La sconfitta della Germania nella Grande Guerra determina mutamenti nella geografia coloniale africana, infatti i territori che in precedenza erano colonie tedesche vengono spartiti tra Gran Bretagna, Francia e Belgio. Nelle colonie continua un duro sfruttamento delle popolazioni locali da parte dei colonizzatori bianchi. In Sudafrica vige una legislazione esplicitamente razzista, che discrimina i 5.000.000 di abitanti neri, i 500.000 meticci e i 200.000 indiani a favore di un milione di bianchi, divisi tra afrikaans (i discendenti dei boeri) e inglesi. La popolazione africana è esclusa dagli impieghi amministrativi, dal 1936 una legge elettorale introduce una rappresentanza per la popolazione nera, che è però affidata a un piccolo numero di deputati bianchi eletti separatamente dagli elettori neri. Dal 1948 viene introdotto formalmente un generale sistema di apartheid (ovvero segregazione), secondo il quale i neri sono obbligatoriamente separati dai bianchi in ogni momento della vita (nei locali pubblici, sui mezzi di trasporto, negli ospedali, nelle scuole ecc.). Contro una situazione di questo tipo cerca di protestare l'African National Congress (Congresso nazionale africano), un'organizzazione fondata nel 1912 sul modello del Congresso nazionale indiano. Nel 1944 al suo interno si forma la African National Congress Youth League (Lega giovanile del Congresso nazionale africano); tra i fondatori c'è anche Nelson Mandela (che era nato nel 1918), un giovane studente universitario di Giurisprudenza, all'epoca molto influenzato da Gandhi e dalla tecnica dell'opposizione non violenta. Ma per il momento le resistenze sono ininfluenti. Il regime razzista e segregazionista prospera e sollecita imitazioni anche in altre colonie britanniche. In Kenia ad esempio, i 3.000.000 di abitanti neri non hanno alcun potere e alcun tipo di rappresentanza parlamentare, mentre tutti i posti chiave nel controllo dell'amministrazione e delle principali attività economiche sono riservati ai 12.000 coloni bianchi.

Nonostante il regime duramente razzista, il Sudafrica, insieme con Canada, Australia, Nuova Zelanda, Stato Libero d'Irlanda e Terranova, entra a far parte del sistema formale del Commonwealth britannico, definito nel 1926 nel corso di una Conferenza imperiale e tradotto in lege del Parlamento del Regno Unito nel 1931; i sei Dominions diventano in questo modo enti statali autonomi all'interno dell'impero britannico. Essi ottengono una piena autonomia nella determinazione della loro politica estera, sebbene nel 1932 (nel corso della Conferenza di Ottawa) venga sottoscritto l'impegno tra i membri del Conmonwealth a preferirsi reciprocamente come partner commerciali.

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