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L'avvio del risorgimento italiano

Nel 1849 in Italia era avvenuta la Seconda restaurazione e nel Regno di Sardegna Carlo Alberto aveva abdicato in favore di Vittorio Emanuele II, il quale aveva ottenuto dall’Austria una pace onorevole che prevedeva il pagamento dei danni di guerra, ma che non implicava perdite territoriali. Il primo problema del sovrano fu quello di far approvare la pace al Parlamento. Fece il cosiddetto proclama di Moncalieri in cui cercò di convincere il popolo italiano che era necessaria la pace. Nel 1850 a capo del governo piemontese c’era Massimo D’Azeglio, mentre era ministro dell’agricoltura il giovane Camillo Benso conte di Cavour, che nel 1851-52 ottenne l’incarico di ministro delle finanze. Con questi due incarichi ministeriali Cavour mostrò le sue grandi capacità. Cavour e Vittorio Emanuele II furono gli artefici dell’unificazione d’Italia anche se erano completamente differenti dal punto di vista del carattere e dei gusti. Il sovrano comprese che Cavour era la persona giusta per guidare il paese. Vittorio Emanuele era inetto nelle questioni politiche ed era invece un ottimo capo militare. Non amava i salotti e i ricevimenti ufficiali, ma era un tipo semplice e odiava gli affari politici. Cavour invece era un aristocratico che aveva viaggiato per tutta l’Europa, aveva la madre di Ginevra, era un ricco imprenditore ed era molto furbo. Si trovava a suo agio nei salotti e utilizzò questa sua abilità per cercare di tessere alleanze. Cavour e Vittorio Emanuele II si disprezzavano, ma furono una coppia vincente per la realizzazione dell’unità d’Italia. Da ministro dell’agricoltura, Cavour fece provvedimenti fondamentali: favorì lo sviluppo del settore agricolo piemontese incentivando la produzione di nuove coltivazioni come la vite e il riso. Strinse accordi commerciali con la Francia e l’Inghilterra ispirati al liberismo che avvantaggiarono l’economia piemontese e favorirono i legami con le maggiori potenze europee. Da ministro delle finanze promosse molti lavori pubblici come la costruzione di un’efficace rete ferroviaria e fluviale. La furbizia di Cavour si intravide anche nel suo tentativo di prepararsi la strada per salire al potere. Infatti fece un’alleanza con il capo del centrosinistra per tentare un ribaltone politico poiché riteneva D’Azeglio poco capace di governare. Quest’alleanza tra centrodestra e centrosinistra venne chiamata Connubio e nel 1852 Cavour convinse il sovrano a consegnargli il potere esecutivo. Cavour era il direttore della rivista Il Risorgimento. Era ostile ai democratici e tra il 1852 e il 1858 ci furono nuovi tentativi da parte dei mazziniani. Mazzini aveva creato il partito d’azione, che doveva semplicemente puntare a fare azioni contro gli austriaci e i governi italiani, che però furono tutte represse in partenza. Nel 1857 avvenne l’impresa di Carlo Pisacane, il quale radunò dei volontari, dirottò un piroscafo e sbarcò a Sapri convinto di poter invitare la popolazione a rivoltarsi. Però i contadini campani scambiarono Pisacane e il suo seguito per una banda di briganti. Molti di questi trecento volontari vennero catturati dalla polizia e uccisi, mentre Pisacane e pochi altri fuggitivi si spararono per non farsi catturare. Questo avvenimento contribuì a far perdere ogni credibilità a Mazzini e ai democratici. Cavour fu molto abile nello sfruttare questa situazione per organizzare la Società italiana, con l’obiettivo di attirare i vari sovversivi democratici delusi dai fallimenti mazziniani.

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