Daniel Bell - avvento della società postindustriale

Il potenziamento delle vie e dei mezzi di comunicazione telematica a livello globale e le dinamiche correlate sollecitano un interiore mutamento, evidente soprattutto nelle società occidentali. Il sociologo Daniel Bell l'ha definito l'avvento della società post-industriale. Poiché le grandi aziende occidentali delocalizzano i loro impianti, in Occidente diminuisce il numero di lavoratori industriali (cioè degli operai) mentre aumenta il numero degli addetti ai servizi: i servizi sono, in primo luogo, quelli necessari alle grandi imprese: servizi di direzione, di assistenza legale di amministrazione, svolti dagli impiegati delle varie imprese ma poi sono anche quelli offerti dai professionisti (avvocati, notai, medici, ingegneri, geometri), come dagli apparati statali che l'ondata neoliberista non ha comunque del tutto smantellato (servizi sanitari, educativi e burocratici). L'effetto complessivo è che il processo di trasformazione della distribuzione della forza lavoro, già in parte visibile nei primi anni Sessanta, si è del tutto compiuto nei decenni successivi, con un netto incremento dei lavoratori nel settore terziario e una diminuzione degli operai e dei contadini.

Sia dal punto di vista teorico, sia dal punto di vista politico c'è una accesa disputa sui benefici della globalizzazione. Contro i processi globalizzanti si sono creati reticoli associativi, prevalentemente giovanili, dispersi in tutto il mondo ma presenti prevalentemente nell'Europa occidentale e negli USA, che sottolineano le radicali ineguaglianza geoeconomiche prodotte dalla globalizzazione. I favorevoli sottolineano invece che gli effetti benefici che le aree del Terzo Mondo hanno potuto trarre dalla loro integrazione entro il reticolo produttivo globalizzante, coloro, in particolare, richiamano l'attenzione sui tassi di spettacolare diminuzione del numero di popolazione che vive in condizioni di povertà vantati dall'Asia orientale, dove tra il 1981 e il 2002 le persone che guadagnano meno di €1,36 al giorno sono passate dall'84,8% sul totale della forza lavoro attiva al 40,7%. Al tempo stesso tra il 1980 e il 2005 il Pil pro capite cioè il prodotto interno lordo diviso per il numero degli abitanti è cresciuto del 93% nel Giappone, Cina, Corea del Nord, Hong Kong e Taiwan, del 128% nell'Asia sud-orientale (Indonesia, Malesia, Thailandia, Filippine e Vietnam), del 137% nell'Asia meridionale (India, Pakistan e Bangladesh). Segno che l'inserimento di queste macroaree nei circuiti della globalizzazione ha avuto conseguenze, in definitiva, marcatamente positive.

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