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La crisi di Cuba

Sotto la guida di Kruscev l’Unione Sovietica arrivò ad un passo dalla guerra con gli Stati Uniti nel 1962, con la crisi missilistica di Cuba. Nel 1958 e 1959 a Cuba, che era uno Stato fantoccio degli Stati Uniti, Fidel Castro, Ernesto Che Guevara e un gruppo di guerriglieri avevano animato e vinto la guerra civile, instaurando una feroce dittatura comunista. A questo punto Cuba sfuggì al controllo e successivamente, anche se non era nei piani originari di Castro, si legò all’Unione Sovietica. Nel 1961 Kennedy, appena diventato Presidente, tentò un’invasione dell'isola (episodio noto come "sbarco nella Baia dei porci") che però fallì. Cuba concedette ai sovietici una base che si rivelò essere una base missilistica nucleare. La vicinanza dei missili sovietici era una minaccia enorme per gli Stati Uniti. Kennedy si trovò dunque a dover decidere tra due soluzioni. Da un lato c’erano i militari che spingevano per un’invasione che poteva condurre alla guerra con l’Unione Sovietica, mentre da un lato c’era chi preferiva trovare un’intesa e non rischiare niente.

La soluzione scelta da Kennedy fu quella di porre l’embargo dell’isola e di circondarla per impedire alle navi sovietiche di portare le testate nucleari. La flotta sovietica arrivò nell’ottobre del 1962 con l'intento di portare le testate nucleari e per tredici giorni ci fu un clima molto teso che avrebbe potuto causare lo scoppio della guerra. Alla fine si riuscì a trovare un accordo: gli Stati Uniti si impegnavano a non invadere Cuba e a ritirare i missili nucleari che avevano schierato in Italia e in Turchia, mentre l’Unione Sovietica rinunciò alla propria base sull'isola.
Altro elemento di crisi della presidenza Kruscev fu la costruzione del muro di Berlino, che avrebbe dovuto isolare la parte ovest della città dal resto della Germania orientale. Il confronto con l’avanguardia della Germania occidentale era, infatti, impietoso e dava discredito a Kruscev. Il tentativo di Kruscev di cambiare l’economia fu ostacolato dal sistema centralizzato che rendeva la produzione industriale pessima in qualità e quantità. Con Kruscev vi fu anche la rottura dei rapporti con la Cina. Agli occhi di Mao Tse-tung il cambio di rotta dallo stalinismo parve molto pericoloso, perché ci si allontanava dal marxismo-leninismo ortodosso. Kruscev fu l’unico segretario del PCUS che venne rimosso. Di fronte al fallimento del tentativo di riforma e soprattutto in seguito alla rottura dei rapporti con la Cina il PCUS mise sotto accusa Kruscev, il quale si dimise nel 1964. Il suo successore fu Leonid Breznev.

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