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Raffaello Sanzio e le stanze Vaticane

Il pittore Raffaello Sanzio, giunse a lavorare presso il cantiere Vaticano su invito di Papa Giulio II della Rovere, di cui prenderà le redini dopo la morte di Donato Bramante.

La planimetria delle cosiddette “Stanze di Raffaello” evidenziano la presenza di quattro ambienti, e negli ultimi due l’artista si avvalse di alcuni aiutanti, data la mole di lavoro da svolgere.

- Stanza della segnatura, dove aveva sede la Biblioteca papale in cui venivano firmati, appunto dal latino “signare”, i documenti ufficiali. Il soggetto della stanza prevede la trattazione di tre tematiche: il Vero(=Dio a cui si arriva con la filosofia o con la teologia), il Bene(=raggiunto tramite la giustizia, la cui esplicazione sono le leggi), il Bello(=raggiunto tramite le arti)
- Stanza di Eliodoro, il cui nome è suggerito da un affresco dove Eliodoro fugge dal tempio di Gerusalemme, dove si era recato per rubare e da dove viene cacciato dall’apparizione di tre angeli. In questa stanza, probabilmente il cui soggetto fu indicato dal pontefice stesso, ci sono tutti episodi che palesano la protezione accordata da Dio alla Chiesa

- Stanza di Costantino, dove sono raffigurati episodi della vita dell’imperatore cristiano
- Stanza dell'incendio di Borgo, dove ci sono episodi delle vite di Papi accomunati dal nome, Leone.

“Scuola di Atene” è probabilmente l’opera più celebre di Raffaello, e si trova nella “Stanza della segnatura”: l'affresco rappresenta dei celebri filosofi antichi intenti a dialogare tra loro, all'interno di un immaginario edificio classico, e mostra una delle due vie per arrivare a Dio: appunto, la filosofia. Al centro figurano i due principali filosofi dell'antichità, Platone ed Aristotele. Platone, dipinto con le sembianze di Leonardo da Vinci, regge in mano la sua opera Timeo ed indica il cielo con un dito (indica il mondo delle idee), mentre Aristotele regge l'Etica e rivolge il palmo della mano verso terra rivolgendosi al mondo terreno. Fra questi due filosofi, che sono i più grandi dei tutti i tempi, è posizionato il punto di fuga dell’impianto prospettico, come si vede dalla linea della pavimentazione; e anche figure come Diogene il Cinico, appoggiato sulla scalinata ed Eraclito, tutto pensoso mentre scrive qualcosa, che sembrano scoordinate rispetto al resto, sono in realtà in simmetria. Eraclito ha le fattezze di Michelangelo, Euclide quelle di Bramante (e presumibilmente Raffaello si autoritrasse in Zoroastro). la presenza di così tanti filosofi di varie epoche sta a significare il desiderio e lo sforzo per arrivare al vero, già comune a tutta la filosofia antica, e il fatto che il punto di fuga sia tra le figure dei due grandi, Aristotele e Platone, è quasi un volere indicare che il vero abbia le caratteristiche già intuite da questi due filosofi, i cui pensieri furono di indubbia importanza per lo sviluppo del pensiero occidentale. Un altro capolavoro di Raffaello è la “Liberazione di San Pietro dal carcere”, affresco della “Stanza di Eliodoro”: c’è Pietro, primo Papa che, durante la prigionia a Gerusalemme,crede di sognare di essere liberato da un angelo, e poi si ritrova di fatto libero, è può ritornare tra i suoi confratelli. Il fatto è narrato in tre episodi distinti: 1-A sinistra un soldato che sveglia gli altri incitandoli a seguire il fuggitivo, 2-Al centro l’Angelo quasi abbagliante sveglia San Pietro incitandolo ad andarsene, 3-A destra l’angelo e San Pietro se ne vanno passando accanto ai soldati che dormono. Questo dipinto, che ricorda il “Sogno di Costantino” che Piero della Francesca aveva dipinto per la Chiesa di San Francesco ad Arezzo, è un altro esempio della notte come protagonista: è una notte vinta dalla luce, specie da quella sfolgorante in cui è avvolto l’angelo, ma anche da quella della torcia brandita dal soldato, che scintilla sulle armature metalliche. Infine, è molto significativo l’affresco dell’ “Incendio di Borgo” posto nella stanza omonima, risalente al 1514, l’anno in cui Raffaello, morto Donato Bramante, aveva assunto la direzione architettonica del cantiere romano. Il soggetto è l’incendio sviluppatosi nell’847 nel quartiere di Borgo, nelle vicinanze della basilica di San Pietro. È come se lo spettatore fosse dinnanzi ad un palcoscenico teatrale, con un fondale (=La parete di fondo) centrale e le quinte laterali. Si vedono uomini e donne che fuggono o tentano di sedare le fiamme, e si intuisce la presenza del vento che alimenta le fiamme e muove le vesti dei protagonisti. Raffaello sembra quasi contrapporre l’architettura della basilica paleocristiana di San Pietro, all’architettura moderna del loggiato da cui si affaccia il Papa, che allora era Leone IV.

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