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L’Unione Sovietica dopo la Guerra civile

Nel dicembre 1922 nacque l'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, ma le condizioni del nuovo stato erano più critiche di quelle dell'età zarista. Il Comunismo di guerra ebbe conseguenze disastrose perché alla requisizione i contadini reagirono riducendo la produzione e aggravando la crisi agricola. La mancanza di cibo e consumo favoriva il mercato nero e per di più masse di popolo si spostavano verso la campagna.

La crisi del potere bolscevico

La Russia post-rivoluzionaria era più povera e rurale di prima della Guerra. A ciò si sommava anche la disgregazione sociale dovuta agli scontri sanguinosi. La Costituzione assegnava tutto il potere ai soviet degli operai, contadini e soldati. Il potere effettivo però era esercitato dal Partito comunista. Il diritto di voto per gli organi locali e centrali escludeva i nemici dello stato. Nel paese ci fu una rottura tra governo comunista e popolazione. Nelle città la popolarità del Partito Comunista si indebolì e si manifestarono proteste tra lavoratori (rivolta di Kronstadt).

La “russificazione della rivoluzione

A questa crisi, si aggiungeva l’isolamento internazionale dell’Unione Sovietica che non veniva osteggiato dai governi occidentali. Lo stato sovietico dovette constatare il fallimento della rivoluzione europea. Per questa prospettiva era stata costituita a Mosca nel 1919, la Terza internazionale (Comintern) con l’obiettivo di coordinare i partiti comunisti di tutto il mondo. Ma la minoranza dei comunisti nei vari paesi resero impossibile tale situazione e così si verificò una “russificazione” della rivoluzione.

La Nuova Politica economica

Con il X° congresso del partito (Marzo 1921) il comunismo di guerra venne abbandonato, e fu avviata la Nuova Politica Economica (Nep), che reintroduceva elementi di profitto individuale e di libertà economica per rianimare la produzione interna:
-Cessazione delle requisizioni;
-I contadini erano liberi di vendere le eccedenze e assumere mano d’opera;
-Il commercio interno divenne libero;
-Si favorì lo sviluppo della piccola impresa.
Tuttavia lo stato conservò il controllo nelle principali attività.

I risultati della Nep

La Nep ebbe risultati positivi:
-La produzione agricola e il reddito tornò nel 1926 come prima della Guerra;
-La produzione industriale ebbe un miglioramento;
-Nel piano internazionale, le potenze europee interpretarono la Nep come un “ritorno al Capitalismo” e il governo sovietico fu riconosciuto e vennero riprese le relazioni diplomatiche e commerciali;

-Crebbe la differenziazione sociale nelle campagne con la crescita del ceto dei Kulaki. Un altro ceto che riuscì ad emergere fu quello dei Nepmany.

La Nep e i suoi oppositori

La Nep si trovò al centro di uno scontro nel partito per motivi politici, in quanto si pensava che la Nep era una ritirata strategica del socialismo. Per bilanciare le concessioni economiche venne inasprita la repressione e irrigidita la disciplina interna al partito.

Due linee per l’industrializzazione

La Nep non bastò per la trasformazione della Russia in potenze industriale. Per questo problema si aprì un dibattito tra i sostenitori della Nep come Bucharin che erano convinti che questa fosse l’unica via da seguire per sviluppare il paese senza perdere il consenso dei contadini visto che erano la maggioranza. Proponevano una trasformazione graduale del sistema economico basata sull'aumento della produttività dell’agricoltura, intensificando l’apertura al mercato. Gli oppositori come Trockij ritenevano che una industrializzazione accelerata era necessaria per la sopravvivenza del sistema sovietico.

Stalin e il partito

Il dibattito sulla politica economica s'intrecciò con il problema del potere nel Partito Comunista dopo la morte di Lenin nel 1922. Negli ultimi anni di vita di Lenin, Stalin e Trockij divennero le persone di maggiore spicco nel partito. Nel 1922 Stalin divenne segretario generale del partito. In questo modo riuscì a crearsi quella base di potere nell’apparato che, unita alla sua capacità di manovra, gli avrebbe permesso di diventare capo del partito. In un primo momento si alleò con Bucharin per emarginare Trockij. Trockij sosteneva la teoria della rivoluzione permanente secondo il quale l’Unione Sovietica avrebbe dovuto intensificare il proprio slancio rivoluzionario procedendo a una industrializzazione accelerata. Stalin sostenne la teoria del socialismo in un solo paese in cui bisognava consolidare il socialismo nell’ Unione Sovietica e al tempo stesso promuovere l’industrializzazione.

La vittoria di Stalin

Stalin assunse la posizione di centro dove a destra aveva Bucharin e a sinistra Trockij. Stalin tracciò una linea che risultò realistica e coerente agli occhi dei quadri del partito. Questi ultimi erano stanchi di una rivoluzione che non giungeva mai e quindi vedevano in Stalin la più sicura garanzia di difesa del loro ruolo e prestigio nell’organizzazione. Trockij messo in minoranza lanciò un attacco contro Stalin, ma l’apparato si schierò dalla sua parte, così Trockij nel 1927 venne espulso dal partito e nel 1929 fu esiliato. In questo modo Stalin si installò saldamente alla testa del partito.

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