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Il colonialismo italiano

Nel 1882 il governo italiano decise di comprare dalla compagnia genovese di navigazione di Rubattino la baia di Assab, in Eritrea. Nel 1885 sorse la prima colonia italiana, l’Eritrea, che fu molto criticata perché si spesero moltissimi soldi per conquistare territori poverissimi e lontanissimi. Dietro al colonialismo italiano c’era un’esigenza di prestigio e il problema dell’emigrazione. Centinaia di migliaia di italiani emigravano all’estero in cerca di condizioni di vita migliori che non trovavano in Italia. Così il governo italiano scelse di trovare dei territori come sbocco dell’emigrazione. Nel 1890 venne conquistata la Somalia e nel 1911 la Libia. La conquista coloniale italiana fu costosa e per niente facile. Ci furono tensioni forti e sconfitte contro l’impero etiope della Bissinia. Nel 1887 Depretis morì e lo sostituì Francesco Crispi, che era stato l’organizzatore della spedizione dei Mille in Sicilia. Crispi segnò una svolta perché aveva come modello il cancelliere tedesco Otto von Bismarck. Crispi fu una figura ambigua perché si propose come grande riformatore, ma allo stesso tempo era un cultore dell’autoritarismo. Fece un’importante riforma amministrativa che rese elettivi i sindaci e fece varare un nuovo codice penale moderno (codice Zanardelli) in cui venne abolita la pena di morte. Sotto Crispi vennero dati maggiori poteri alla polizia e ai prefetti. Nel 1889 Crispi fece il trattato di Uccialli con il quale si alleò con l’Etiopia. Nel 1892 però diede le dimissioni in maniera apparentemente inspiegabile perché in realtà stava per scoppiare lo scandalo della Banca Romana e lo sostituì Giovanni Giolitti. Nel frattempo l’Italia iniziava a modernizzarsi e a industrializzarsi. Giolitti era stato ministro del tesoro sotto il governo Crispi. Da ministro dovette affrontare una serie di rivolte in Sicilia per il costo della vita e per la disoccupazione. Queste proteste vennero chiamate rivolte dei Fasci siciliani. Giolitti cercò di trovare un accordo con i Fasci siciliani. Giolitti si trovò a dover fronteggiare il grandissimo scandalo della Banca Romana. Nel 1893 ritornò Crispi che si propose come salvatore della patria. Represse nel sangue le rivolte dei Fasci siciliani e arrestò molti oppositori politici. Si rese conto che l’Italia stava attraversando un periodo di crisi e di malcontento generale, quindi pensò di distrarre l’opinione pubblica con un’impresa coloniale. Nel 1896 scoppiò la guerra con l’Etiopia, ma l’esercito italiano fu circondato e completamente sconfitto nella battaglia di Adua. Crispi dovette quindi dare le dimissioni.

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