anche una perdita di valore delle azioni in borsa. Ma la corsa alle vendite determinò un crollo dei prezzi delle azioni. Poiché i ceti ricchi e i risparmiatori avevano perso i loro capitali, non potettero fare acquisti e quindi in breve il crollo della borsa di Wall Street ebbe pesanti riflessi su quasi tutte le industrie. La crisi non si fermò ai soli Stati Uniti poiché questi ultimi avevano intensi rapporti economici con l’Europa. La prima reazione, sia degli Stati Uniti sia degli altri Stati, fu di limitare al massimo le importazioni per difendere dalla concorrenza i prodotti delle proprie industrie. Infatti tra il 1929 e il 1932 il commercio mondiale si ridusse e ciò provocò un ulteriore calo della produzione industriale, il fallimento di parecchie aziende, o il rallentamento nelle loro attività, la disoccupazione di milioni di lavoratori che insieme alle loro famiglie furono costretti a ridurre i consumi.

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