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L'ascesa di Giolitti dopo la crisi socio-politica

Dal 1896 al 1900 ci fu un periodo segnato da una grave situazione di crisi economica, sociale e politica legata al malcontento crescente per il costo della vita. Infatti il prezzo del pane si era alzato tantissimo perché nel 1898 si erano bloccate le importazioni in Europa dell’ottimo ed economico grano statunitense a causa della guerra tra Spagna e Stati Uniti. Il sovrano Umberto I scelse come primo ministro un esponente della destra, Antonio di Rudinì, che tentò di gestire in modo moderato le tensioni. Nel maggio del 1898, in seguito all’aumento del costo del grano, a Milano ci fu una manifestazione pacifica di protesta. Il generale dell’esercito Fiorenzo Bava Beccaris allora diede l’ordine di sparare sulla folla per sedare il tumulto. Umberto I non punì il generale, ma lo premiò per aver ristabilito l’ordine. Nel frattempo di Rudinì aveva dato le dimissioni e si formò un nuovo governo guidato dal generale Luigi Pelloux che cercò continuamente di far approvare una serie di norme che limitavano le libertà civili, proibivano varie associazioni e le adunate di più di tre persone e miravano a trasformare il Regno d’Italia sul modello prussiano in cui il re aveva amplissimi poteri. Di fronte a questi progetti liberticidi una parte del partito liberale si unì all’opposizione e cercò di rallentare tutte queste iniziative. Pelloux allora chiese al re di scogliere il Parlamento e di indire nuove elezioni per avere una maggioranza più solida, ma alle elezioni vinsero i rivali di Pelloux, il quale fu costretto a presentare le dimissioni. Nel 1900 si formò il nuovo governo, ma nel frattempo il re Umberto I, che non era molto amato dagli italiani, venne assassinato a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci. Divenne sovrano il giovane Vittorio Emanuele III che decise di dare l’incarico di guidare lo stato prima a Zanardelli e poi a Giolitti.

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