Il completamento del ciclo di costruzione di uno stabile regime monopartitico fascista passa comunque attraverso un accordo con la Chiesa cattolica. Già sin dal 1923 la riforma scolastica attuata dal ministro dell'istruzione, Giovanni Gentile, che ha riorganizzati i curricula fondandoli sulla preminenza delle materie umanistiche, ha previsto la reintroduzione dell'insegnamento obbligatorio della religione nelle scuole elementari, inoltre ha previsto l'introduzione dell'esame di stato al termine di ogni ciclo scolastico, un sistema che permette agli istituti scolastici privati (in larga misura gestiti da enti religiosi) di rilasciare diplomi che hanno lo stesso valore di quelli rilasciati dalle scuole pubbliche.
Quasi in forma di compensazione, il papa Pio XI (1922-1939), non è intervenuto per proteggere il Partito popolare, che ha subito la stessa sorte di tutti gli altri partiti non fascisti ovvero prima l'emarginazione e poi lo scioglimento. Questa serie di passi consente un processo di riavvicinamento tra il regime fascista e la Chiesa cattolica, che diventa più intenso nel 1926 quando hanno inizio i colloqui per un nuovo accordo istituzionale tra la Chiesa e lo Stato italiano. Si tratta evidentemente di un punto delicato e importante infatti dopo il 1871 i rapporti tra chiesa è stato sono stati interrotti anche deforme di collaborazione politica tra cattolici e liberali prima abbiamo comunque avuto luogo. Adesso però l'ambizione di Mussolini è maggiore, infatti egli vuole riallacciare ufficialmente i rapporti con un'istituzione spirituale che continua ad avere una grande e capillare organizzazione e che è seguita in tutto il paese da molti milioni di persone. L'accordo viene sottoscritto finalmente l'11 febbraio del 1929 con la stipula dei Patti Lateranensi che sono un trattato formale tra la Chiesa e lo Stato italiano. L'accordo prevede il pagamento dell'indennità come risarcimento per la perdita del potere temporale da parte dello Stato alla chiesa e in cambio il riconoscimento formale dello stato italiano da parte della chiesa. L'accordo prevede anche un concordato con il quale la religione cattolica è fatta religione di stato, si riconosce il valore civile del matrimonio religioso, l'insegnamento del cattolicesimo diventa materia ufficiale in tutte le scuole del Regno, l'azione cattolica viene vista come l'unica associazione non fascista che è tollerata dal regime fascista stesso.

Le concessioni sono il prezzo che Mussolini paga nella sua consapevole ricerca della iena stabilità del suo sistema di potere. E questa strategia sembra dare i suoi frutti, infatti i risultati delle prime elezioni tenute con il metodo plebiscitario introdotto alla nuova legge elettorale del 1928 sembrano mostrare che il regime fascista incontra l'apparenza mento della popolazione italiana. Le elezioni si tengono nel marzo del 1929 a poche settimane di distanza dalla firma dei Patti Lateranensi, al voto ci va il 90% degli aventi diritto e i consensi alla lista unica sono del 98%. Il successo è evidente anche se non è da dimenticare che si tratta di elezioni tenute in un contesto di un regime dittatoriale e che molti elettori votano a favore della lista unica solo per non incorrere in persecuzioni o ritorsioni di alcun tipo. Ma la retorica del regime trascura ovviamente questi aspetti e celebra il trionfale successo elettorale.
Sotto il governo di Mussolini, il regime fascismo tentò di coinvolgere il maggior numero di persone dentro il circuito comunicativo e simbolico che gli appartiene, inventa anche altri simboli e altri rituali meno esigenti ed esclusivi che possano indirizzarsi a tutti, non militanti, donne e bambini compresi.
In questo modo, dopo la marcia su Roma, così come si istituzionalizzano le strutture del partito, si istituzionalizzano anche simboli e rituali che si richiamano alla tradizione nazionale patriottica, in una prospettiva fascista. Il fascismo istituisce per primo un vero culto della bandiera tricolore: il 31 gennaio 1923 si stabilisce infatti l'obbligo del saluto al tricolore nelle scuole e un decreto del 24 settembre 1923 stabilisce che i tricolori sia obbligatoriamente esposto fuori degli uffici pubblici in occasioni di feste o di lutti nazionali. Vanno a sostituire la vecchia Festa dello Statuto. La Festa della Vittoria che è istituita il 23 ottobre 1922 e si celebra ogni 4 novembre diventa ben presto una celebrazione del rapporto tra il fascismo e la guerra nazionale. Altre feste più specificamente fasciste vengono istituite negli anni seguenti: e così ogni 24 maggio si celebra l'entrata in guerra dell'Italia, ogni 21 aprile si celebra la fondazione di Roma (o Natale di Roma) che diventa anche una sorta di festa fascista del lavoro in sostituzione dell'abolita festa del Primo maggio e soprattutto ogni 28 ottobre si festeggia la ricorrenza della marcia su Roma. La ritualità, l'architettura e la monumentalità fasciste si sviluppano pienamente nel corso degli anni Trenta. Un aspetto della ritualità del fascismo maturo è comunque già visibile anche nel periodo che riguarda gli anni 1922-29: il rituale dell'incontro dei capi del fascismo con le grandi masse osannanti. È uno dei rituali meglio documentati e più esibiti dal fascismo. E ciò perché il fascismo-regime vuole in tutti modi presentarsi come un sistema politico che è capace di coinvolgere e mobilitare le masse e che ha il sostegno, se non di tutta, almeno di grandissima parte della popolazione. Il rituale alla sua vera apoteosi quando né è protagonista il capo principale del fascismo, Il duce, cioè Benito Mussolini: è intorno all'unione mistica tra le folle e il capo che si costruisce un culto della personalità del grande uomo, che non riguarderà solo il fascismo. Il fascismo inventa questa supremazia del capo, l'uomo solo al comando della nazione, a cui qualche volta si attribuiscono perfino capacità taumaturgiche o sovraumane: un'ideologia che è importante per il fascismo ma che influenzerà e condizionerà anche molti altri regimi politici, di destra o di sinistra, nell'Occidente degli anni Trenta.

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