La campagna di Russia di Napoleone

Napoleone, nel 1806 decretò il blocco continentale, cioè tutti i paesi europei sotto il suo comando non potevano commerciare con gli Inglesi. La Russia con a capo lo zar Alessandro I non era disposta ad applicare il blocco continentale, Napoleone viste le condizioni, decise così di intraprendere una campagna militare contro gli oppositori russi, arruolando un esercito di dimensioni mai viste, con 700.000 uomini, di cui metà provenienti dalla Francia e metà dalle altre nazioni.
Conoscendo le condizioni climatiche della Russia e il suo inverno gelido era consapevole di dover fare in fretta anche per spostare i viveri che erano depositati in Prussia. Egli, contando di poter vincere in poche settimane, porta con sé vettovaglie per la sola andata e non per il ritorno, sperando di conquistare Mosca e di saccheggiare la città. Nel Giugno del 1812 entrò in Russia. Però si trovò subito in difficoltà perché i russi adottarono una strategia inaspettata: bruciarono tutto quello che trovarono comprese le loro stesse città per rallentare l’avanzata francese. L’esercito francese dopo un po’ di tempo riuscì finalmente ad arrivare alle porte di Mosca ed entrò in città ma la trovò in fiamme e senza abitanti: i russi avevano per la prima volta applicato la tattica della “terra bruciata”. Napoleone, in una situazione difficile soprattutto per i viveri, aspetta invano lo zar per intavolare delle trattative di pace: dopo due settimane ordina la ritirata ma durante il ritorno in Francia molti uomini morirono per il terribile inverno russo e per la mancanza di cibo. Dei 700.000 uomini, ne tornarono in dietro 100.000.

A cura di Matteo Moschetti

Registrati via email