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Il realismo secondo i fiamminghi

I coniugi Arnolfini – Jan Van Eyck - 1434

Questo è il ritratto dei coniugi Arnolfini, ricca coppia fiorentina che decide di farsi fare un ritratto matrimoniale. Non sono rimaste molte testimonianze pittoriche di questo tipo di ritratti, ma sappiamo che era una pratica abbastanza diffusa. Questo dipinto diventa così importante nella storia dell'arte italiana e dell'arte internazionale perché sostanzialmente grazie ad esso giunge in Italia, in un periodo immediatamente successivo a Masaccio, un nuovo modo di dipingere.
Masaccio, infatti, aveva introdotto a Firenze un' importantissima innovazione: il realismo e soprattutto quello che poi prenderà il nome di “humanitas”, ossia il senso dell’umano nel realismo. Qui è presente un’altra tipologia di realismo che si serve di una tecnica, la pittura ad olio, che attecchirà in Italia solo negli anni 60’-70’ del 1400.

Uno dei primi che adotterà questa tecnica in Italia sarà Piero della Francesca, a cui seguirà Leonardo che la utilizzerà in misura maggiore ed infine questa tecnica della pittura ad olio sarà integralmente adottata a Venezia.

Si assiste quindi ad una altra tipologia di realismo, il realismo fotografico. La tecnica dell’olio, inizialmente applicata su tavola e solo più tardi applicata su tela, consente l'uso di pennelli di spessore molto sottile, i quali sono utili per la rappresentazione di dettagli. Inoltre il colore consente di dare un senso di luminosità e di scintillio (lampadario metallico probabilmente di ottone) agli oggetti e agli incarnati che la pittura precedente con difficoltà creava (pittura arida dal punto di vista scientifico).
In questo dipinto vengono rappresentati due coniugi appena sposati all'interno della loro stanza da letto. C'è un iperrealismo nel modo in cui i singoli elementi sono restituiti, un esempio sono le ricche vesti dei coniugi.
La pittura ad olio è rimaneggiabile, poiché secca più lentamente della pittura a tempera (sulla tavola l'essiccamento è più veloce che sulla tela perché la tela traspira e la tavola no).

La pittura ad olio raffigura con assoluto realismo anche i materiali con cui sono state fatte quelle vesti, consente quindi un realismo materico (bordi della pelliccia di lui e la capziosa pieghettatura della larga manica di lei).
Il piccolo cagnolino in basso sembra essere stato dipinto addirittura pelo per pelo.

Sicuramente l’impatto di questo quadro doveva essere veramente sorprendente: chi lo aveva fatto commissionare nel 1434 si trovava praticamente una fotografia.

Il pittore ha aggiunto anche elementi simbolici: candelabro con un'unica candela accesa (parsimonia), ciabatte e cane (simboli domestici di amore per la casa).

In fondo alla sala c'è un inginocchiatoio dove gli sposi erano dediti alla preghiera. Sullo sfondo della sala, dove Jan Van Eyck si firma c'è anche lo specchio del rosario di fronte al quale veniva recitato il rosario.
Il dipinto è molto piccolo (82x59 cm), per cui si può bene immaginare quanto sia stato arduo per l’artista rappresentare in uno specchio convesso (andava molto di moda al tempo, essi facevano l’effetto di grandangolo) di pochi cm lui ci dipinge tutta la scena vista dal dietro, quasi un desiderio di virtuosismo.

Questa tecnica ad olio, precocemente pervenuta in Italia, cambierà la situazione della pittura su supporto, ma non potrà essere applicata sull'affresco. Leonardo da Vinci perderà importanti occasioni nel tentativo di dipingere l’affresco, usando diluenti oleosi, infatti, nel confronto pittorico tra Michelangelo (Battaglia di Cascina) e Leonardo ( Battaglia di Anghiari), l'affresco di Leonardo subito cade dalla parete perché lui aveva tentato di vincere ottenendo un effetto di brillantezza, diluendo l'affresco con olio.

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