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-Gli Anni di Piombo-

L’Italia degli anni Sessanta è attraversata da una gravissima ondata di terrorismo politico, organizzato sia da gruppi di estrema destra che da gruppi di estrema sinistra.

I gruppi terroristici di estrema destra ricorrono soprattutto all’attentato dinamitardo, facendo esplodere bombe in luoghi pubblici molto frequentati: la strage di Piazza Fontana (Milano), la strage di Piazza della Loggia (Brescia), la strage della Stazione di Bologna.

Sul fronte di sinistra, i principali gruppi terroristici sono le Brigate Rosse, i Nuclei Armati Proletari e Prima Linea.
Queste formazioni sono composte da giovani che provengono dal movimento studentesco, dalla sinistra extraparlamentare e dal PCI.
La loro strategia è quella di colpire magistrati, funzionari o giornalisti, per creare le premesse di un vasto ‘partito armato’, capace di rovesciare le istituzioni repubblicane e compiere una rivoluzione proletaria.

La strategia delle Brigate Rosse vuole sfruttare il momento di crisi economica dato dallo shock petrolifero e vuole bloccare il processo politico che vede il Partito Comunista rendersi disponibile ad una cooperazione politica con le formazioni di Centro, soprattutto con la Democrazia Cristiana.
Questa linea era stata elaborata da Enrico Berlinguer, segretario del PCI.
Berlinguer aveva elaborato la linea del ‘compromesso storico’, secondo il quale il compito del Partito Comunista era quello di trovare un accordo per cooperare con la Democrazia Cristiana.
Favorevoli all’apertura al PCI sono diversi dirigenti della Democrazia Cristiana, fra cui in particolare Aldo Moro, presidente della stessa DC.
Nel 1978 si forma un governo presieduto dal democristiano Giulio Andreotti e composto di soli democristiani, che per la prima volta nasce col voto favorevole dei parlamentari comunisti.
Il giorno stesso in cui il governo si presenta in Parlamento (16 marzo 1978) le Brigate Rosse compiono un agguato a Roma, in via Fani, quando un commando brigatista blocca la macchina di Moro, uccidendone la scorta e rapendo il dirigente democristiano che viene tenuto in sequestro per 55 giorni, ma alla fine, il 9 maggio 1978, le BR uccidono Moro.
Il suo corpo viene fatto ritrovare nel portabagagli di una macchina in via Caetani, in centro a Roma.
Nell’immediato, l’azione delle BR crea un clima di tensione e sospetto che non facilita la collaborazione tra il PCI e la DC.
Nelle elezioni del 1979 il PCI subisce una netta flessione, allora Berlinguer decide di correre ai ripari, abbandonando la linea della collaborazione con la DC.

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