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La rivoluzione russa: il comunismo di guerra

Il problema principale degli anni 1917-21 fu l’approvvigionamento delle città: gli abitanti fuggirono in campagna poiché in città si moriva di freddo e fame. Per far fronte a questa situazione il governo attuò il comunismo di guerra, organizzando la requisizione su vasta scala dei raccolti che i contadini accumulavano, nascondevano e consumavano, essendo venuta meno ogni possibilità di commercializzare i prodotti agricoli. La violenza delle requisizioni causò rivolte contadini in Ucraina e in altre regioni(a Tambov in seguito a rivolte si fece uso sistematico di campi di concentramento). Nell’aprile del 1920 credendo di poter approfittare della debolezza del neonato stato sovietico, la Polonia ne invase le regioni occidentali ma a giugno l’armata rossa contrattaccò giungendo sino a Varsavia: Lenin sperava che gli operai polacchi si unissero ai comunisti per farsi liberare dai capitalisti ma viceversa gli operai si mostrarono sensibili al richiamo nazionale, combattendo i russi costretti a ritirarsi nel 1921. Questa sconfitta convinse Lenin dell’impossibilità di scatenare immediatamente un’insurrezione Europea e della necessità di dedicarsi a rafforzare il nuovo regime dall’interno. Nel marzo del 1921, durante una carestia nelle campagne, venne varata la NEP (nuova politica economica) che lo stesso Lenin definì una ritirata nel cammino verso il socialismo. Essa introduceva di nuovo nelle campagne un’economia di mercato: i contadini dovevano versare una percentuale del loro raccolto allo stato ma il resto poteva essere commerciato. Venne così regolato l’afflusso di alimenti alle città. Per venire in contro alle esigenze contadine gli investimenti si concentrarono sul piccolo artigianato e sulla piccola industria a discapito della grande industria pesante. La NEP favorì i contadini che aveva poderi ampi e possibilità di commercializzare il raccolto. Questi si trasformarono in imprenditori e poterono usufruire di lavoratori salariati. Per compensare questa “ritirata” economica vennero inasprite la disciplina interna del partito: venne repressa la rivolta dei marinati di Kronstadr che si opposero alla dittatura di un solo partito pur appoggiando quella del proletariato. Lenin fece approvare dal Congresso una norma che permetteva al Comitato centrale del partito di espellere tutti coloro che si fossero resi colpevoli di frazionismo. Lenin morì il 24 gennaio 1924 e dopo una serie di scontri tra i principali esponenti comunisti nel 1927 risultò padrone Iosif Vissarionovic Dzugasvili, detto Stalin. Egli già nel 1922 ricopriva la carica di segretario del partito. In nome della lotta contro il frazionismo proibì ogni dibattito e discussione all’interno del partito, giungendo ad instaurare un nuovo dispotismo. Tutti i principali esponenti bolscevichi quali Trockij, Zinov’ev, Kamenev, Bucharin che avevano difeso la rivoluzione con Lenin furono condannati a morte tramite un copione che prevedeva l’auto accusa pubblica dell’imputato. Oltre al partito la repressione staliniana colpì la burocrazia e l’esercito tramite le cosiddette purghe. La cultura e l’arte furono sottoposte al più rigido conformismo. A ciò va aggiunto il grande costo umani imposto dal grande sforzo di giungere ad un livello di industrializzazione pari a quello dei paesi capitalisti dell’occidente. Fin dal 1927 il governo decise di passare da una linea economica di “sussistenza” a una che privilegiasse l’industria pesante. La disponibilità di beni di consumo calò vertiginosamente. Fu inoltre potenziata la produttività di tutti gli impianti: venne incentivato il lavoro a cottimo e ogni aspetto lavorativo fu rigidamente disciplinato. I sindacati divennero organizzazioni controllate dallo stato e incaricate di sorvegliare che nessun elemento ponesse ostacoli alla produzione. Nel 1929 venne varato il primo piano quinquennale che fissava gli obbiettivi da raggiungere nei vari campi di produzione industriale: questa pianificazione è l’antitesi del liberismo economico e si ispirò al modello della Germania durante la prima guerra mondiale sotto la guida del ministro Rathenau (li però il principio della proprietà privata non fu mai toccato). L’esperienza sovietica suscitò ammirazione e stupore in tutta Europa: i risultati conseguiti furono eccezionali. Nel giro di 10 anni l’URSS divenne la seconda potenza industriale del mondo. I costi umani furono elevatissimi: l’industrializzazione sarebbe riuscita solo se i centri produttivi fossero stati riforniti adeguatamente di grano. L’agricoltura doveva piegarsi agli interessi industriali. Nel 1927 però gli agricoltori cessarono di immettere sul mercato i raccolti, stimando troppo bassi i prezzi fissati dal governo. Per evitare la carestia in città a partire dal 1928 si fece di nuovo ricorso alle requisizioni forzate come al tempo del comunismo di guerra. Si ottenne però una drastica riduzione delle semine. Nel 1930 Stalin decise di procedere alla liquidazione dei kulaki come classe ed alla collettivizzazione delle campagne. Il termine kulak (sino al 1917 strozzino) stava a indicare nella propaganda comunista gli sfruttatori agricoli cioè i contadini agiati che si servivano di braccianti, arricchiti grazie alla NEP, che si rifiutavano di consegnare il grano allo Stato. L’esistenza di questa classe per Stalin era il maggior ostacolo che si frapponeva tra la Russia e l’industrializzazione. Nel 1931 vennero deportati circa 1800000 individui in zone periferiche, dove la maggior parte di essi morì per stenti. I kulaki furono inoltre fatti oggetto di una campagna propagandistica ostile che li dipingeva come criminali e parassiti. Tutti gli altri contadini furono obbligati a riunirsi in grandi aziende agricole collettive (Kolchoz). La maggior parte dei contadini rifiutò questa rivoluzione dall’alto e si verificò nei primi anni 30 una seconda guerra civile seppur meno clamorosa della prima. L’arma principale usata dagli agricoltori per protestare fu l’abbattimento del bestiame: le autorità fecero ricorso alla forza e deportarono chi si rifiutava di entrare nel kolchoz. Una grande carestia provocò 5 milioni di morti tra il 32-33, soprattutto in Ucraina e nel Caucaso settentrionale. Per impedire che i contadini si spostassero nelle città o sfuggissero dalla regioni della carestia, nel dicembre del 1932 venne introdotto un sistema di passaporti interni che vincolava qualsiasi spostamento. Alla fine degli anni 20 la produzione cerealicola tornò a livelli normali e le città poterono essere regolarmente fornite. In questi anni giunse a maturazione il sistema dei campi di lavoro: i campi erano nati come strumento di repressione: il primo esempio di lavoro in modo produttivo fu nel campo speciale delle isole Solovki. Nel 1929 tutti i campi furono posti sotto la giurisdizione della polizia politica (GPU) e nel 30 venne istituita la Direzione centrale dei lager, GULAG. In questi anni i campi divennero da luoghi di reclusione a centri di sfruttamento: ai detenuti politici si aggiunsero una grande parte di cittadini “normali” che avevano violato la legge dello spostamento, avevano trattenuto una parte di raccolto, o non erano ritenuti in fabbrica abbastanza zelanti ed erano stati accusati di sabotaggio. Le razioni di cibo furono vincolate al raggiungimento di obbiettivi produttivi fissati giorno per giorno: molti cittadini arrestati non erano abituati al lavoro manuale e, incapaci di raggiungere gli obbiettivi, dovettero sopportare la fame oltre che il freddo. Le condizione dei Gulag divennero ancora più difficili negli anni della seconda guerra mondiale e anche negli anni successivi anche se furono introdotte una serie di novità che portò al collasso del sistema.


Stalinismo: periodo in cui il potere comunista si consolidò sotto la guida del partito di Stalin (1924-53). Caratteristiche fondamentali furono: l’annientamento politico e fisico di ogni opposizione, l’accentramento del potere nella mani del partito, il culto della personalità, l’affermazione della linea politica del “socialismo in uno solo paese”, l’identificazione tra stato e partito. Esso è erede di due componenti:


    1 La tradizione autocratica zarista, che non conosceva il liberalismo e la democrazia, in una società scarsamente sviluppata, in un paese politicamente ed economicamente arretrato.
    2 La concezione e le pratiche leniniste, per cui il partito è l’avanguardia del proletariato, il nucleo formato da professionisti della politica, destinato a guidare le masse popolari

Lo stalinismo fu la risposta ai problemi di un paese arretrato uscito distrutto da due guerre (mondiale e civile), accerchiato da paesi occidentali preoccupati che la rivoluzione potesse espandersi. Lo stalinismo per velocizzare l’accumulo delle risorse necessarie all’industrializzazione trasferì risorse dall’agricoltura all’industria (collettivizzazione forzata, esproprio, terminazione kulaki), sviluppò l’industria pesante (pianificazione accentrata) a scapito dei consumi privati e controllò neutralizzandola l’opposizione dei lavoratori (polizia segreta). Fu una rivoluzione industriale dall’alto: questa politica sviluppo gli apparati burocratici e si formò una nuova classe dirigente fatta di amministratori e quadri di partito che non aveva nulla in comune con quella della rivoluzione del ’17.

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