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Nel 1815 ci fu il Congresso di Vienna, con il quale l’Italia venne divisa in tanti Stati. Gli Stati più importanti furono:
• Il Regno di Sardegna che comprendeva il Piemonte e la Sardegna sotto la dinastia dei Savoia.
• Il Regno delle Due Sicilie che comprendeva il Regno di Napoli e la Sicilia sotto la dinastia dei Borboni.
• Lo Stato della Chiesa comandato dal Papa.
• Il Regno del Lombardo-Veneto comandato dagli Austriaci sotto la dinastia degni Asburgo.
In questo periodo si formarono due classi : i liberali e i conservatori:
Del gruppo dei conservatori facevano parte gli aristocratici, che non volevano le riforme, volevano la monarchia, non erano aperti ai cambiamenti, accettavano che l’Italia fosse divisa in tanti Stati, volevano che ci fosse la differenza tra aristocratici, borghesia e popolo. Sostenevano un’economia tradizionale basata sullo sfruttamento della Terra e del lavoro dei contadini.

I liberali invece erano a sostegno della libertà e le leggi, erano favolrevoli alla libertà di professare la propria religione, alla libertà di discutere ed esprimere le proprie idee, alla libertà di scegliere un lavoro, un’attività economica, una professione. Volevano formare una sola Nazione e cacciare gli austriaci dall’Italia. Le leggi dovevano far rispettare le libertà.
Le iniziative di Carlo Alberto, avevano fatto si che i patrioti italiani acquistassero fiducia nei Savoia, e molti dei repubblicani e dei democratici erano ormai disposti a sostenere il progetto d’unità proposto dai moderati, che puntava a un’Italia libera dallo straniero e riunificata dai Savoia. Vittorio Emanuele II aveva ereditato un Paese sconfitto e molto in difficoltà anche dal punto di vista economico. Ma egli non rinunciò ai progetti di riforme e di ammodernamento dello Stato già avviati dal padre Carlo Alberto.
Il vero artefice della politica di riforma voluta da Vittorio Emanuele fu il Conte Camillo Benso di Cavour, che nel 1852 divenne capo del governo del Regno di Sardegna. Egli si impegnò per promuovere lo sviluppo agricolo e industriale del Piemonte. Inoltre, Cavour migliorò il sistema fiscale, favorì l’attività delle banche e rese più efficiente l’apparato burocratico del Regno. Fece costruire nuove strade e incentivò la messa in opera di linee ferroviarie, così da rendere più agevole il trasporto delle merci. Nello stesso tempo cercò di migliorare i rapporti con gli altri Stati europei, stipulando trattati commerciali vantaggiosi per il Piemonte.


Conte Camillo Benso di Cavour (1810-1860)


In politica estera Cavour arrivò alla conclusione che l’Austria non poteva essere cacciata dall’Italia e occorreva perciò ricorrere all’aiuto straniero. Cavour si diede da fare per giungere a un accordo con l’unico Stato europeo dichiaramente antiaustriaco: la Francia di Napoleone III. Nel 1853 la Russia dichiarò guerra all’Impero ottamano. Francia e Gran Bretagna, temendo una eccessiva espansione della Russia si decisero a dichiarare guerra allo zar. E la penisola di Crimea divenne così teatro di un duro conflitto che durò per quasi due anni. Cavour decise di far partecipare anche il Regno di Sardegna a quella guerra, alleandosi con la Francia e la Gran Bretagna. Egli era convinto che prima o poi l’Austria sarebbe intervenuta per aiutare la Russia e che in caso di vittoria, il Regno di Sardegna avrebbe potuto strappare agli Asburgo qualche territorio nel Lombardo-Veneto. L’Austria invece si mantenne neutrale.

Dopo la fine della guerra, che si concluse con la sconfitta della Russia, Cavour tentò comunque di volgere la situazione a proprio vantaggio e la partecipazione al conflitto del Piemonte gli diede la possibilità di intervenire all’assemblea riunitasi a Parigi per stipulare gli accordi di pace. Al Congresso di Parigi, insieme ai rappresentanti di Francia, Russia, Gran Bretagna e Impero ottamano, si riunirono al tavolo delle trattative anche quelli del Regno di Sardegna. Da quel congresso Cavour tornò senza alcun vantaggio territoriale, ma con un grande successo politico: la questione italiana era stata per la prima volta affrontata in un congresso internazionale e il Piemonte era ormai divenuto lo Stato guida dell’unificazione dell’Italia.

Guerra di Crimea: 1854 - 1856.

Cavour aveva suscitato l’interesse di Napoleone III, che vedeva nell’Impero asburgico un grande ostacolo all’espansione economica ed economica francese. Consapevole di questo Cavour fece di tutto per avere dall’imperatore francese un impegno concreto. Nonostante un attentato terroristico contro l’imperatore francese organizzato da Felice Orsini, i rapporti franco-piemontesi non si incrinarono. Cavour sollecitò un intervento francese a favore del regno piemontese. Tra il 20 e il 21 luglio 1858, Cavour e Napoleone III si incontrarono segretamente della cittadina francese di Plombières per discutere del nuovo assetto militare del Piemonte mirante all’unificazione della Penisola. Nel corso dell’incontro si stipularono degli accordi sulla base dei quali, in caso di un attacco austriaco al Piemonte, la Francia sarebbe intervenuta in aiuto all’esercito sabaudo. Come compenso per l’aiuto contro gli Austriaci, il Regno di Sardegna avrebbe ceduto alla Francia i territori di Nizza e della Savoia.

Cavour fece di tutto per provocare un attacco contro il Piemonte da parte dell’Impero austriaco, e l’Austria sentendosi minacciata inviò al Regno di Sardegna un ultimatum che imponeva il ritiro dei contingenti stanziati lungo il confine e il disarmo immediato del regno. Vittorio Emanuele rifiutò e il 26 aprile 1859 l’imperatore d’Austria dichiarò guerra al Regno di Sardegna. L’esercito di Napoleone intervenne nel conflitto, che subito volse a favore dei Franco-Piemontesi. Dopo alcune battaglie gli eserciti alleati riuscirono a entrare a Milano e a respingere la controffensiva austriaca.

Napoleone guardava con sospetto l’evolversi della situazione in Italia, le richieste dei patrioti erano in contrasto con il progetto di un’Italia parzialmente controllata dalla Francia e tutto faceva prevedere la nascita di un unico regno indipendente guidato dai Savoia. L’imperatore decise di ritirarsi dal conflitto, e l’11 giugno 1859 Napoleone III firmò a Villafranca l’armistizio con l’Austria. La Seconda guerra d’Indipendenza si concluse con la pace di Zurigo, firmata il 10 novembre. Con essa l’Austria si impegnava a cedere la Lombardia a Napoleone III, il quale a sua volta ceduta al Piemonte. Si trattava di una soluzione insoddisfacente per Cavour il quale si dimise, in segno di protesta contro Vittorio Emanuele che aveva accettato le condizioni impose dall’Austria. La situazione si presentava maggiormente complessa in Toscana, in Emilia e in Romagna, dove i governi provvisori continuavano a richiedere l’annessione al Piemonte. Francia e Austria non se la sentirono di aiutare i sovrani spodestati a tornare sui loro troni per timore di un intervento dalla Gran Bretagna.

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