Caduta del fascismo

Durante il 1943 l'attacco alleato alla Sicilia non incontra serie resistenze. L'esercito italiano, che si era rivelato insufficientemente preparato in quasi ogni circostanza in cui è stato impegnato, è sul punto di disgregarsi. Mussolini stesso ha ormai perso ogni contatto con una società che fino a pochi anni prima era in larga misura dalla sua parte. Troppa la distanza tra la retorica e le capacità effettive del regime. Troppi gli errori di valutazione compiuti. Troppe le sofferenze che le famiglie italiane devono sopportare, in termini di morte così come di drastico peggioramento del tenore di vita. Un'ondata di scioperi che si è diffusa nelle fabbriche del Nord Italia durante il marzo del 1943 è già stato un grave segno di crisi. Adesso la notizia che le truppe alleate sono in Sicilia sembra chiudere la partita. Ma è importante sottolineare il fatto che non è il paese a ribellarsi, il regime fascista crolla per un colpo di Stato al quale partecipano il re e diversi dei massimi esponenti del fascismo. Nel corso di una riunione del Gran Consiglio del fascismo che si era tenuta nella notte tra il 24 il 25 luglio del 1943 viene approvata una risoluzione proposta da Dino Grandi la quale, attribuendo nuovamente il comando delle forze armate solo ed esclusivamente al re, Vittorio Emanuele III, ha il significato di una sconfessione della dirigenza di Mussolini: e difatti a conclusione della riunione Mussolini viene arrestato mentre il re nomina un nuovo presidente del Consiglio nella persona del generale Pietro Badoglio. La notizia del crollo del regime viene accolta con entusiasmo in Italia: molti uomini e molte donne ritengono che la crisi politica sia il preludio alla fine della guerra. Ma la guerra non è finita. I tedeschi hanno già cominciato a inviare le parti del loro esercito in Italia per cercare di contrastare l'avanzata degli anglo-americani. E lo stesso governo Badoglio, al momento annuncia che niente è mutato per ciò che riguarda l'impegno bellico dell'Italia. Una doccia fredda sugli entusiasmi di conseguenza, ma la situazione è in rapidissimo movimento. Il governo Badoglio, mentre da un lato annuncia la fedeltà agli impegni presi a suo tempo da Mussolini, apre trattative segrete con gli anglo-americani che ormai dilagano in Sicilia. Le trattative portano a un armistizio firmato il 3 settembre del 1943 ma reso noto cinque giorni più tardi ovvero l'8 settembre quando gli anglo-americani stanno per imbarcare a Salerno.

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