Ominide 50 punti

Il contesto storico: una guerra totale

Una guerra totale
La seconda guerra mondiale è stata l’evento più tragico che l’umanità abbia mai vissuto. Nei sei anni della sua durata (1939-1945), fu combattuta in tutti continenti e provocò oltre 50 milioni di vittime; apice della tragedia fu il genocidio degli ebrei e inoltre per la prima volta l’uomo possedeva ordigni di morte di massa che avrebbero potuto distruggere l’umanità intera e forse ogni forma di vita.

Una guerra estenuante
Fu la Germania di Hitler a iniziare la guerra invadendo inizialmente la Polonia, poi la Francia, convinto di poter vincere battaglia in pochi mesi con una guerra-lampo. A fianco della Germania si schierarono l’Italia di Mussolini (1940) e il Giappone. Nell’Europa continentale solo la Gran Bretagna resistete all’avanzata delle forze armate di Hitler, ma tra il ’42 e il ’43, grazie al contributo dell’intervento degli Stati Uniti, dell’ forze sovietiche e quelle anglo-americane, la guerra cominciò a volgere dalla parte dell’alleanza anti-hitleriana. Infatti l’Italia si arrese nel ’43, ma i tedeschi e i giapponesi continuarono a combattere per altri due anni: la Germania capitolò nel maggio del ’45, il Giappone più tardi, di fronte alle bombe atomiche che distrussero le città di Nagasaki e Hiroshima nell’ agosto.

Un conflitto ideologico
Questa guerra fu soprattutto uno scontro tra ideologie, cioè tra opposte visioni del mondo e modi di organizzare la società e lo Stato: da una parte si allearono sistemi politici simili tra loro come il nazismo di Hitler, il fascismo di Mussolini e il militarismo Giapponese; dall’altra si stabilì un’alleanza tra sistemi ideologici diversi come il comunismo sovietico di Stalin e le liberal-democrazie occidentali di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, unite dalla comune ostilità verso il nazifascismo.

Il coinvolgimento delle popolazioni civili
I civili furono vittime, dai primi anni di guerra, dei bombardamenti aerei sulle città, cancellando la distinzione tra fronte e retrovie.
Inoltre in gran parte dell’Europa continentale, occupata per anni dalle armate naziste, il conflitto venne sentito come una guerra di liberazione nazionale da un’occupazione straniera.
In tutta l’Europa venne organizzata la resistenza, in una forma di guerra partigiana, da parte dei civili che prendevano le armi contro i tedeschi. Inoltre l’ideologia nazista della superiorità della razza ariana, che si collegava all’antisemitismo, portò i tedeschi ad estendere su tutti i territori alleati e occupati le persecuzioni contro gli ebrei ed adottare la pratica di sterminio contro di essi attraverso i campi di concentramento.

Il caso italiano
Sotto il regime fascista di Mussolini l’Italia era entrata in guerra nel ’40 come alleata di Hitler, ma non era preparata a una guerra lunga poiché sperava in un’imminente vittoria della Germania. Dopo lo sbarco anglo-americano del ’43 in Sicilia, il re tolse il governo a Mussolini e lo affidò al generale Badoglio che firmò l’armistizio con gli anglo-americani diventando suo alleato. Da allora l’Italia si trovò divisa in due: al sud, sotto il governo monarchico e l’occupazione militare alleata; al centro-nord, sotto il controllo militare dei tedeschi che rimisero Mussolini a capo di un regime fascista nella repubblica di Salò. Nelle zone occupate dai nazifascismi iniziò allora la resistenza partigiana.

Un’esperienza ineludibile e onnipervasiva
Per la prima volta nella storia, nessun civile ne uscì indenne dalla tragedia della guerra; anche chi non fu colpito in prima persona, ne subì gli effetti nel quotidiano: dal razionamento alimentare, al coprifuoco dei bombardamenti, al rischio dei rastrellamenti e della deportazione, all’impossibilità di esprimere le proprie idee.

Registrati via email