La crisi del 1929

Il benessere del primo dopoguerra
Tra il 1922 e il 1928 ci fu una crescita economica molto estesa negli Stati Uniti, grazie alla II rivoluzione industriale che permise la produzione di massa. Si cercò di aumentare il numero dei consumatori grazie alle nuove tecniche pubblicitarie innovative, le nuove forme di distribuzione come i grandi magazzini, e l'introduzione di pagamenti rateali. Ci fu un'ampia diffusione di energia elettrica e della apparecchiature radiofoniche. Nacquero il jazz e i night club, attività che aiutavano tutti i lavoratori a distrarsi dalla pesante vita lavorativa, al nuovo ritmo della società di massa. Questo periodo è ricordato come “i ruggenti anni '20”. Dopo la vittoria del repubblicano Warren Harding alle presidenziali del 1920 venne adottato un orientamento isolazionista (isolazionismo), cioè di soppressione dell'intervento nelle questioni di politica estera, continuando a curare esclusivamente gli interessi nell'area del Pacifico.

Xenofobia e protezionismo
Si sviluppò un sentimento di xenofobia dovuto alla volontà di proteggere il benessere raggiunto, e al numero di immigrati. Nel 1924 venne varata una legge che limitò l'afflusso di immigrati, e in questo periodo si ricorda il caso degli italiani Sacco e Vanzetti, e il movimento razzista chiamato “Ku Klux Klan”. Sempre dovuto alla forte immigrazione e all'aumento della xenofobia, venne introdotto il proibizionismo, ovvero il divieto di vendere e consumare alcolici, varato dai repubblicani nel 1921. Nacquero, anche a causa del proibizionismo, le prime forme di criminalità organizzata (produzione clandestina, contrabbando, corruzione per eludere i controlli), e la mafia arrivò negli Stati Uniti, con il fenomeno dei gangster ed il nome a tutti noto di Al Capone. La legge del proibizionismo fu abolita nel 1933.

La politica repubblicana e il “boom” della borsa
I repubblicani, che rimasero al governo per tutti gli anni Venti negli Stati Uniti, ridussero al minimo le imposte dirette causando quindi l'abbassamento degli stipendi, e aumentarono quelle indirette, aumentando quindi le tasse. Durante la politica repubblicana fu diminuita la spesa pubblica (azione che gravò sull'assistenza sanitaria e pensionistica), abbassato il tasso d'interesse, e si rinunciò ad ogni forma di regolazione economica, missione già iniziata precedentemente con l'accentuata politica isolazionista. Tra il 1927 e il 1929 grazie ad una condizione reale ma anche a causa di una sensazione immaginaria di benessere infinito, il valore delle azioni raddoppiò. Il fenomeno è conosciuto come “boom della borsa”. Ma, a causa della saturazione del mercato (dovuta ad un'eccessiva produzione e a una diminuzione progressiva degli acquisti di beni di consumo di lunga durata) venne causata ciò che è conosciuta come “crisi di sovrapproduzione”.

La crisi del 1929
Si arrivò al giovedì nero, ovvero il 24 ottobre 1929 quando furono disperatamente venduti 13 milioni di azioni e il loro valore crollò quindi senza sosta (il valore di un'azione è basato soprattutto su previsioni fiduciarie nei confronti di un'azienda da parte del mercato). Gli effetti a catena che si svilupparono furono: l'enorme aumento dei debiti sia di singoli privati che di banche; molte banche si ritrovarono a chiudere e ci fu il panico tra i risparmiatori, che persero completamente la loro liquidità, insieme ai prestiti/crediti. Le aziende che non potevano accedere ai crediti inoltre, non poterono più mantenere un livello di produzione regolare, e riducendolo, tagliarono i salari e licenziarono operai e lavoratori. La Federal Reserve Bank (BCE statunitense) non abbassò il tasso di interesse per far svalutare il dollaro, un'azione che avrebbe potuto aumentare la circolazione della moneta, in quanto più conveniente, e avvantaggiato le importazioni americane. Herbert Hoover approvò nel 1930 un provvedimento protezionista, lo Smoot Hawley tariff act) che portò però esclusivamente alla difesa dell'economia interna, quella statunitense.

I provvedimenti delle maggiori potenze europee in seguito alla crisi


Il provvedimento della Gran Bretagna in seguito alla grande crisi fu quello di svalutare la propria moneta per rendere le proprie merci nuovamente competitive, abbandonando il gold standard, ovvero il rapporto di convertibilità della moneta con l'oro.
La Francia decise invece di rimanere attaccata al gold standard, ovvero il rapporto di convertibilità della moneta con l'oro, soprattutto per questioni di prestigio. Fu adottata una politica deflazionistica, che porta ad una penalizzazione delle esportazioni francesi e ritarderà la ripresa economica al 1937.
In Italia venne accentuato il protezionismo, per quanto riguarda la vendita di alcol e tabacco, e l'intervento da parte dello Stato sull'economia (atteggiamento opposto ad una politica liberista). In Germania venne contenuta la spesa pubblica e compressi i salari, ma le politiche commerciali internazionali causarono un aggravamento della recessione. Gli Stati Uniti, oltre a quelli nazionali, avevano sospeso anche i crediti internazionali e a causa di questo alcune grandi banche tedesche fallirono nel 1931. Nel 1932 nella conferenza di Losanna venne confermata l'impossibilità da parte della Germania di riparare i debiti di guerra.

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