Dopo la guerra franco-prussiana il cancelliere tedesco Bismarck si adopera perché possa essere garantito un solido isolamento diplomatico della Francia, a tal fine lavora per la stipula di un patto di amicizia e cooperazione politico-militare tra Austria-Ungheria, Russia e Germania la cosiddetta Lega dei tre imperatori che viene sottoscritto nel 1873, mentre il Regno Unito dichiara la sua estraneità alle contese nell'Europa continentale. La situazione internazionale però cambia completamente quando scoppiano nuove rivolte all'interno dell'impero ottomano, che hanno come effetto secondario quello di palesare l'inconciliabilità degli interessi di politica estera perseguiti da Russia e Austria-Ungheria. Nel 1875 e nel 1876 gravi ribellioni anti-ottomane scoppiano in Erzegovina, in Bosnia, nel Montenegro e in Bulgaria: il governo ottomano risponde con dure repressioni di cui fanno le spese soprattutto i sudditi cristiani. Il 19 aprile 1877 la Russia dichiara guerra all'impero ottomano, ufficialmente per difendere i «fratelli slavi» dalle angherie delle truppe ottomane. Ai primi del 1878 la guerra si conclude con una disfatta ottomana, sancita da un trattato di pace (trattato di Santo Stefano del 3 marzo 1878) che garantisce la nascita della Bulgaria come Stato indipendente ma satellite della Russia, e l'indipendenza di Serbia, Montenegro e Romania (nata dall'unione dei due principati di Moldavia e Valacchi).

La presenza di un nuovo Stato balcanico, la Bulgaria, che dovrebbe spingersi fino a inglobare tutta la Macedonia, destabilizza l'intera regione soprattutto perché questa Grande Bulgaria sarebbe uno Stato tributario della Russia. Le altre grandi potenze non accettano il dominio russo sui Balcani stabilito in tal modo dal trattato di Santo Stefano: l'Austria-Ungheria mobilita il suo esercito mentre la flotta inglese si dirige verso Istanbul dichiarando di voler proteggere l'impero ottomano (ma in realtà desiderando solo limitare l'espansione della Russia).
La grave situazione viene risolta da Bismarck che propone di riunire a Berlino una conferenza internazionale per ridiscutere l'intero assetto dei Balcani. L'imperatore russo, Alessandro II, preoccupato soprattutto da una possibile guerra contro l'Austria-Ungheria e il Regno Unito, accetta la condizione. La conferenza di Berlino si conclude con la firma di un nuovo trattato di pace del 13 luglio 1878 che fissa i punti che seguono fondamentalmente:
a) riconosce la piena indipendenza di Serbia, Montenegro e Romania.
b) costituisce un principato autonomo di Bulgaria, di dimensioni molto più ridotte della Grande Bulgaria che era stata prevista dal trattato di Santo Stefano.
c) la Bosnia Erzegovina, formalmente sotto sovranità ottomana, diventa un protettorato dell'Austria-Ungheria, che in effetti la occupa militarmente e la pone sotto il suo controllo amministrativo diretto.
d) l'impero ottomano infine cede Cipro al Regno Unito, come compenso per l'intervento "a suo sostegno" della flotta britannica.
In questo modo le ambizioni russe sono nettamente ridimensionate: ma lo stato di tensione e le rivalità reciproche tra le grandi potenze e tra le nuove unità statali che si erano create nei Balcani non sono affatto serate, mentre è lo Stato ottomano a pagare il prezzo più alto per la sconfitta subita contro i russi.

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