Questioni etiche e risposte sociali


Gli interventi più sistematici e organici sull'insieme di questioni che riguardano le strutture familiari, la riproduzione o gli interventi che interferiscono con l'evento della nascita (contraccezione, aborto, fecondazione artificiale) sono stati compiuti soprattutto dagli esponenti della Chiesa cattolica, che hanno affrontato questo tipo di temi nell'ambito di un più generale percorso di trasformazione della Chiesa stessa nel suo complesso. Il mutamento ha inizio con il pontificato di Papa Giovanni XXIII (Angelo Maria Roncalli), durato dal 1958 al 1963 ed è proseguito con il pontificato di Papa Paolo VI (Giovanni Battista Montini, papà dal 1963 al 1978). Giovanni XXIII introduce uno stile e una linea pastorale di maggiore apertura e di dialogo con le società contemporanee; soprattutto gli è chiara la necessità di aprire la Chiesa a innovazioni che la rendano più vicina a un universo di fedeli che è molto tentato dalle seduzioni del comunismo, del materialismo e del laicismo. Una delle più importanti novità viene introdotta nel corso del concilio ecumenico Vaticano II, che ha inizio nell'ottobre del 1962, alcuni mesi prima della morte di Giovanni XXIII, e si conclude dopo tre anni nel dicembre del 1965: con il Concilio la tradizione della messa in latino, una pratica che rende il rituale del tutto incomprensibile per la grandissima maggioranza dei fedeli, viene abbandonata con l'introduzione della messa in volgare: in ogni nazione la messa dovrà essere celebrata usando la lingua di uso corrente, in modo che tutti i fedeli possano capire ciò che l'officiante sta dicendo. Dopo il Concilio Vaticano II, è con Paolo VI che si ha una prima, decisa, focalizzazione del magistero papale sulle questioni che hanno a che fare con i mutamenti nelle relazioni familiari e nei comportamenti sessuali. Il testo chiave da questo punto di vista, è l'enciclica Humanae Vitae, datata 25 luglio 1968, nella quale, con parole ispirate e intense Paolo VI sottolinea che il matrimonio è l'unione di due volontà in un "amore totale, vale a dire una forma tutta speciale di amicizia personale in cui gli sposi generosamente condividono ogni cosa senza indebite riserve o calcoli egoistici". Detto ciò, il punto essenziale dell'enciclica è che il matrimonio, e la sessualità che vi è legittimamente praticata, non può che avere una finalità, che è quella della riproduzione. In modo apparentemente misurato, ma in effetti molto reciso, Paolo VI condanna essenzialmente ogni efficace pratica anticoncezionale, così come ogni pratica che interrompa in qualche modo il processo generativo.

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