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Crisi del sistema comunista negli anni '50
Nel 1953, lo stesso anno in cui terminava la guerra di Corea, moriva Stalin, il despota che per quasi vent'anni aveva tenuto l'Urss sotto la cappa di una feroce repressione, ma anche l'eroe che aveva guidato l'Urss a sconfiggere il nazismo. Dopo la sua morte si svolge una dura lotta per la conquista del potere tra i maggiori dirigenti del Pcus. Dallo scontro politico uscì vincente Nikita Chruscev, che divenne il nuovo segretario generale del partito e quindi il vero capo dell'Unione Sovietica. Chruscev fece una critica del suo predecessore, accusandolo di aver mirato al "culto della personalità". Cominciava così il processo di "destalinizzazione" dell'Unione Sovietica, dei paesi compresi nella sua sfera d'influenza. Negli anni successivi, in Unione Sovietica molte cose cambiarono: si attenuò la pressione poliziesca e mutò anche la politica economica. Si diede impulso alle produzione di beni di consumo, in modo da migliorare le difficili condizioni di vita della popolazione. Chruscev quindi si rivelò un riformatore, consapevole della necessità di introdurre più libertà. Questa libertà però rimase limitata, il potere politico rimaneva nelle mani di una ristretta cerchia di capi comunisti, che non erano sottoposti a nessuna forma di controllo democratico dei cittadini : non era eletta, ma selezionata all'interno del partito.
Nel giugno del 1956, in Polonia gli operai di Poznan diedero vita a una rivolta: chiedevano maggiori libertà sindacali, un miglior tenore di vita e uno sganciamento dalla troppo rigida tutela sovietica. Le truppe sovietiche presenti in Polonia intervennero reprimendo la rivolta. Subito dopo però venne eletto alla guida del Partito comunista Wladyslw Gomulka, un uomo politico che i sovietici nel 1948 avevano messo da parte accusandolo di "deviazionismo nazionalistico". Gomulka allontanò i dirigenti stalinisti, favorì l'istituzione di consigli operai e giunse a un accordo per la partenza delle truppe sovietiche dal territorio polacco. A causa della rivolta popolare l'esercito sovietico intervenne occupando l'Ungheria. Schiacciati dalla superiorità militare dei sovietici rivoltosi, dopo giorni di scontri nei quali vennero uccise centinaia di persone, dovettero soccombere.
La Cina si fece potatrice di un novo modello di socialismo, basato sulla trasformazione dell'agricoltura mediante le "comuni popolari".
La destalinizzazione iniziata da Chruscev, la svolta in Polonia, l'intervento sovietico in Ungheria e il distacco della Cina dall'Unione Sovietica turbarono le coscienze in tutto il mondo. Nel partito comunista Italiano che era il più grande partito comunista dell'Occidente, il gruppo dirigente guidato da Palmiro Togliatti scelse innanzitutto di confermare fedeltà al Urss, anche a costo di gravi lacerazioni al suo interno e di una rottura con il Psi che era il suo alleato nell'opposizione. Successivamente, però, maturò la convinzione che il modello sovietico di società socialista avesse molti limiti. Tra i comunisti italiani si rafforzò l'idea che ogni paese dovesse essere libero di scegliere la propria via al socialismo , senza modelli e senza schematismi.
Il comunismo riuscì a penetrare anche in America Latina, che gli Stati Uniti consideravano come una colonia da sfruttare economicamente e dove sostenevano quei governi in genere dittatoriali, che favorivano la penetrazione economica delle grandi imprese Americane. Proprio nell'isola Caraibica di Cuba, tuttavia, la strategia americana subì un pesante sconfitta. Contro la dittatura aveva preso corpo una forte opposizione popolare all'interno della quale si distinse il giovane avvocato Fidel Castro Ruz. Egli guidò una lunga guerriglia che, con l'appoggio di contadini e studenti, fecero di Cuba uno stato comunista

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