Incontro segreto tra Cavour e Napoleone III

All’insaputa della stessa diplomazia francese e grazie alle trattative peri sonalmente condotte da Cavour attraverso il suo incaricato a Parigi, Godi stantino Nigra, i tempi di un’intesa normale tra Francia e Piemonte si fecero da quel momento assai più rapidi. Nel luglio 1858, in un incontro segreto tra Cavour e Napoleone III a Plombières, furono fissati i punti principali di una vera e propria alleanza. La Francia garantiva al Piemonte il suo appoggio militare nel caso di una guerra contro l’Austria, purché il conflitto avesse un carattere formalmente difensivo, seguisse, cioè, a una dichiarazione di guerra da parte dell’Impero asburgico. Obiettivi della guerra sarebbero state l’eliminazione della presenza austriaca dai territori italiani e la conseguente formazione di un Regno dell’Alta Italia, comprendente il Lombardo-Veneto, Piacenza, Parma, Modena, la Romagna e le legazioni emiliane, sotto la sovranità di Vittorio Emanuele Il. Accanto a esso, dall’accorpamento della Toscana con gli altri territori dello Stato pontificio, sarebbe sorto un Regno dell’Italia Centrale, che avrebbe potuto essere affidato a Girolamo Bonaparte, cugino di Napoleone III, al quale, nel frattempo, a suggello dell’alleanza, veniva data in sposa la principessa Clotilde, figlia di Vittorio Emanuele. Il Regno di Napoli non avrebbe subito modificazioni, anche se Napoleone III aspirava a porvi sul trono un erede di Murat. Al papa, infine, a parziale compenso delle perdite derivanti dallo smembramento del suo stato, sarebbe stata affidata la presidenza di una confederazione che, sul modello tedesco, avrebbe unito i quattro stati della penisola. Compensi territoriali per la Francia sarebbero, invece, derivati dalla cessione da parte del Piemonte della Savoia e della città di Nizza. Negli accordi di Plombières, dunque, era difficile intravedere una soluzione rigorosamente unitaria della questione nazionale, ma non aveva torto Cavour nello scrivere a Vittorio Emanuele che «diventando sovrano di diritto della metà più ricca e più forte dell’Italia, Vostra maestà sarà sovrano di fatto dell’intera penisola». D’altronde, l’intesa raggiunta era, come ancora scriveva Cavour, «suscettibile di essere modificata secondo le vicende della guerra». In ciò lo statista piemontese confidava per una ridiscussione del problema, soddisfatto intanto di essersi assicurato l’appoggio di una grande potenza che, nel futuro conflitto, avrebbe evitato al Piemonte quell’isolamento politico e militare cui era da attribuire la sconfitta di dieci anni prima.

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