La guerra nella Costituzione


Nell'attuale Costituzione della Repubblica italiana, l'art. 52 richiama tutti cittadini al dovere di difendere i confini della propria patria.

Art. 52 afferma: "La difesa della patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici. L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

Il testo è molto chiaro e richiama piuttosto alla luminosa tradizione del pensiero repubblicano, alla cui origine si devono porre le riflessioni di Macchiaveli sull'Arte della guerra del 1521, piuttosto che all'elaborazione del nazionalismo ottocentesco. Il senso fondamentale del testo costituzionale è semplice e sostiene che una buona repubblica è quella che si fonda su una comunità di cittadini che partecipano consapevolmente alla sua vita politica e militare, e per tale ragione, fra le altre cose che deve fare questa comunità di cittadini deve essere anche pronto a prendere le armi per difenderne i confini quando una minaccia si profili all'orizzonte.

Il problema che più volte si è posto nella storia dell'Occidente è che il concetto di "difesa della patria" è stato interpretato innumerevoli volte in modo tale da deformarlo completamente, si è per esempio ritenuto che guerre di aggressione fossero necessarie e legittime perché contribuivano alla difesa dei confini della patria e ciò è quello che accade nel corso della Grande Guerra ma bisogna anche sottolineare che la Costituzione della Repubblica italiana pone dei limiti molto precisi all'azione militare che le forze armate della repubblica dovrebbero poter svolgere.

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