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Congresso di Vienna

 congresso di Vienna

Il 22 settembre 1814, quando Napoleone era ancora nell’Isola d’Elba, si era riunito a Vienna un congresso chiamato il Congresso di Vienna il cui obiettivo era quello di ridare nuovo assetto all’Europa e all’Italia dopo Napoleone, restituire all’Europa insomma la fisionomia che aveva prima della Rivoluzione Francese.
Nel congresso di Vienna, la Francia era rappresentata da Carlo Maurizio Talleyrand (pr. Talleiràn), ministro sotto i Borbone, l’Austria da il principe Clemente di Metternich, la Russia da Alessandro I e l’Inghilterra da Enrico Roberto Castlereagh.
Con il ritorno di Napoleone il congresso era stato interrotto per poi riprendere dopo la sua definitiva sconfitta.
Tutto ciò però viene criticato da intellettuali come ad esempio Monti il quale paragona i congressisti ad un branco di lupi pronti a trattare i popoli come armenti difensivi.

Il problema nasce dal fatto che non si poteva fare tranquillamente un passo indietro senza tenere in considerazione le nuove idee di libertà, fraternità ed eguaglianza anche se queste avevano dimostrato di non poter portare alla costituzione di un governo solido.
In seguito al Congresso di Vienna, Austria, Prussia e Russia formano un’alleanza il cui scopo è quello di impedire che avvenissero cambiamenti impegnandosi ad intervenire anche con le armi per reprimere tutti quei moti popolari che minacciassero di modificare l’ordine costituito. Questo commissariato fu detto La Santa Alleanza .
In Italia Gioacchino Murat ,re di Napoli, che dopo la prima sconfitta di Napoleone si era alleato con l’Austria, pensò di poter costituire un regno d’Italia. Ma accortosi di non essere preso in considerazione a Vienna decide di nominarsi difensore dell’indipendenza italiana subito dopo il ritorno di Napoleone in Francia. Così rivolse agli italiani una proclama invitandoli a marciare sull’Austria.
Venne però sconfitto una prima volta a Tolentino, nelle Marche, il3 maggio 1815 e costretto ad abdicare. Poco dopo fece un altro tentativo e sbarcò in Calabria con pochi seguaci, ma venne arrestato, messo sotto processo, condannato a morte e fucilato.

In Italia

Ovviamente i congressisti nel riportare le cose al punto di partenza cercarono di sistemarle come faceva meglio loro. La repubblica di Venezia, ceduta all’Austria da Napoleone con la pace di Campoformio, rimase all’Austria e formò con la Lombardia il Regno Lombardo-Veneto, il cui l’imperatore era rappresentato da un vice-re che stava a Milano.

Il regno di Sardegna che comprendeva il Piemonte, la Liguria e la Sardegna fu restituito ai Savoia con Vittorio Emanuele I.
Il Ducato di Parma e Piacenza andò a Maria Luisa d’Austria, moglie di Napoleone.
Il Ducato di Lucca passò ai Borbone che erano a Parma e che avrebbero riavuto la città alla morte di Maria Luisa, cedendo però Lucca alla Toscana.
Il Gran Ducato di Toscana tornò ai Lorena; il ducato di Modena passò a Francesco I di Austia-Este.
Lo Stato Pontificio torna al papa, il regno di Napoli e la Sicilia ai Borbone, con Ferdinando I re delle due Sicilie.
Palermo però dal canto suo non vuole più dipendere da Napoli.

In Europa

L’Olanda e il Belgio furono riuniti andando così a costituire il Regno dei Paesi Bassi sotto gli Orange.

Gli scontenti però non mancavano. Napoleone aveva fatto in modo che ad intraprendere la carriera militare non fossero solo la nobiltà. La carriera militare quindi era la più ambita e molti nei 40 anni di pace che seguirono al congresso di Vienna rimpiangevano l’imperatore.
È soprattutto tra i militari che si svilupparono le società segrete.
All’inizio queste non erano società segrete; la massoneria per esempio nasce nel medioevo ed era un’associazione di liberi muratori..
I suoi scopi variano di secolo in secolo, ma solitamente consistevano nell’aiutare i vari associati. La maggior parte degli ufficiali di Napoleone vi era iscritta.
Affine alla massoneria era la carboneria, di origine medievale e diffusasi in Italia ed in Francia.

Solo cinque anni dopo il Congresso di Vienna, fra il 20 e il 21, il fermento delle società segrete comincio a farsi sentire e scoppiarono dei moti militari che, sebbene dappertutto repressi, mostrarono l’inquietitudine dei popoli.
L’inizio lo diede la Spagna il cui re, Ferdinando VII si era messo a perseguitare tutti coloro che tentavano di salvare quanto c’era di buono nell’ordinamento datole dalla Francia nel 1812 quando, salito al trono Giuseppe Bonaparte, erano stati aboliti gli antichi privilegi.
Nel 1820 l’esercito insorse imponendo a Ferdinando VII la Costituzione, ossia un governo controllato da un parlamento di rappresentanti della nazione.
La santa alleanza però, nel 1822, intima alla Spagna di abolire la costituzione, gli spagnoli si rifiutano.
Interviene allora l’esercito che entra in Spagna e fa in modo che la costituzione venga abolita.
Altrettanto avvenne in Portogallo.

Nel luglio del 1820 moti militari dello stesso genere avvengono a Napoli. Due ufficiali carbonari prendono l’iniziativa al grido < Viva la costituzione spagnola!> e seguiti dalle truppe capitanate da Guglielmo Pepe, carbonaro anche lui, portano Ferdinando I a firmare la costituzione.
Anche la Sicilia insorge, ma i carbonari siciliani oltre alla costituzione desiderano l’indipendenza dell’isola.
Allora i liberali siciliani insorgono contro quelli napoletani, dell’idea che il regno non dovesse essere scisso.
È il generale Coletta a dominare l’insurrezione.
D’altra parte però Ferdinando I venne chiamato a Lubiana dalla santa alleanza colpevole di aver concesso una costituzione senza la sua autorizzazione.

Il re garantì che avrebbe difeso il parlamento, ma appena arrivato chiede aiuto per abbatterlo.
Un esercito austriaco entra a Napoli, il parlamento viene sciolto e molti carbonari incarcerati.

In Piemonte i carbonari desiderosi di imporre un governo costituzionale cercarono l’appoggio di Carlo Alberto, figlio di Carlo Emanuele parente del re e destinato a succedergli in mancanza di eredi diretti.
Sarebbe dovuto essere a capo di un'insurrezione alla quale partecipava la carboneria piemontese che a sua volta aveva preso accordi con la Lombardia per unificare il regno alla Sicilia una volta che il re avesse ceduto. Ma non fu così: Vittorio Emanuele piuttosto che cedere preferì abdicare in nome del fratello Carlo Felice assente dal Piemonte in quel momento.
Carlo Alberto concede allora la costituzione, ma Carlo Felice gli ordina di ritirarsi a Firenze. Il giovane principe abbandona le truppe insorte e obbedisce all’ordine del nuovo re.
Anche qui interviene l’esercito austriaco e l’insurrezione viene domata.

I moti del 20 e 21 purtroppo falliscono perché non c’era partecipazione da parte del popolo che amando il quieto vivere accoglieva a volte di buon grado l’assolutismo dei sovrani.
A ribellarsi sono gli intellettuali. Nascono diversi giornali come ad es. “Il Conciliatore” che nasce come giornale letterario, ma diventa poi un giornale politico che in seguito sarà anche censurato.
I carbonari cercavano di aumentare il loro numero, ma molti partecipavano alle riunioni solo perché attratti dal fascino del mistero. Altri pagarono duramente la loro appartenenza a questi movimenti; intellettuali come Silvio Pellico, autore dell’opera “Le mie prigioni”, Pietro Maroncelli e Federico Confalonieri trascorsero diversi anni di prigionia nella fortezza di Spielberg, uno dei più famosi carceri austriaci.

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