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L’arretratezza dell’Italia

Il ritardo italiano nel campo industriale era dovuto a varie cause:
- Mancanza di materie prime, di una rete viaria adeguata e di investimenti;
- Basso reddito e autoconsumo, che impedivano lo sviluppo del mercato interno;
- Divisione politica, che ostacolava la circolazione di merci e persone.

Il dibattito risorgimentale

Dal Medioevo in poi si era andata formando un’identità nazione italiana, ma l’unità politica della penisola non era mai stata raggiunta. All’ inizio dell’ Ottocento incominciò a diffondersi l’idea di unità nazionale. Nacque un dibattito sulle modalità di realizzazione dell’ unità e sulla forma del nuovo Stato: i moderati (destra risorgimentale) sostenevano la necessità di coinvolgere la monarchia sabauda e di raggiungere l’unità gradualmente; i democratici (sinistra risorgimentale) ritenevano opportuno puntare sul coinvolgimento del popolo e creare una repubblica. Il processo che portò all’ unità d’Italia venne detto Risorgimento.

La repubblica democratica di Mazzini

Giuseppe Mazzini nel 1831 fondò il movimento politico la Giovine Italia, affinché l’Italia diventasse <<una, libera, indipendente e repubblica>>. Il movimento rifiutava la segretezza della Carboneria, che aveva reso impossibile il coinvolgimento popolare. I motti di Mazzini erano:
- <<Educazione e insurrezione>>: la popolazione andava istruita sulla causa dell’ indipendenza e spinta all’ insurrezione;
- <<Dio e popolo>>: gli individui e i popoli erano chiamati da Dio a contribuire al bene dell’umanità. Mazzini, influenzato dalla religiosità romantica (e lontano da quella cristiana) identificava Dio con lo spirito presente nella storia e con la stessa umanità.
- <<Pensiero e azione>>: secondo Mazzini il pensiero teorico non andava disgiunto dall’ azione concreta. Tuttavia l’azione fallì: tra il 1833 e il 1845 nessun tentativo di insurrezione riuscì a Mazzini fu accusato di aver spinto molti giovani a un inutile sacrificio.

La repubblica federale di Cattaneo, il neoguelfismo di Gioberti e il moderatismo filosabaudo

Secondo Carlo Cattaneo in Italia andava instaurata una repubblica che doveva essere federale per garantire la libertà dei diversi popoli presenti sul territorio nazionale.

Il sacerdote Vincenzo Gioberti avanzò la proposta che venne definita neoguelfa: auspicò la costituzione di una confederazione fra gli Stati italiani presieduta dal papa e sostenuta dalla forza delle armi del Regno di Sardegna.
Cesare Balbo, considerando la presenza austriaca in Italia, riteneva che l’azione diplomatica piemontese avrebbe potuto dirottare gli interessi austriaci verso i Balcani e permettere la nascita di una confederazione italiana sotto i Savoia.
Secondo Massimo d’Azeglio, Primo ministro del Regno di Sardegna dal 1849 al ’52, la causa nazionale andava risolta con la diplomazia e le armi di casa Savoia e non con le insurrezioni.
Camillo Benso, conte di Cavour, il più significativo esponente della corrente filosabauda, seppe individuare in concreto la via per giungere all’ unità d’Italia.

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