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LA CRISI ECONOMICA E MONDIALE TRA IL 1929 E IL 1932

Dopo la prima guerra mondiale, gli Stati Uniti si erano affermati come una grande potenza mondiale.
Nel periodo che va dalla fine della prima guerra mondiale all’inizio della crisi, gli Usa rappresentavano una sorta di “El dorado” dove si viveva in un atmosfera di festa perenne cui tutti gli abitanti dell’America erano invitati. In realtà non veniva mai mostrato il risvolto della medaglia, segnato dal “Proibizionismo” , dai gangster mafiosi come Al Capone e dalla ricomparsa del Ku Klux Klan – da ricordare le discriminazioni verso i neri, i comunisti e gli anarchici (caso Sacco e Vanzetti).
E' comunque un momento di grande ottimismo generale che verrà ricordato come “i ruggenti anni Venti”

Per tutti i cittadini statunitensi si aprivano strade verso l'arricchimento: la borsa di New York, Wall Street, era divenuta il simbolo della ricchezza facile, a causa dei fenomeni speculativi che vi avvenivano.

Inoltre, gli Usa avevano concesso dei prestiti a quasi tutte le potenze europee, a patto che queste avessero importato dei prodotti americani.


Sfortunatamente una parte troppo alta del reddito nazionale andava alle persone più ricche, che lo trasformava in risparmi e investimenti, e molto meno a operai, contadini, impiegati e masse, ciò portò ad una grave crisi di sovrapproduzione(la produzione della nazione era maggiore delle possibilità di consumo).

Ciò sembrò non allarmare i piani alti, poiché gli USA potevano contare sul mercato europeo, ma, nel vecchio continente, quasi tutte le nazioni stavano cercando di potenziare le proprie industrie attivando politiche protezionistiche simili a quelle americane.

Inoltre la diffusione delle vendite rateali fece crescere l’indebolimento nei confronti delle banche da parte di imprese, contadini e privati cittadini.
Con il crollo della Borsa (24 ottobre 1929 – giovedì nero) partì una catena di fallimenti delle imprese e dei contadini che si videro portare via la terra non potendo pagare le ipoteche.

La speculazione fece salire i prezzi dei titoli azionari e degli immobili. Per acquistare titoli era
sufficiente una piccola anticipazione di denaro: molti titoli erano quindi acquistati “A CREDITO”.

La crisi economica esplose il 24 ottobre 1929, il cosiddetto "giovedì nero", con il crollo della borsa di Wall Street. Il crollo di ottobre fu originato da una situazione di panico collettivo, creatasi quando i broker, in una fase di ribasso, avevano cominciato a gettare sul mercato titoli azionari in massa.

Il calo delle esportazioni costrinse le industrie a ridurre la produzione, e di conseguenza a licenziare grandi masse di operai i quali, privati del reddito, dovettero ridurre i loro consumi di beni. Gli imprenditori e gli agricoltori non furono più in grado di restituire i prestiti avuti dalle banche per ampliare le loro aziende. Si aprì così una drammatica spirale che travolse l'economia americana, fino a raggiungere il fondo nel 1932, con il tasso di disoccupazione che raggiunse il 25% (13 milioni di disoccupati ).


Il New Deal

Quandò si verificò l'inizio della crisi, sulla poltrona presidenziale sedeva il repubblicano Herbert Hoover. Pensando che il mercato si sarebbe autoregolato, Wilson non fece nulla per andare incontro a chi ne aveva davvero bisogno, lasciando il Paese abbandonato a se stesso.
In una situazioni di totale regresso venne eletto alle nuove elezioni il democratico Franklin Delano Roosevelt. Sin dal primo momento egli capì che per superare la crisi bisognava intervenire direttamente nell’economia del paese, mettendo per un attimo da parte i principi dell’economia liberale. Roosevelt si circondò dunque di un gruppo di esperti ed insieme teorizzarono il “New Deal”, ovvero il nuovo corso che avrebbe dovuto seguire l’economia nazionale. Alla base di questo percorso vi era un intervento massiccio dello stato nell’economia , in modo tale da diminuire il tasso di disoccupazione e permettere all’ingranaggio inceppato di funzionare regolarmente.

Vennero costruite nuove strade, autostrade e dighe. Vennero assunti molti giovani e vennero stanziati dei sussidi per la disoccupazione, delle piccole pensioni senili e furono garantiti dei salari minimi per gli operai. In meno di due anni, lo stato era riuscito a dare un lavoro a circa 4 milioni di disoccupati.

Per quanto riguarda il piano finanziario, venne creata la “Federal Bank Reserve”, una sorta di banca centrale che controllava l’operato di ciascuna banca. Furono garantite delle assicurazioni sui depositi bancari e venne controllato il mercato azionario.
Il New Deal aveva sicuramente segnato una svolta, anche se nel 1939 il paese contava ancora 9 milioni di disoccupati. Bisogna attendere lo scoppio della seconda guerra mondiale perché venga messa la parola “fine” a questa grande depressione.

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